Le nanoplastiche possono attraversare la barriera emato-encefalica dei pesci

Le nanoplastiche danneggiano il cervello dei pesci

Nuovo studio: la microplastica è la probabile causa di disturbi comportamentali osservati nei pesci

[26 settembre 2017]

Secondo diversi studi, il 10% di tutte le materie plastiche prodotte in tutto il mondo finiscono negli oceani, quindi,  una grande maggioranza dei rifiuti  marini globali è formo da plastiche. La produzione, o meglio il pessimo smaltimento, raccolta, riciclo e rifiuto della plastica, è diventata un acuto problema ambientale, ma pochi studi hanno finora esaminato gli  effetti delle microplastiche più piccole: le particelle nanoplastiche. A farlo è lo studio svedese.sttunitense “Brain damage and behavioural disorders in fish induced by plastic nanoparticles delivered through the food chain”, pubblicato su Scientific Reports e Tommy Cedervall, un chimico del NanoLund  della Lunds Universitet evidenzia che «Il nostro studio è il primo a dimostrare che le particelle di nanoplastica possono accumularsi nei cervelli dei pesci»

I ricercatori svedesi dell’università di Lund e del laboratorio statunitense CytoViva hanno studiato come le  nanoplastiche possono trasportate da diverse specie nell’ecosistema acquatico, cioè attraverso alghe e plancton animale, fino ad arrivare ai pesci più grandi: « Le piccole particelle di plastica nell’acqua vengono mangiate dal plancton animale, che a loro volta viene mangiato dai pesci», spiegano.

Cedervall sottolinea che «Lo studio include diversi risultati interessanti su come la plastica di diverse dimensioni influenza gli organismi acquatici. Cosa ancora più importante, fornisce la prova che le particelle nanoplastiche possono effettivamente attraversare la barriera emato-encefalica  nei pesci e quindi accumularsi all’interno del tessuto cerebrale dei pesci».

Inoltre, i ricercatori hanno dimostrato che nei pesci che vengono colpiti dalle nanoplastiche si verificano disordini comportamentali: «Mangiano più lentamente ed esplorano meno i loro dintorni». Gli scienziati svedesi  ritengono che «Questi cambiamenti comportamentali possono essere legati a danni cerebrali causati dalla presenza di nanoplastiche nel cervello».

Un altro risultato dello studio è che il plancton animale muore quando viene esposto a particelle di nanoplastica, mentre non viene interessato da particelle di plastica più. La conclusione è che «Complessivamente, questi diversi effetti delle nanoplastiche possono avere un impatto sull’intero ecosistema»,

Secondo Cedervall, «È’ importante studiare come le materie plastiche influenzino gli ecosistemi e se le particelle nanoplastiche possano avere un impatto più pericoloso sugli ecosistemi acquatici rispetto ai pezzi di plastica più grandi».

Ma il team di ricercatori dei  dipartimenti di biochimica e biologia strutturale ed ecologia acquatica e del Centrum för miljö- och klimatforskning della Lunds Universitet non se la sentono  di  affermare definitivamente che le nanoparticelle di plastica potrebbero accumularsi in altri tessuti dei pesci e quindi essere trasmessi potenzialmente agli esseri umani attraverso il consumo. Cedervall conclude: «No, non siamo a conoscenza di tali studi e siamo quindi molto cauti nel commentare»