L’inchiesta “Piramidi” di Catania partita dai fusti tossici caduti in mare al largo di Gorgona nel 2011

Legambiente: «La magistratura faccia chiarezza»

[16 marzo 2017]

A quanto pare, l’inchiesta “Piramidi” della Procura della Repubblica di Catania, condotta da Carabinieri e Guardia di Finanza, che si occupa dei  traffici di rifiuti e di autorizzazioni che sembrano essere state rilasciate irregolarmente ad imprese per realizzare, in un’area ad alto rischio ambientale, enormi impianti di smaltimento fortemente contestati dalle popolazioni di Augusta, Priolo e Melilli, nasce dall’incidente che Il 17 dicembre 2011, durante una delle maggiori tempeste che si ricordino, provocò il ribaltamento in mare, a nord dell’isola di Gorgona e in pieno Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos, di due semirimorchi.

In mare finirono 198 fusti pieni di catalizzatori esausti a base di nichel e molibdeno, provenienti dalla raffineria di Priolo (Siracusa) e diretti a Genova, che erano a bordo di Eurocargo Venezia della Società Atlantica di Navigazione. Nonostante una costosa campagna di ricerca, 71 di quei fusti non sono mai stati ritrovati ed alcuni sono stati recuperati con il loro contenuto mancante o perso in parte.

E’ partendo da quell’incidente, denunciato da Legambiente e da comitati e associazioni, che il Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Firenze diramò una nota diretta a numerosi comandi e che partirono le prime indagini sui rifiuti trattati dalla Cisma Ambiente a Catania.

Commentando gli sviluppi dell’inchiesta Piramidi, Francesco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia, ha detto: «La magistratura è bene che faccia chiarezza su come e con quali complicità piccoli impianti sono diventati in breve tempo enormi discariche e grandi inceneritori per lo smaltimento di rifiuti urbani, speciali e pericolosi. Legambiente già nell’aprile del 2015 aveva segnalato e denunciato lo smaltimento del famigerato polverino dell’Ilva di Taranto proprio presso la discarica Cisma di Melilli, oggi oggetto di indagine. Il traffico si era allora interrotto per poi riprendere nell’ottobre 2016 con i trasferimenti via nave e via camion. Solo le vibrate proteste delle popolazioni avevano imposto un nuovo stop a questo insensato smaltimento. Nel contempo la Cisma, facendosi forte dei provvedimenti della Regione che l’hanno autorizzata ad installare tritovagliatori e a smaltire ingenti quantitativi di rifiuti solidi urbani, ha presentato richiesta per ampliare grandemente i suoi bacini di ulteriori 3 milioni e mezzo di metri cubi per l’abbancamento di rifiuti urbani, speciali e pericolosi. Oggi, anche in considerazione dell’inchiesta, è necessario fermare queste insensate operazioni e gli eventuali ampliamenti. Ancor più urgente e doveroso per il Ministro per l’Ambiente e per il Presidente della Regione è avviare le bonifiche ed il risanamento del territorio martoriato dall’inquinamento e dalle discariche. Appare poi indispensabile che tutte le autorizzazioni (Aia, Via, ecc.) rilasciate dai funzionari inquisiti siano immediatamente sospese e riesaminate».