Ecco l’iter per i laboratori pubblici e privati della Toscana che eseguono analisi sull’amianto

All’interno del territorio regionale presenti almeno 2 milioni di tonnellate del pericoloso materiale, ma mancano le discariche per smaltirlo in sicurezza

[6 settembre 2017]

In attuazione della DGRT 1312/2015, con il mese di settembre ha preso il via un nuovo programma per la qualificazione dei laboratori pubblici e privati della Toscana che eseguono analisi sull’amianto, che – come previsto dalla normativa vigente – devono essere in possesso di specifici requisiti per poter svolgere tale attività (sul sito del ministero della Salute è disponibile la  lista dei laboratori qualificati).

Come ricorda oggi la Regione Toscana, le domande devono essere inviate al ministero della Salute all’indirizzo Pec dgprev@postacert.sanita.it entro il 31 ottobre 2017; inoltre in Regione Toscana si chiede di trasmettere la domanda per conoscenza anche ad Arpat (che è il laboratorio di riferimento per la realizzazione del programma in collaborazione con il Laboratorio di sanità pubblica di Siena) all’indirizzo arpat.protocollo@postacert.toscana.it.

Nella domanda deve essere specificata la modalità di partecipazione ai circuiti nazionali, cioè se il laboratorio intende qualificarsi partecipando ad un circuito nazionale o se il laboratorio presenta idonea documentazione sul possesso di accreditamento Accredia per specifiche tecniche di analisi per l’amianto e che abbiano partecipato, con risultati positivi, a programmi di intercalibrazione riconosciuti in sede europea o internazionale; gli esiti del sopralluogo, dell’analisi documentale e dell’eventuale partecipazione ai circuiti nazionali saranno dunque trasmessi via Pec da Arpat al Ministero della Salute, e per conoscenza al Laboratorio di sanità pubblica di Siena ed al laboratorio richiedente. Sulla base della valutazione degli esiti delle attività sopra indicate sarà poi direttamente il ministero della Salute a pubblicare l’aggiornamento dell’elenco dei laboratori qualificati.

Quei laboratori che otterranno la qualificazione entreranno così a pieno titolo all’interno di una “filiera” dedita ad affrontare le acute problematiche che ancora oggi l’amianto pone all’intero territorio toscano, nonostante la vendita vietata ormai in tutta Italia dal 1992. Come è stato ribadito da ultimo alla Camera dal ministero dell’Ambiente, durante il convegno organizzato per il 25ennale del bando dell’amianto, «uno dei principali problemi è che mancano le discariche: a volte i monitoraggi non vengono effettuati perché poi nasce il problema di dove poter smaltire l’amianto».

A livello nazionale le discariche che smaltiscono rifiuti contenenti amianto non solo non aumentano, ma anzi sono diminuite fino a scendere a 21 unità in totale, secondo gli ultimi dati forniti dall’Ispra. E la Toscana non sfugge a questa drammatica carenza impiantistica: nonostante sul territorio regionale rimangano almeno 2 milioni di tonnellate di amianto che non sappiamo dove mettere, i territori guardano spesso alle discariche necessarie per un suo smaltimento in sicurezza con avversione, mentre paradossalmente il vero problema – ovvero l’amianto già presente, ma non gestito – continua a trascinarsi anno dopo anno.

L. A.