Inceneritori: è scontro tra Salvini, Di Maio e Costa. L’ambiente nervo scoperto del governo

Gava (sottosegretario all’Ambiente): «Non risulta che la terra dei fuochi sia stata la conseguenza dei termovalorizzatori»

[16 novembre 2018]

Ormai il vicepremier Matteo Salvini, che dovrebbe essere il ministro degli Interni, ha superato sul campo il suo maestro Silvio Berluscopni nel recitare tutti i ruoli in commedia e fa di tutto: dal ministro degli Esteri a quello della Difesa e dell’Economia. Ieri a Napoli ha fatto il ministro dell’Ambiente e il provocatore politico proprio in casa dell’altro vice-premier, Luigi Di Maio, toccando uno dei nervi scoperti del Movimento 5 Stelle: gli inceneritori contro i quali il M5S si è battuto a parole in tutta Italia, anche se quando giunto alla prova di governo ha mostrato assai un lato più pragmatico (come a Livorno, dove il termovalorizzatore è pienamente operativo e l’annuncio è quello di chiuderlo a partire dal 2021, ovvero oltre il mandato dell’attuale amministrazione guidata da Filippo Nogarin).

«Temo – ha detto Salvini riferendosi alla carenza di impianti in Campania per la gestione dei rifiuti – si rischi il disastro ambientale, si rischia emergenza a livello mondiale, sia sanitaria e sociale. Non c’è programmazione e c’è incapacità. Se uno pensa male, e non sono io, potrebbe supporre che non si è fatto niente perché qualcuno ha interesse perché non si faccia nulla. È a rischio la salute dei cittadini come in  nessuna altra regione italiana». Evidentemente tra chi ha interesse che non si faccia nulla ci sono i suoi alleati del Movimento 5 Stelle.

Poi Salvini – a caccia dell’elettorato di centro-destra campano – ha fatto una proposta che sembra pensata proprio per testare il limite di sopportazione dei suoi alleati pentastellati: «Occorre il coraggio di dire che serve un termovalorizzatore per ogni provincia perché se produci rifiuti li devi smaltire. A metà gennaio va in manutenzione l’unico termovalorizzatore della regione; è in pratica una emergenza annunciata. C’è veramente un’incapacità folle, dall’emergenza del 2008 siamo tornati indietro, ma nessun miglioramento».

Tanto per non farsi mancare niente, il vicepremier leghista – redivivo Berlusconi con la ramazza in mano – se l’è presa con il sindaco di Napoli Luigi de Magistris che si oppone ai termovalorizzatori: «Se li mangi i rifiuti», e per quanto riguarda gli inceneritori il ministro degli Interni ha sottolineato: «Non vorrei doverli imporre, abbiamo sentito tutto. Se c’è di mezzo la salute dei bimbi e c’è incoscienza da parte di pubblici amministratori allora si può anche imporre. Stiamo parlando della salute di milioni di persone. A meno che de Magistris, non sia disposto a fare un unicum mondiale e anche la Regione. Se trovano una localizzazione bene, altrimenti ci pensiamo noi».

Di Maio questa volta non può tacere sulla provocazione e risponde al suo alleato su Facebook:  «Quando si viene in Campania e si parla di terra dei fuochi – scrive il vicepremier pentastellato – si dovrebbero tener presenti la storia e le difficoltà di questo popolo. La terra dei fuochi è un disastro legato ai rifiuti industriali (provenienti da tutta Italia) non a quelli domestici. Quindi gli inceneritori non c’entrano una beneamata ceppa e tra l’altro non sono nel contratto di Governo. Lotta alla contraffazione, contrasto alle organizzazioni criminali, video-sorveglianza del territorio, bonifiche ed economia circolare. Tutte cose che sono nel contratto e che stiamo affrontando con il Ministero dell’Ambiente di questo Governo».

Ma Salvini non molla e, come direbbe lui, tira dritto nel contrapporre il fare leghista alle ubbie grilline: «Nel contratto di governo si parla di soluzione al problema dei rifiuti, che o spariscono o evaporano o li mangiamo o li valorizziamo o li inceneriamo o li mettiamo in discarica. Quando Acerra si ferma per la manutenzione a gennaio, io voglio che ci sia una soluzione per i napoletani e per i campani. Io sono per costruire e non per i “no”, perché con i no non si va da nessuna parte».

Ma questo è un “sì” che il Movimento 5 Stelle non si può permettere di fronte al suo elettorato, e nemmeno il ministro Costa ci sta ad essere esautorato in questo modo da Salvini, così in una nota precisa: «Stiamo lavorando ogni giorno per portare l’Italia, e non solo la Terra dei Fuochi, fuori dall’ormai cronico ritardo nella gestione del ciclo dei rifiuti. Stiamo completamente ribaltando il paradigma economico, come anche prescritto nel contratto di governo. È l’impegno quotidiano del ministero dell’Ambiente. Riduzione, riuso, recupero, riciclo, sono le quattro R che devono diventare un mantra per tutti. I rifiuti possono essere una risorsa: per l’ambiente e per l’economia. Chi non è in sintonia con queste direttrici vive in un’epoca passata. È per questo che abbiamo creato una competenza apposita sull’economia circolare, è per questo che  stiamo scrivendo le norme per regolamentare l’end of waste. Non possiamo permetterci di bruciare risorse economiche, e anche posti di lavoro, creando danni ambientali e alla salute. Come tantissimi imprenditori del settore hanno sottolineato, questa gestione virtuosa dei rifiuti è il futuro. Quando arriva l’inceneritore, o termovalorizzatore, il ciclo dei rifiuti è fallito».

Una girandola di dichiarazioni che lascia storditi, e che purtroppo allontana ancora una volta da una gestione pragmatica del problema rifiuti. Da una parte non stupisce la posizione di Salvini, che sull’ambiente non ha alcuna competenza e che ambientalista non è stato mai; è grave annunciare la necessità di un termovalorizzatore per provincia senza nessun dato alle spalle che ne giustifichi la necessità, ma è altrettanto sorprendente che un ministro dell’Ambiente spieghi che «riduzione, riuso, recupero, riciclo, sono le quattro R che devono diventare un mantra per tutti», ignorando però per partigianeria che quella R di «recupero» sta proprio per «recupero energetico», ovvero (anche) termovalorizzazione. I «tantissimi imprenditori» dell’economia circolare invece lo sanno bene, perché anche le industrie del riciclo (come le cartiere, ed è un esempio tra tanti) producono a loro volta scarti, che devono essere gestiti: e dopo il recupero di materia la R seguente nella scala delle priorità è proprio il recupero di energia. E senza gestione degli scarti da riciclo non può esserci neanche il riciclo stesso. È senza impianti adeguati e legalmente autorizzati – previa valutazione d’impatto ambientale, dunque – a gestire il flusso di rifiuti che un territorio produce che si spalancano le porte alla malavita.

«Tutti puntiamo all’obiettivo rifiuti zero – si barcamena in una sintesi la leghista Vannia Gava, sottosegretario all’Ambiente stretta tra la posizione di Salvini e quella del proprio ministro di riferimento – Ma se è giusto interrogarsi concretamente sulle forme future di produzione e di consumo, è assolutamente indispensabile assicurare nel tempo presente una gestione ordinata e industriale dei rifiuti. Che nelle regioni in cui è adottata non casualmente prevede l’impiego dei termovalorizzatori e contestualmente  una percentuale di raccolta differenziata di livello europeo. Gli amici campani sanno perfettamente cosa ha prodotto in passato una politica scellerata di non governo dei rifiuti che per decenni li ha condannati all’emergenza. Esponendo la loro salute e il loro territorio meraviglioso a un rischio gravissimo. Non risulta che la terra dei fuochi sia stata la conseguenza dei termovalorizzatori. Quanto piuttosto della resa della politica locale, irresponsabile e clientelare che ha spalancato le porte agli affari anche della camorra. Sulla pelle dei cittadini». Non che la politica nazionale stia facendo di meglio, a quanto pare.

Verrebbe da dire che tra gli inceneritori come se piovesse di Salvini e il no assoluto agli inceneritori ci dovrebbe essere una pars contruens, quella di dotare ogni regione degli impianti necessari per chiudere davvero il ciclo dei rifiuti. Cosa che sia le esibizioni muscolari “un tanto al chilo” del ministro degli Interni che la “realtà ottimale” di Di Maio e Costa (che in Campania non c’è e non c’è mai stata) rischiano di allontanare con la solita baruffa politicante.