I laboratori di Arpa Umbria a difese delle (vere) bioplastiche di tutto il Paese

[8 aprile 2015]

Quello delle bioplastiche è un mercato in fermento a livello mondiale, e l’Italia non fa eccezione; un segmento in particolare espansione è rappresentato dai sacchetti, che vanno a sostituire quelli tradizionali in plastiche derivate dal petrolio, ma dietro i quali si nascondono spesso amare verità.

Come rimarcato sia da autorevoli studi internazionali (come quello della Michigan State University) e verifiche sul campo – in Italia spiccano quelle di Legambiente –, quando si parla di sacchetti “biodegradabili” o addirittura “compostabili” fidarsi è bene, ma verificare è meglio. «Il fenomeno dei sacchetti per la raccolta dell’organico, dichiarati genericamente biodegradabili o addirittura compostabili senza esserlo, non riguarda solo le bioplastiche – osserva Davide Lolli, l’ad di Sumus Italia – Lo stiamo verificando anche noi per quanto riguarda i sacchetti in carta. Talvolta sono reperibili, sia presso i negozi, sia nelle distribuzioni effettuate dalle pubbliche amministrazioni meno attente, sacchetti non conformi. Ai sensi di Legge, per i sacchetti destinati alla raccolta differenziata dell’organico – sia in bioplastica, sia in carta – è obbligatoria la certificazione di compostabilità ai sensi della UNI EN 13432». Che spesso manca.

Partendo da questo dato di fatto è stato appena siglata una partnership tra Arpa Umbria e Assobioplastiche per assicurare il supporto dei laboratori pubblici agli organi accertatori nelle azioni di contrasto, su tutto il territorio nazionale, alle violazioni di legge sui sacchi asporto merci e su quelli per la raccolta differenziata dei rifiuti organici. Fino al 31 dicembre 2015 (e per un massimo di 100 campioni), potranno essere eseguite (gratis per gli organi accertatori) analisi da parte dei laboratori scientifici di Arpa Umbria per la verifica delle caratteristiche tecniche dei sacchetti in oggetto; così Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato e gli altri organi di polizia potranno avvalersi dei laboratori scientifici dell’agenzia per la protezione dell’ambiente per il loro lavoro.

«Siamo consapevoli – ha commentato Giancarlo Marchetti, direttore tecnico di Arpa Umbria – della rilevanza che una simile attività di controllo può significare per la salute dei nostri corsi d’acqua e dei mari e quindi come sia importante contribuire al rispetto nelle normative emanate, non con poche difficoltà, in un settore strategico per la tutela ambientale». «Ringrazio Arpa Umbria – ha dichiarato in risposta Marco Versari, presidente di Assobioplastiche – che con la firma dell’accordo si è resa disponibile a collaborare direttamente con le forze di polizia per il contrasto all’illegalità nel settore dei sacchetti di plastica. L’associazione è al fianco di tutte quelle amministrazioni pubbliche centrali e locali che intendono adoperarsi per il rispetto della legge, a tutela dei cittadini, dell’ambiente e degli operatori onesti che hanno scelto la strada della legalità. Mentre ci auguriamo che il quadro che emergerà dall’attuazione dell’accordo possa rappresentare un Paese che riesce a far rispettare le proprie leggi, invitiamo le amministrazioni e gli organi accertatori a proseguire sul cammino intrapreso dei controlli e delle sanzioni».

Una partnership importante sia per una la fetta sana dell’economia che ruota attorno alle bioplastiche (e non solo), sia per l’ambiente. La speranza è che altri esempi come questo possano sbocciare, e ancor più che la valorizzazione del rispetto delle regole e degli usi di questi nuovi materiali sia fatto valere lungo tutto il loro ciclo di vita: come spesso accade, infatti, cittadini male informati finiscono per farne un uso sbagliato, conferendoli magari nel cassonetto insieme alle plastiche tradizionali, e andando così a compromettere doppiamente il recupero di materia. Quello della bioplastica in questione e lo stock delle plastiche tradizionali che va a “contaminare”.