Legambiente: «Basta allo strapotere dei signori delle discariche»

Malagrotta, o dell’Italia senza politica per i rifiuti e il recupero di materia

[10 gennaio 2014]

Gli arresti domiciliari per il reato di truffa (ma l’ipotesi dei carabinieri è di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico dei rifiuti) per l’avvocato Manlio Cerroni, il “padrone” di Malagrotta, la più grossa discarica europea, per l’ex presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Bruno Landi e 5 manager e la notizia che è indagato anche l’ex presidente della Regione Piero Marrazzo che aveva firmato le ordinanze per continuare il conferimento dei rifiuti urbani, rischiano di essere la cartina di tornasole della (non)  politica italiana sui rifiuti, nella quale la magistratura si sostituisce ad una politica che ha deciso per troppi anni di non decidere, nascondendosi magari dietro le proteste di qualche comitato.

Di proroga in proroga, la chiusura di Malagrotta, prevista dal governo per il 2004, è avvenuta 9 anni dopo, il primo ottobre del 2013. Nel deserto di impiantistica e della politica, le 4.500 tonnellate di rifiuti urbani che ogni giorno produce Roma finivano tutte a Malagrotta, una montagna di rifiuti estesa su 240 ettari che ingoiava anche la spazzatura di Fiumicino, Ciampino e del Vaticano.

Il blitz di magistratura e carabinieri e gli arresti eccellenti non chiudono certo con la pesante eredità di un simbolo del fallimento della gestione dei rifiuti urbani in una capitale europea e che secondo il Rapporto Italia dell’Eurispes era la «maglia nera» dell’Italia. Secondo Stefano Ciafani, vice-presidente di Legambiente, «L’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nel Lazio fa emergere l’area grigia che ha governato il ciclo dei rifiuti a Roma e nel resto della Regione in questi ultimi trent’anni. Secondo quanto emerge dall’indagine le politiche sui rifiuti sono state decise da un privato a beneficio dei suoi interessi, in un paese normale invece tali politiche vengono decise e stabilite dalle amministrazioni pubbliche nell’interesse della collettività e dei cittadini. Fino a quando la politica non deciderà di prendere le distanze dai signori della discarica, l’Italia rimarrà un paese colmo di buchi e di perenni emergenze da fronteggiare. È ora che la politica e le amministrazioni affrontino questa sfida senza più tentennamenti, perché il Paese ancora oggi è sotto procedura d’infrazione e non può più aspettare. Per combattere lo smaltimento in discarica servono concreti passi avanti e atti coraggiosi contro la lobby dei rifiuti e non passi indietro come rischia di fare l’attuale Governo con il condono sull’ecotassa per l’interramento dei rifiuti previsto nel ddl in materia ambientale, collegato alla legge di stabilità, in discussione in Parlamento nelle prossime settimane».

Ma la politica, o meglio la malapolitica, era ben incistata nel sistema. Come spiegano i carabinieri: «L’ordinanza coercitiva ricostruisce in dettaglio, qualificandoli come “i fatti di inaudita gravità anche per le dirette implicazioni sulla politica di gestione dei rifiuti e per le ricadute negative sulla collettività” l’esistenza, a far data almeno dal 2008, di una stabile struttura organizzativa “informale” sovrapposta a quella formale delle società relative al gruppo imprenditoriale guidato da Manlio Cerroni (dagli stessi sodali chiamato con l’appellativo di “Supremo”) avente un indeterminato programma criminoso e un assetto variabile secondo le attività svolte, le vicende della vita o i cambiamenti all’interno dell’apparato politico-amministrativo. Accanto alla presenza di un nocciolo duro costituito dalla stesse persone vi è la presenza di altri soggetti che si associano con riferimento a vicende specifiche. Subito sotto il Cerroni, nella piramide organizzativa, si trovava il Landi quale organizzatore, in grado di condizionare l’attività dei vari enti pubblici coinvolti nella gestione del ciclo dei rifiuti nel Lazio (a partire dalla Regione sino all’Arpa) al fine di consentire al gruppo imprenditoriale riconducibile al suddetto Cerroni di realizzare e mantenere un sostanziale monopolio nella gestione dei rifiuti solidi urbani prodotti dai comuni delle varie aree territoriali ottimali».

Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, ha detto che «Nella gestione dei rifiuti del Lazio c’è un cancro criminoso gravissimo che oggi sembra essere scoperto con chiarezza e che va subito debellato.  Grazie ad un lavoro lungo e certosino del Noe di Roma e della Sezione Centrale dei Carabinieri, sono davanti agli occhi di tutti fatti descritti minuziosamente che lasciano poco spazio a dubbi: carte falsificate, foto taroccate, atti dettati dal privato alla Regione. Legambiente è costituita parte civile in molti dei processi già aperti nel Lazio sulla gestione dei rifiuti e se ci saranno le condizioni sarà al fianco della Procura di Roma anche in questo caso, una volta che le indagini avranno fatto il loro corso. Questi fatti così gravi richiedono però soprattutto una svolta definitiva sui rifiuti a Roma e nel Lazio, e tocca alla politica metterla in atto per voltare definitivamente pagina. La Regione ha abolito una parte del vecchio piano rifiuti, messo soldi sulla differenziata e col Comune chiuso Malagrotta, ora per battere il pezzo sporco della gestione della monnezza e puntare davvero su riciclaggio, riuso e riduzione servono subito un nuovo serio e concreto piano rifiuti regionale e un nuovo contratto di servizio con l’Ama, dopo la nomina odierna del nuovo management, al quale vanno i nostri migliori auguri».

Va detto infine che se in questo caso è così macroscopico vedere gli errori, sulle soluzioni chi pensa che con la raccolta differenziata, pof!, tutto si potrebbe risolvere come con un colpo di bacchetta magica dimostra di non aver capito alcunché. Ogni giorno a Roma c’è da occuparsi di 4.500 tonnellate di rifiuti urbani (che, sia chiaro, sono solo un terzo di quelli prodotti). Se anche li dividessimo in mucchietti con percentuali il più alte possibili – e avremmo fatto una cosa meritoria e giustissima oltre ad aver ottemperato a un obbligo di legge – bisognerebbe sapere che una volta avviati agli impianti di riciclo, avremmo sempre scarti che tornano indietro. Solo per dirne uno, dalla carta avviata al riciclo si generano scarti pari quasi al 50% sottoforma di pulper e fanghi di cartiera. Insomma, sacrosanto chiudere le discariche, sacrosanto fare la raccolta differenziata, ma non fermiamoci qui altrimenti non cambierà assolutamente nulla. Cosa serve quindi? La politica, e qui finora siamo messi peggio che a Malagrotta.