La produzione di rifiuti speciali in Italia, suddivisa per codice CER

Oltre 130 milioni di tonnellate, in aumento del 5%. L’Arpat analizza l’ultimo rapporto Ispra

[9 settembre 2016]

rifiuti-speciali-ispra-2

Nel 2014 in Italia sono stati prodotti circa 130,6 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, la cifra, che comprende anche quelli provenienti dal trattamento dei rifiuti urbani (10,7 milioni d tonnellate), denota un incremento del 5% imputabile ad una maggiore produzione di rifiuti speciali non pericolosi.

Produzione rifiuti speciali per attività economica

I settori che hanno maggiormente contribuito alla produzione di rifiuti speciali, nel 2014, risultano: settore delle costruzioni e demolizioni (39,7% del totale), attività manifatturiere (20,5%), attività di trattamento rifiuti e risanamento (27,4%), altre attività economiche (12,4%).

Nel 2014 la maggiore parte di rifiuti speciali non pericolosi provengono dal settore delle costruzioni e demolizioni (42,3%), seguito dal settore del trattamento rifiuti e risanamento (27,2%), settore manufatturiero (19,2%). Le restanti attività, nel loro insieme, contribuiscono per una percentuale dell’11,3%.

Per quanto riguarda, invece, la produzione di rifiuti speciali pericolosi, che, nel nostro Paese, si attestano a 3,4 milioni di tonnellate, il maggiore contributo alla produzione deriva dall’attività di trattamento rifiuti e risanamento, con 2,6 milioni di tonnellate, pari a 29,9%, seguito dal settore dei servizi, commercio e trasporti con oltre 1,8 milioni di tonnellate (20,7%), di cui 1,1 costituito da veicoli fuori uso.

Produzione rifiuti speciali per codice CER

Analizzando il dato di produzione di rifiuti speciali per codice europeo rifiuti (CER) vediamo che i rifiuti provenienti da:

  • attività di costruzioni e demolizioni (CER 17) costituiscono il 39, 1% del totale prodotto, sono in calo le terre e rocce non più trattate come rifiuti ma come sottoprodotti.
  • impianti di trattamento rifiuti e acque reflue e potabilizzazione e preparazione per l’uso industriale (CER 19) rappresentano il 30,9% del totale prodotto, in aumento rispetto all’anno precedente di 11 punti percentuali (29,2% nel 2013).
  • da processi termici (CER 10) sono il 6,9%.
  • da lavorazione e trattamento fisico e meccanico di metalli e plastica (CER 12) sono al 3,7%.
  • da processi di raffinazione e processi chimici organici ed inorganici (CER 05,06 e 07) rappresentano circa il 2%.
  • infine i rifiuti classificati conCER 16 – non altrimenti specificati – risultano essere il 5,1%.

Nel dettaglio, la ripartizione dei rifiuti speciali non pericolosi per CER si presenta nel seguente modo: i rifiuti CER 17 (costruzioni e demolizioni) rappresentano il 41,3%, quelli con CER 19 ( trattamento rifiuti e acque reflue e potabilizzazione e preparazione per l’uso industriale) il 31,2%, quelli con CER 10 ( processi termici) il 6,9%, quelli con CER 16 (non altrimenti specificati) il 4%.

Per quanto riguarda, invece, i rifiuti speciali pericolosi, la suddivisione è la seguente: i rifiuti CER 19 (trattamento rifiuti e acque reflue e potabilizzazione e preparazione per l’uso industriale) sono il 26,6%, quelli con CER 16 (non altrimenti specificati) il 20,1%, quelli con CER 05,06, 07 ( processi di raffinazione e processi chimici organici ed inorganici) il 14%, quelli con CER 13 e 17(costruzione e demolizione) si attestano al 9%, quelli con CER 10 (processi termici)risultano il 7,3% , quelli con CER 12(lavorazione e trattamento fisico e meccanico di metalli e plastica) risultano essere il 5,1%.

Produzione rifiuti speciali per area geografica

L’area geografica italiana con la maggiore produzione di rifiuti speciali risulta il Nord, con quasi 78,2 milioni di tonnellate (circa il 60% del dato complessivo nazionale); in quest’area si registra unaumento della produzione totale di rifiuti speciali pari a 2,1 tonnellate (+2,8%) dovuta in prevalenza a rifiuti speciali non pericolosi. La produzione di rifiuti speciali pericolosi, invece, si mantiene stabile. Tra le regioni del Nord, la Lombardia è quella con la maggiore produzione dirifiuti speciali, 29,1 milioni di tonnellate, seguita dal Veneto (14, 1 milioni di tonnellate), dall’Emilia-Romagna (13,6 milioni di tonnellate) e dal Piemonte (10,9 milioni di tonnellate). La Lombardia è anche la regione con la maggiore produzione di rifiuti speciali pericolosi (2,9 milioni di tonnellate).

Il Centro produce oltre 23,4 milioni di tonnellate (17,9% del totale nazionale), anche qui si registra un incremento nella produzione totale di rifiuti speciali ascrivibile esclusivamente ad un numero maggiore di rifiuti non pericolosi, al contrario i rifiuti pericolosi diminuiscono. La Toscana è la regione con la maggiore produzione di rifiuti speciali, 10 milioni di tonnellate, seguita dal Lazio con 8,5 milioni di tonnellate. Al Centro Toscana e Lazio producono una quantità di rifiuti speciali pericolosi analoga, rispettivamente 444 mila e 431 mila tonnellate.

Il Sud fa registrare una produzione di quasi 29 milioni di tonnellate (22,2%), è l’area con il maggiore incremento di rifiuti speciali: 3 milioni di tonnellate in più nel 2014 (+12%). L’aumento riguarda irifiuti speciali non pericolosi in particolare quelli da costruzioni e demolizione. La Puglia è la maggiore produttrice di rifiuti speciali con oltre 8,9 milioni di tonnellate seguita dalla Campania con quasi 6,5 milioni di tonnellate e dalla Sicilia con 5,3 milioni di tonnellate ma è quest’ultima la regione con il quantitativo maggiore di rifiuti speciali pericolosi prodotti, 431 mila tonnellate.

di Arpat