In Indonesia iceberg di plastica ostruiscono fiumi e canali. Interviene l’esercito

L’emergenza rifiuti sempre più acuta, eppure c’è gente che vive nelle discariche a caccia di plastica

[20 aprile 2018]

Che ormai nel sud-est asiatico l’emergenza rifiuti abbia assunto dimensioni tali da mettere a rischio perfino le barriere coralline e il turismo in località come Bali i lettori di green report lo sanno bene, ma il raportage  del suo science editor David Shukman pubblicato da  BBC News è davvero impressionante: mostra le immagini di fiumi e canali dell’Indonesia sono ostruiti da masse dense di bottiglie, sacchetti e altri imballaggi di plastica e Shukman riferisce di amministratori pubblico sconsolati che combattono una battaglia contro la spazzatura che si accumula alla stessa rapidità con cui le amministrazioni locali la eliminano.

Il comandante di un’unità militare di Bandung, la terza città più grande dell’Indonesia,  ha descritto l’emergenza rifiuti come «il nostro più grande nemico».

In Indonesia, come molti Paesi in rapido sviluppo, governo ed enti locali si sono trovati quasi improvvisamente a dover far fronte a montagne di rifiuti senza avere né la capacità né gli impianti e le attrezzature per gestire una raccolta e conferimento dei rifiuti degne di questo nome, per non parlare del riciclo e del riuso che sono praticamente sconosciuti in molte aree.

Un boom economico e della popolazione ha portato a una diffusione altrettanto esplosiva delle confezioni di plastica e dei sacchetti di plastica che hanno rapidamente sostituito gli imballaggi naturali biodegradabili come le foglie di banano. Una cosa già vista anche da noi, ma che in questi Paesi in via di sviluppo è avvenuta con una rapidità incredibile e scaricando nei supermercati e nell’ambiente una mole impressionante di involucri artificiali fino a poco fa sconosciuti.

«Il risultato  – spiega Shukman – è che le autorità locali che cercano di attuare la raccolta dei rifiuti non sono state in grado di tenere il passo con la drammatica espansione dei rifiuti prodotti. E  la  cultura di lunga data di gettare rifiuti in fossi e corsi d’acqua ha significato che qualsiasi tentativo di ripulire ha bisogno di un massiccio cambiamento nell’opinione pubblica».

A Bandung, Shukman  ha assistito con i proprio occhi a quella che definisce «la vista scioccante di una concentrazione di rifiuti di plastica così densa da sembrare un iceberg  che ha bloccato  un grande affluente.

I soldati schierati su una chiatta usavano le reti per cercare di estrarre sacchetti, scatole di poristilolo per il cibo e bottiglie, un compito apparentemente futile perché da più lontano, a monte, scorreva sempre più plastica».

Anang Sudarna, a capo dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente di West Java, ha detto al giornalista britannico che «Il problema era impossibile risolvere senza la massima autorità» e per questo si è appellato al presidente indonesiano Joko Widodo che ha inviato l’esercito, Secondo Sudarna questo ha migliorato un po’ le cose «Ma sono arrabbiato, sono triste, sto cercando di pensare come risolvere meglio tutto questo … la cosa più difficile è l’atteggiamento della gente e la volontà politica».

Per il sergente Sugito, al comando di un’unità dell’esercito inviato a Bandung per combattere la spazzatura che soffoca i fiumi, si tratta di un incarico nuovo e insolito; «Il mio attuale nemico non è un nemico combattente, quello che sto combattendo molto duramente ora è la spazzatura, è il nostro più grande nemico». Ma Sugito  ha le idee chiare e ha aggiunto che «La plastica dovrebbe essere riconosciuta come preziosa : per esempio, le confezioni e le bottiglie in plastica per le bevande possono essere separate dagli altri rifiuti e vendute». E sono in molti in Indonesia a dire che incoraggiare le persone a rivedere la plastica come una risorsa sia un passo fondamentale per trovare una soluzione alla crisi.

Per incoraggiare il riciclaggio, le autorità dell’area di Bandung sostengono le iniziative negli “eco-villaggi” dove i residenti possono portare vecchi oggetti in plastica e in cambio ricevono piccole somme di denaro.

Le materie plastiche vengono quindi divise per tipologia. «In un progetto che abbiamo visitato – spiega Shukman – due donne tagliavano pazientemente bottiglie e bicchieri per l’acqua perché separando i diversi tipi di polimeri si ottengono prezzi più alti. Gli amministratori locali sono ottimisti sul fatto che si spargerà la voce che la plastica ha un valore – e sensibilizzano sul problema dei rifiuti di plastica – ma ammettono anche che molti cittadini  non sono interessati o non riescono a capirlo».

Intanto nell’unica e vetusta discarica di Bandung, che riceve solo una piccola parte dei rifiuti prodotti dalla città, è in corso una forma non ufficiale di riciclaggio che BBc News descrive così: «Su una collina sepolta nella spazzatura, in mezzo a un fetore sconvolgente nel caldo tropicale, 500 cosiddetti “spazzini” cercano prodotti di plastica  in ogni nuovo carico di spazzatura».

Quando Shukman, arrampicandosi dal sentiero aperto da un escavatore nella spazzatura, ha chiesto a un uomo cosa stava cercando, quello ha preso una borsa e ne ha estratto una bottiglia di plastica.

Si tratta di un lavoro terribile ma che genera il reddito che sostiene intere famiglie che vivono nella discarica e che, in maniera straziante, dimostra anche che esiste un mercato per la plastica riciclata e che si potrebbe fare di più per rifornirlo.

Mohamad Bijaksana Junerosano della Greeneration Foundation è un ambientalista indonesiano che lavora sul territorio per cambiare gli atteggiamenti delle persone ed è convinto che «La soluzione deve coinvolgere le forze dell’ordine, l’educazione e la consapevolezza sociale. Sono necessari investimenti per insegnare ai bambini cosa sono i rifiuti e il riciclaggi, ma questo deve essere fatto in combinazione con un miglioramenti negli atteggiamenti degli enti pubblici. Se educhiamo gli studenti e quando escono fuori dalla scuola e l’ecosistema è ancora danneggiato e la gente getta rifiuti ovunque, rimangono confusi e quindi abbiamo bisogno di entrambe le cose:  l’educazione e anche l’applicazione della legge da parte della società».

Uno scienziato ambientale olandese, Ad Ragas della Radboud University, con una lunga esperienza sui problemi prodotti dei rifiuti di plastica in Indonesia, ha detto a Shukman che tra gli amministratori locali è in corso un notevole cambiamento e ha raccontato che solo due anni fa, quando organizzò un seminario sull’inquinamento da  plastica a Bandung, «i funzionari del governo non sembravano preoccuparsene, non lo vedevano come un problema davvero grande. Al contrario, in un altro workshop tenutosi il mese scorso [il loro atteggiamento] è cambiato radicalmente I social media, che trasmettono velocemente le immagini dei corsi d’acqua soffocati, hanno fatto la differenza per la gente. Vedono immediatamente che questo è ciò che succede e al loro fiume adesso e che sta succedendo perché stanno buttando via tutta questa plastica, così hanno dei feedback molto più velocemente di prima».

Ma la sfida posta dai rifiuti della nuova società dei consumi in Indonesia e negli altri Paesi in rapido sviluppo non è solo gigantesca è anche costante: «I soldati che avevamo filmato – spiega ancora Shukman nel suo reportage – avevano pianificato di caricare la plastica sui camion ma, dato che i veicoli non arrivavano mai, decisero per una diversa linea di condotta: usare un escavatore per spingere i rifiuti a valle. Ho chiesto al sergente cosa sarebbe successo. “Sta a un’altra unità raccoglierli”, ha detto. E’ diventato il problema di qualcun altro. Vicino alla costa, appena fuori dalla capitale Jakarta, ci siamo imbattuti in un canale totalmente bloccato dalla plastica. I residenti locali si sono lamentati del fatto che ogni volta che cercavano di ripulirlo ne arrivavano altri da monte, come a Bandung».

Ma la scena più apocalittica vista da Shukman è stata quella in un villaggio di pescatori lungo la stessa costa: «Il fango del litorale era completamente nascosto da uno spesso strato di rifiuti di plastica che si estendeva per centinaia di metri. Su una passerella che si inoltrava nel mare di plastica c’era una bambina che giocava con un pallone. Quando l’incubo della plastica dell’Indonesia verrà risolto, potrebbe essere già diventata grande».