«Sul caso di Montauro vi erano perizie discordanti e analisi coperte da segreto istruttorio»

Le Iene e i presunti rifiuti radioattivi in Calabria, Legambiente: nostro dossier già nel 1995

Navi dei veleni: «La Commissione parlamentare riapra il caso»

[24 novembre 2016]

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Legambiente Calabria interviene sulla presunta presenza di rifiuti radioattivi in Calabria, segnalata da un servizio trasmesso il 22 novembre dalla trasmissione televisiva Le Iene e ricorda che aveva «ricostruito i casi nel dossier del 1995 “Rifiuti radioattivi: Il caso Italia”, a seguito delle denunce che i circoli locali avevano presentato alla Magistratura nel marzo del 1994. Con un esposto alla Procura, presso la Pretura di Reggio Calabria, erano state riportate notizie circa la presenza di discariche di rifiuti abusive in Aspromonte, in particolare nella zona tra la Limina e Cinquefrondi».

Per quanto riguarda la vicenda sulle “navi dei veleni”, invece, Legambiente «aveva segnalato anche le due testimonianze, riportate dal settimanale Cuore e raccolte dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, che riguardavano il caso dei due pescatori di Montauro, in località Calalunga (Cz), e quella relativa allo spiaggiamento di alcuni fusti, di color giallo, immediatamente recuperati da due battelli (Isola Gialla e Corona)». Allora, sia il prefetto di Catanzaro che la Protezione Civile smentirono ripetutamente l’esistenza di dati preoccupanti da un punto di vista sanitario. Ma Legambiente chiese che fossero «resi pubblici, immediatamente, i risultati delle analisi».  Gli ambientalisti dicono che «Le informazioni fornite furono parziali perché alcune delle analisi eseguite erano coperte da segreto istruttorio. Secondo informazioni che Legambiente aveva acquisito, esistevano perizie discordanti».

Sempre nello stesso dossier, l’Associazione ambientalista aveva ripreso anche le denunce fatte sugli strani spostamenti di navi sulle coste calabresi. «Di queste vicende – ricorda il Cigno Verde calabrese –  si occupò la pretura di Reggio Calabria, da cui nacque la collaborazione con il Capitano Natale De Grazia. Già allora l’Associazione ambientalista chiedeva al Governo e al Parlamento norme adeguate per evitare la proliferazione di attività private e traffici illegali. È in questi anni che Legambiente conia il termine “Ecomafia” ed intraprende una battaglia durata 20 lunghi anni che ha portato lo scorso anno all’entrata in vigore della Legge sugli ecoreati».

Ora, in un comunicato, Legambiente Calabria scrive: «In attesa che si faccia chiarezza dopo l’esito delle indagini che in queste ore stanno svolgendo i Carabinieri della Compagnia di Soverato guidati dal tenente Gerardo De Siena, in collaborazione con gli uomini del Noe di Catanzaro e del Nucleo Nucleare-Biologico-Chimico-Radiologico (NBCR) dei Vigili del Fuoco di Catanzaro e coordinati dalla Procura del capoluogo, Legambiente chiede che la Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti, presieduta dall’onorevole Alessandro Bratti, prosegua il lavoro concluso nella scorsa legislatura che ebbe come esito finale, il 28 febbraio 2013, l’approvazione dell’ottima relazione sul fenomeno delle navi a perdere dalla parte della Commissione, i cui relatori furono proprio l’on. Bratti e l’on. Gaetano Pecorella».

Gli ambientalisti calabresi concludono con «l’appello anche alle Istituzioni nazionali e locali per giungere ad un approccio chiaro, esaustivo e determinato di una vicenda che continua a presentare pericolose zone d’ombra. I cittadini calabresi meritano risposte serie, poiché giustamente preoccupati e doppiamente vittime».