Marine litter, l’indagine sui rifiuti nei mari italiani

Nell’Adriatico ne galleggiano 27 ogni kmq, nel Tirreno 26

[8 agosto 2014]

Goletta Verde e Accademia del Leviatano in 87 ore di osservazione dei rifiuti galleggianti nei mari italiani e lungo 1.700 km monitorati hanno messo sotto la lente di ingrandimento il marine litter, i rifiuti che assediano i nostri mari. Il team dell’Osservatorio lungo le rotte di Goletta Verde ha incontrato 1 rifiuto plastico ogni 10 minuti.

Il mare con più densità di rifiuti si è rivelato l’Adriatico con 27 rifiuti galleggianti ogni kmq di mare, «Un bacino – dicono gli ambientalisti – che si distingue anche per la quantità di rifiuti plastici derivanti dalla pesca: il 20%, considerando reti e polistirolo galleggiante, frammenti o intere cassette che si usano per contenere il pescato, percentuale che viene superata solo dalle buste pari al 41% e dai frammenti di plastica al 22%».

Ma il Tirreno, con una densità di rifiuti di 26 ogni km2, non  sta meglio  e conta  la più alta percentuale di rifiuti di plastica: il 91%. «Da notare  – spiega Legambiente – che di questa ben il 34% è costituito da bottiglie (bevande e detergenti) che superano la percentuale di buste di plastica (29%) che, invece, fino all’anno scorso avevano il sopravvento».  Il Mar Ionio, grazie alla sua posizione geografica,  conta invece “solo” 7 rifiuti per km2.

Sulla tratta transfrontaliera Civitavecchia – Barcellona, monitorata da Accademia del Leviatano, ci sono 4 rifiuti ogni Km2, ma per quest’area di alto mare sono stati presi in considerazione solo i rifiuti maggiori di 20 cm. Nelle restanti tratte Goletta Verde ha monitorato i rifiuti dai 2,5 cm in su e ben il 75% del totale è costituito da rifiuti inferiori ai 20 cm e gli ambientalisti dicono che «Le tratte più “dense” di rifiuti sono la costa di Castellammare di Stabia, dove si possono contare più di 150 rifiuti ogni kmq; più di 100 i rifiuti al kmq davanti la costa abruzzese di Giulianova e più di 30 sul Gargano, tra Manfredonia e Termoli. Bisogna comunque sempre considerare come in ambito costiero possa essere alta la variabilità del campionamento».

Il rapporto finale avverte: «Anche se non siamo ai livelli del plastic vortex, l’isola di rifiuti galleggianti formatasi nell’Oceano Pacifico, la plastica rappresenta un grave problema ambientale anche nei nostri mari. Il Consiglio Generale della Pesca nel Mediterraneo (Fao) afferma che oltre 6 milioni di tonnellate di materiali solidi e pericolosi di origine umana vengono scaricati ogni anno nei mari del mondo. Indiscutibili sono anche le ripercussioni che la discarica marina genera sull’ambiente, sull’economia e sulla fauna marina. Basti pensare che l’ingestione di rifiuti è tra le principali cause della morte delle tartarughe marine. Senza contare l’impatto delle microplastiche (i frammenti più piccoli che si generano per degradazione dei materiali ad opera degli elementi climatici) che, ingerite direttamente o involontariamente dalla fauna marina, entrano nella nostra catena alimentare».

Per Serena Carpentieri, portavoce di Goletta Verde, «la grande quantità di rifiuti che abbiamo trovato lungo il nostro viaggio rende l’idea di quello che nascondono i fondali marini. I rifiuti galleggianti che abbiamo monitorato costituiscono solo una minima parte del problema. Si stima che il 70% dei rifiuti che entrano nell’ecosistema marino affondino: secondo i dati dell’Università di Genova e della Regione Liguria ci sono circa 40 kg di rifiuti sommersi ogni kmq di fondale, in gran parte plastica. Eppure i rifiuti sommersi restano lì dove sono e continuano ad accumularsi e frammentarsi entrando così anche all’interno della catena trofica marina. A causa poi delle leggi vigenti e dell’assenza di sistemi di raccolta e smaltimento nei porti, i pescatori sono costretti a rigettare in mare i rifiuti finiti accidentalmente nelle proprie reti. Per questo continueremo a lavorare affinché possano essere bypassate queste burocrazie, appoggiando progetti pilota che contrastano il marine litter e spronando il nostro Paese a impegnarsi per affrontare e mitigare questo problema, a partire dalla prevenzione e sfruttando l’opportunità di studio e programmazione offerta dalla direttiva europea della Marine Strategy».

Il problema dei rifiuti marini è compreso nelle priorità dalla comunità europea e della Marine Strategy, la direttiva 2008/56 per l’ambiente marino che prevede il raggiungimento del buono stato ecologico, per le acque marine di ogni stato membro, entro il 2020, sulla base di 11 descrittori. Il descrittore 10 riguarda proprio i rifiuti che finiscono in mare e sulle spiagge.

Ma Legambiente evidenzia che «è un problema mondiale che va affrontato in maniera sistemica» e l’associazione è soddisfatta per la recente entrata in vigore del Piano di azione Regionale sulla gestione dei rifiuti marini nel Mediterraneo adottato dalle Parti della Convenzione di Barcellona nel dicembre 2013. «Con questo Piano – sottolinea il Cigno Verde – il Mediterraneo diventa la Regione pioniera nell’adozione di misure giuridicamente vincolanti sui rifiuti marini ed è il primo a basarsi interamente sul principio dell’approccio eco sistemico per raggiungere un buono stato dell’ambiente nel Mediterraneo. La messa in opera di misure concrete per la riduzione dei rifiuti marini va dal 2016 al 2025, con la maggior parte delle misure che devono essere attuate entro il 2020».

Stefano Ciafani, vice presidente di Legambiente, conclude: «Negli ultimi 30 anni la produzione mondiale di plastica è cresciuta del 500% e questi manufatti non biodegradabili hanno contribuito enormemente all’inquinamento ambientale e a quello dei mari. L’Italia negli ultimi anni grazie al bando dei sacchetti di plastica non compostabile ha segnato una discontinuità unica tra i paesi industrializzati, promuovendo innovative politiche industriali di chimica verde e cambiando anche gli stili di vita degli italiani che facevano un uso esagerato di questi manufatti. È arrivato il momento che l’Europa adotti in via definitiva la proposta di direttiva già ampiamente discussa e votata in prima lettura nel precedente Parlamento Europeo per estendere la buona pratica italiana anche al resto del Vecchio continente, che deve risolvere anche il problema dell’inquinamento da plastica del mar Mediterraneo». Il problema non è infatti la plastica, ma le politiche industriali che stanno a monte (eco design ed efficienza nell’utilizzo dei materiali) e a valle (cioè una corretta gestione del ciclo integrato dei rifiuti, finalizzata al recupero di materia).