Ilva, Legambiente incontra il sub commissario Ronchi e presenta le sue 10 richieste

Preoccupazioni per dilatazione dei tempi e per le risorse necessarie all’ammodernamento

[14 ottobre 2013]

Nel pomeriggio è prevista un’audizione presso il ministero dell’Ambiente con il sub commissario all’Ilva di Taranto, Edo Ronchi, al quale partecipa anche Legambiente. Il vicepresidente dell’associazione ambientalista, Stefano Ciafani, sottolinea: «Siamo molto preoccupati per la dilatazione dei tempi degli interventi previsti e per il reperimento delle risorse economiche a disposizione del Commissario, per procedere urgentemente e concretamente all’ammodernamento radicale dell’Ilva. La città pugliese ha un urgente bisogno di rinascere e per farlo è fondamentale trasformare l’impianto siderurgico obsoleto e inquinante di oggi in un polo che possa diventare un esempio sul fronte dell’innovazione tecnologica, della tutela ambientale e della salute dei cittadini. Pertanto auspichiamo che con il commissariamento si volti davvero pagina rispetto alla gestione della famiglia Riva e si proceda al più presto all’inizio dei lavori».

Anche per Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, e Lunetta Franco, presidente del circolo del Cigno Verde di Taranto, evidenziano che «Sono tanti i motivi delle nostre preoccupazioni, vista la grave situazione ambientale e sanitaria nel tarantino. Il balletto di cifre sulle risorse necessarie per i lavori di ammodernamento dell’Ilva, i ritardi sui tempi di intervento tra il riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale del 2012 e il decreto di commissariamento del 2013, il depotenziamento della valutazione del danno sanitario per ottenere la modifica dell’Aia, il destino incerto di alcuni impianti a maggior impatto ambientale. Ed ancora la necessità di avere una gestione trasparente delle discariche interne al sito e l’urgenza delle bonifiche. Vorremmo dalla struttura Commissariale dell’Ilva risposte puntuali ai nostri dieci quesiti per essere rassicurati che con il Commissariamento si possa davvero cambiare passo rispetto alla gestione dilatoria della famiglia Riva, oggetto delle indagini e azioni messe in campo dalla magistratura negli ultimi anni»

In occasione dell’audizione Legambiente presenta  un documento nel quale fa il punto sulle 10 questioni più urgenti da affrontare per l’ammodernamento dell’Ilva e per il risanamento ambientale del territorio di Taranto. Eccolo:

1) Balletto di cifre sulle spese per l’AIA. Nell’ultimo anno sono state diverse le cifre stimate per l’ammodernamento dell’impianto siderurgico: 8 miliardi secondo i custodi, 4 miliardi per il ministro Clini, 1 miliardo e 800 milioni per il commissario Bondi, quindi 2 miliardi e 400 milioni, di cui circa 600 milioni per nuovi impianti.  Chiediamo: come si pensa di poter attuare l’AIA con cifre minori rispetto alle necessità accertate dai tecnici? Le cifre di cui si parla sono state acquisite e in che misura (finanziamenti già accordati) o sono ancora senza copertura individuata?

2) Tempistica generale: tra 10 giorni il riesame dell’AIA compie un anno senza che prescrizioni importanti in esso contenute siano state ottemperate. Commissario e Sub Commissario continuano a parlare di proroghe che, a loro parere, saranno probabilmente necessarie rispetto ai 3 anni previsti per gli interventi AIA, che peraltro non è chiaro da quando partano. D’altro canto anche nella vicenda del Commissariamento continuano ad accumularsi ritardi: Commissario e sub commissario nominati a giugno (5 e 17 giugno), esperti – che secondo la legge dovevano essere indicati contestualmente al commissario – nominati un mese dopo (15 luglio), piano che – secondo la legge – doveva essere presentato entro 60 giorni, reso noto con quasi un mese di ritardo (sebbene datato entro il termine previsto). Non ci sembra accettabile che le tempistiche – anche quelle straordinarie sancite dall’emanazione dei due decreti salva Ilva – vengano regolarmente trasgredite. Visto che è già stata avviata una procedura di infrazione dalla UE, si deve dunque arrivare alla condanna e alle sanzioni conseguenti?

3) Prescrizioni AIA e cronoprogramma interventi: riteniamo grave la dilatazione dei tempi di realizzazione dei principali interventi: ad esempio la copertura dei nastri trasportatori prevista come intervento immediato nel riesame dell’Aia è stata posticipata a giugno 2016; per non parlare dell’installazione dei filtri a manica alle batterie per i quali si dovrà aspettare due anni. Serve un vero cambio di passo rispetto all’abitudine tipica dell’Ilva e della famiglia Riva di chiedere deroghe, proroghe e rinvii. Dal 2011, data della prima AIA, gli impianti avrebbero dovuto essere adeguati alla necessità di abbatterne in maniera drastica l’impatto ambientale e sanitario e non comprendiamo la necessità di ulteriori proroghe a fronte della manifestata volontà di ammodernare gli impianti secondo le Bat che entreranno in vigore nel 2016. Riservandoci di studiare il piano più approfonditamente, possiamo già dire però che nelle osservazioni che presenteremo chiederemo che alcuni interventi di particolare urgenza vengano anticipati e che non vi siano ulteriori proroghe degli adempimenti Aia.

4) Piano degli esperti e Valutazione del Danno Sanitario (VDS): il riferimento esplicito al decreto interministeriale sulla VDS approvato definitivamente lo scorso 23 agosto, ci sembra davvero una “beffa”: i criteri indettati in quel decreto (peraltro fortemente contestati sull’ultimo numero di Epidemiologia e Prevenzione in un saggio di Bianchi – Forastiere – Terracini) permettono una valutazione delle ricadute sulla salute solo post quem, cioè solo ad AIA completamente attuata, quindi anche se le misure attuate si rivelassero inefficaci a minimizzare entro i limiti consentiti l’impatto sanitario, la regione Puglia potrebbe chiedere la riapertura dell’AIA solo nel secondo semestre del 2016. Nella legge regionale pugliese è previsto invece che la VDS sia fatta anche sulla base di proiezioni dei risultati attesi sulla salute dall’attuazione di determinate misure di protezione ambientale, proiezioni effettuate con metodiche largamente utilizzate a livello internazionale in paesi come gli USA per esempio. Pertanto, se le proiezioni non danno risultati accettabili per la salute, non sarebbe possibile per la Regione Puglia (e in generale per le Regioni interessate da impianti di interesse strategico nazionale) chiedere la riapertura dell’AIA prima che se ne verifichi l’inefficacia sull’abbattimento dell’impatto sanitario. Noi ci aspettiamo che, dopo le infelici, inopportune e infondate dichiarazioni del Commissario Bondi sul fumo di sigarette come causa dell’eccesso di tumori a Taranto, l’Ilva commissariata decida di attuare le più rigorose misure a protezione della salute di lavoratori e cittadini indipendentemente dalle prescrizioni Aia, considerando tutto questo il “minimo morale” che l’azienda deve alla città.

5) Impianti. Dalle dichiarazioni del sub commissario ai media sembra di capire che, rispetto alla proposta di piano degli esperti, la situazione impiantistica cambierà (forse a causa del nuovo impianto a metano).  Chiediamo: al termine dei lavori AIA quali e quanti altiforni rimarranno in funzione? Quante e quali batterie rimarranno in funzione? Quanto – e se – sarà ridotta l’estensione dei parchi minerali e l’altezza dei cumuli? Per quale quantitativo di produzione?  Per quanto riguarda il nuovo impianto a metano, quali sono le tecnologie adottate, dove sono già in uso, quali sono i risultati attesi in termini di riduzione delle emissioni inquinanti?  Chiediamo tutte le informazioni utili a capire di che si tratta e soprattutto gli impatti in termini di emissioni, consumi idrici, rifiuti, sottoprodotti, procacciamento del preridotto (sembra che una parte sarà prodotta in loco), ecc.

6) Parchi minerali. Chiediamo: Cosa si pensa di fare per i parchi materie prime? Sappiamo che sono stati presentati alcuni progetti. Quale si pensa di adottare e con quali motivazioni? Secondo il piano i lavori per la copertura devono essere iniziati entro marzo 2014. Che tempi di realizzazione sono previsti?

7) Batterie. Abbiamo notizia che alcune batterie saranno completamente rifatte mentre per altre si procederà alla sostituzione del solo refrattario. Sappiamo ad esempio che la batteria 9 è già quasi completa, ma con la sola sostituzione dei refrattari. Chiediamo: quali batterie verranno completamente rifatte? Quali saranno oggetto di un non accettabile parziale ammodernamento e con quali motivazioni?

8) Discariche. Il ciclo dei rifiuti interno all’azienda è sempre stato caratterizzato da grande opacità ed è necessaria una decisa inversione di rotta. Nel piano viene ritenuta proponibile una tempistica complessiva di 12 mesi tra valutazione conoscitiva (analisi delle strutture interne oggi operative; identificazione delle necessità di intervento; progettazione delle relative opere; valutazione quali-quantitativa delle produzioni; completa caratterizzazione analitica dei flussi di rifiuto e delle possibilità di riuso) e definizione delle possibilità operative di destinazione ai fini di valorizzazione. Chiediamo che tali tempi siano rispettati, che si proceda all’adeguamento delle discariche già attive prima del decreto legislativo 36/2003, che si giunga quanto prima a una corretta e trasparente gestione del ciclo dei rifiuti aziendale e che le nuove discariche vengano realizzate nel totale rispetto della normativa di settore e delle Bat.

9) Bonifiche. Il piano degli esperti conferma l’urgenza di procedere alle caratterizzazioni e alle conseguenti realizzazioni di quanto prescritto dalle conferenze di servizi relative al SIN di Taranto, considerati gli elevati livelli di inquinanti riscontrati nel terreno, nelle acque di falda superficiale che anche nel Piano vengono con certezza collegate al ciclo produttivo aziendale. È il caso di ricordare che il SIN di Taranto è stato perimetrato nel gennaio 2000 e che a 13 anni di distanza siamo ancora ai primi interventi, peraltro ancora non realizzati, previsti dal decreto del 26 luglio 2012 e che in area Ilva nulla si è fatto per bonificare se non per piccole aree di interesse per gli impianti. Chiediamo: in che tempi pensano di affrontare la questione?

10) Trasparenza e comunicazione. La soppressione del garante ha di fatto eliminato la possibilità per il pubblico interessato di conoscere lo stato d’avanzamento dei lavori dell’AIA ed eventuali inadempienze, nonché la possibilità di interloquire con un referente. Il decreto sul commissariamento, d’altro canto, ascrive questa funzione al Commissario Biondi. Nel piano si parla chiaramente della necessità di comunicare in modo leggibile l’andamento degli interventi Aia e le loro ricadute su ambiente e salute. Chiediamo un sito dedicato o spazio in un sito istituzionale destinato alla comunicazione con cittadini e associazioni e la possibilità di interloquire con il commissario o con un suo delegato specificamente individuato.