I gestori dei rifiuti contro le norme spazzatura

[5 giugno 2015]

cervello rifiuti mente sostenibilità Chris Ryan-Nature

Con l’inizio di giugno sono (nuovamente) cambiate le carte in tavola per quanto riguarda la classificazione dei rifiuti pericolosi. Come ampiamente predetto e più volte ricordato anche su queste pagine, a partire dal 1 giugno sono mutate le norme europee: Tali disposizioni (Regolamento UE 1357/2014, che va coordinato con la Decisione UE 2014/955), come peraltro a suo tempo segnalato da Fise Assoambiente, Fise Unire e Atia-Iswa, configgono con quelle nazionali (allegato D, parte IV del D.Lgs 152/06), rendendole incompatibili».

A mancare – specificano le tre associazioni in una comunicazione congiunta – sono soprattutto le indicazioni a livello nazionale, rispetto ai temi lasciati in sospeso dalla stessa Commissione; in particolare, «l’attribuzione della caratteristica di pericolosità “eco-tossico” (HP 14), per la quale si rimanda ad uno studio supplementare. Nell’attesa, sul punto, il Regolamento non fornisce specifici criteri, ma rinvia all’indicazione generica contenuta già nella Direttiva 2008/98/CE. In mancanza di indirizzi certi a livello comunitario, risulta pertanto indispensabile una chiara e univoca indicazione da parte del Ministero al fine di assicurare la prosecuzione della corretta programmazione e gestione dei rifiuti in questione».

«Mentre da un lato si consolida giustamente la volontà di perseguire, sul piano normativo e sanzionatorio, gli smaltimenti illeciti e i reati ambientali – chiosano le tre associazioni – dall’altro le imprese vengono lasciate senza indicazioni certe e senza la possibilità di organizzarsi per tempo per operare in modo legittimo in mancanza della necessaria e doverosa chiarezza su un tema così delicato e cruciale come quello della classificazione dei rifiuti».

È il vecchio, doloroso e irrisolto nodo della certezza del diritto che non c’è, in Italia, e che riemergendo continuamente nella produzione legislativa azzoppa pure le certezze del dovere per quelle imprese sane che vorrebbero poter lavorare a norma di legge, apportando benefici all’economia e all’ambiente. Una voragine nella fiducia tra attori economici, Stato e cittadini che non può rimanere vuota: c’è chi trova sempre il modo di riempirla, e questo qualcuno è in genere la malavita che si dichiara di voler combattere.