Quando la cattiva comunicazione trasforma in scempio un'operazione teoricamente virtuosa

Livorno, discarica di Limoncino: tutto (o quasi) cominciò così

Ripubblichiamo un nostro pezzo del 26 agosto 2010 alla luce degli ultimi, sebbene non conclusivi, sviluppi

[12 marzo 2014]

Ci sono voluti tre giorni al Comune alla Provincia di Livorno per arrivare a convocare una conferenza stampa e spiegare che: il ripristino ambientale delle cave prevede secondo le indicazione delle direttive europee l’utilizzo di rifiuti speciali non pericolosi, inerti e inorganici e che quindi quella del Limoncino non è un disastro ecologico, ma è un’operazione ecologicamente virtuosa.

Che il ripristino della ex cava Canaccini al Limoncino come discarica risponde a un’esigenza delle industrie del territorio, che producono rifiuti e che questi rifiuti non potendoli né mangiare né far sparire con la bacchetta magica (leggasi smaltimenti illegali sotterrati nelle campagne, affondati in mare o spediti su carrette del mare in paesi africani) devono essere da qualche parte smaltiti (quando non possono essere recuperati dal punto di vista materiale o energetico).

Che non solo è moralmente giusto che ognuno gestisca i rifiuti che produce (principio di prossimità) ma che è anche ambientalmente ed economicamente è preferibile farlo, visto che si riducono i camion messi a percorrere centinaia di chilometri su e giù per l’Europa.

Tutto questo il sindaco Alessandro Cosimi e il presidente della Provincia Giorgio Kutufà, supportati da assessori, tecnici, uffici stampa e portavoci lo hanno spiegato davanti a una platea di giornalisti degna delle migliori occasioni. Peccato, ripetiamolo che lo abbiano fatto tardi, perché in tutta questa operazione quella che è mancata è stata la comunicazione, prima sicuramente e anche durante, visto che in questi giorni ogni difesa/spiegazione del progetto è stata demandata all’imprenditore privato proprietario dell’area. Dell’errore qualcuno se n’è accorto, l’assessore provinciale all’ambiente Nicola Nista lo aveva ammesso anche nell’intervista che ci aveva rilasciato due giorni fa, il presidente Kutufà lo ha riconosciuto oggi, qualcun altro invece si è limitato a puntare l’indice contro i giornali che avevano parlato erroneamente di rifiuti industriali scatenando la rabbia dei cittadini.

Che l’informazione ambientale in Italia pecchi in qualità lo sappiamo benissimo, lo abbiamo evidenziato più volte ma comprendiamo anche perfettamente che colleghi di giornali generalisti non possano essere esperti di tutto: certo che il sindaco Cosimi si appelli al fatto che i cittadini e i giornalisti dovevano conoscere il progetto perché due anni fa la procedura di inchiesta pubblica era stata pubblicata a pagamento su Tirreno e Repubblica, dà il senso di quanto sia distante la politica dall’informazione e dal capire come si coinvolgono i cittadini nelle scelte.

E’ anche per questo che sorgono comitati come funghi anche dove non sarebbe necessario: la politica e i partiti hanno rinunciato al ruolo “pedagogico”, per diventare puri comitati elettorali che i problemi li sfuggono invece di affrontarli, fino a quando non sono costretti a recuperarli a frittata ormai cotta e mangiata.

Il link all’archivio http://www.greenreport.it/_archivio2009/index.php?page=default&id=6384&lang=it