La pdl a prima firma Realacci

Microplastiche nei cosmetici, una legge per dire basta

In un anno, il settore nella sola Europa ne utilizza 5 mila tonnellate. Finite poi in gran parte in mare

[29 giugno 2016]

cosmetici inquinamento

«L’inquinamento da plastica e da microplastiche è uno dei più pericolosi e frequenti per mari e oceani del pianeta. Lo ha ribadito di recente lo stesso Segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon. Per mettere fuori gioco questa grave forma di inquinamento che minaccia sia gli ecosistemi marini, che la salute umana ho presentato una proposta di legge  per vietare l’uso della microplastica nei cosmetici».

Parole e regia di Ermete Realacci, decano dell’ambientalismo italiano e presidente della commissione Ambiente della Camera, che ha avanzato la proposta di legge come primo firmatario dopo aver supportato già due anni fa le  ‘Disposizioni concernenti la certificazione ecologica dei prodotti cosmetici dall’Associazione internazionale di dermatologia ecologica.

«Ogni anno – ricorda Realacci – nel mondo vengono prodotte oltre 290 milioni di tonnellate di plastica, una parte delle quali finisce inevitabilmente in mare. Per l’Onu sono 8 milioni le tonnellate di plastica che ogni anno finiscono nelle acque del pianeta. Rifiuti che si scompongono in pezzi sempre più piccoli fino a diventare microplastiche. Proprio questi micro frammenti, come denunciato dalla campagna ‘Mare mostro’ di Marevivo, sono la parte più pericolosa dell’inquinamento marino da plastica. Essendo di piccolissime dimensioni, massimo 5 millimetri, le microplastiche vengono ingerite e bioaccumulate da pesci e  specie marine, entrando così nella catena alimentare», che arriva anche all’uomo.

Quella di una gestione più efficiente e sostenibile dei materiali e dei rifiuti plastici è una necessità sempre più stringente; da demonizzare non sono certo le plastiche, quanto un loro utilizzo irresponsabile o lo scempio di quanti le gettano in mare. Contro questi nemici, anche le plastiche biodegradabili rimangono un debole palliativo. È invece possibile e urgente limitare l’utilizzo di plastiche in quelle applicazioni dove non sono indispensabili.  Si stima che nel 2050 diventeranno 400 le milioni di tonnellate di plastica prodotte ogni anno e – sottolineano dall’associazione Marevivo – su questo scenario «si innesta uno studio presentato durante il “World Economic Forum”, che prevede che per il 2050 ci saranno più plastiche che pesci in mare. Secondo alcune ricerche, oltre il 10% di plastica prodotta viene gettato in mare, andando ad alimentare il “Mostro”. Anche se a destare più clamore sono i rifiuti di maggiori dimensioni, in realtà i  frammenti più piccoli e, apparentemente, insignificanti sono quelli più nocivi e pericolosi. Gli impianti di trattamento e depurazione delle acque non sono in grado di intrappolarli e quindi arrivano direttamente in mare, dove vengono scambiati per cibo da diverse specie».

«Una fonte inesauribile di microplastiche sono i cosmetici che usiamo ogni giorno in abbondanza – spiega infatti Realacci – Creme, scrub, bagnoschiuma, dentifrici, maschere, rossetti e schiume da barba ne possono essere fatti al 90%. Nella sola Europa nel 2013 per i cosmetici ne sono state usate 5 mila tonnellate, finite in gran parte in mare. Per contrastare l’inquinamento marino da microplastiche ho quindi presentato la proposta di legge numero 3852. Assegnata alle Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera, la proposta è stata sottoscritta da oltre 40 deputati di gruppi politici sia di maggioranza che di opposizione e prevede che dal 1° gennaio 2019 sia vietato produrre e mettere in commercio cosmetici contenenti microplastiche, previste anche multe salate per i trasgressori».