Ilva, dal ministero dell’Ambiente il parere sui piani ambientali di AcciaItalia e Am Investco Italy

[10 gennaio 2017]

È arrivato il parere del ministro Gian Luca Galletti sui piani ambientali delle cordate interessate all’acquisto dell’Ilva, la più grande acciaieria d’Europa da anni in agonia. La consegna ai commissari straordinari di Ilva Spa è avvenuta nel pomeriggio di ieri da parte del direttore generale per le Valutazioni ambientali del ministero dell’Ambiente.

Sia AcciaItalia (cordata composta da Jindal, Cassa depositi e prestiti, Delfin e Arvedi) sia Am Investco Italy (ArcelorMittal e Marcegaglia), conformandosi al parere emesso dal dicastero dell’Ambiente, potranno presentare le offerte vincolanti definitive che porteranno alla successiva aggiudicazione da parte del ministro dello Sviluppo economico.

Il decreto 98/2016, convertito in legge il 1° agosto dello scorso anno, ha infatti stabilito che la parte ambientale debba essere vagliata preventivamente alle altre componenti dell’offerta attraverso il lavoro di un Comitato, composto dai professori Carlo Collivignarelli, Antonio Fardelli e Gigliola Spadoni, chiamato a esprimersi sulle eventuali proposte di modifica al piano per il risanamento ambientale avanzate dalle due cordate.

«Con questo passaggio – spiega il ministro Galletti – entriamo nella fase decisiva della cessione dei complessi aziendali, con la certezza che la tutela ambientale sia parte essenziale e strategica del futuro dell’Ilva e di Taranto. Fin dal primo giorno lavoriamo a un’Ilva compatibile con l’ambiente e competitiva sul mercato, nella cornice di una rinascita cittadina che stiamo portando avanti con il sostegno al tessuto sociale, ai settori produttivi, con le bonifiche nell’area vasta».

Nell’attesa che gli annunci si mutino compiutamente in realtà, non una parola è stata invece spesa riguardo alla possibilità (alla necessità?) di affrontare la crisi dell’acciaio come Paese e non con interventi calibrati sulle singole realtà. In un mercato globale drogato da una massiccia sovrapproduzione – protagonista la Cina ma non solo – rispetto ai quantitativi effettivamente richiesti dal mercato, la capacità di fare rete quantomeno a livello nazionale costituirebbe l’approccio forse più complesso, ma certo anche con le maggiori probabilità di successo, al problema. Un’opzione che, evidentemente, è stata però scartata a priori.