Migranti: la nave Aquarius sequestrata per traffico di rifiuti

Medici senza frontiere: «Inquietante e strumentale attacco per bloccare azione salvavita in mare»

[20 novembre 2018]

La nave Aquarius di Medici senza frontiere (Msf) – attualmente in porto a Marsiglia perché Panama ha ritirato la bandiera probabilmente su pressioni di ambienti governativi italiani – è stata sequestrata per smaltimento illegale di  rifiuti pericolosi a rischio infettivo, sanitari e non. Gli indagati, tra esponenti di Medici senza frontiere e  due agenti marittimi, sono 24  e dall’indagine di Guardia di Finanza e Polizia  coordinata dalla Procura di Catania sarebbe emerso uno smaltimento illecito di 24 tonnellate di rifiuti. Msf viene accusata di essere  produttrice dei rifiuti oggetto dello smaltimento illecito tra gennaio 2017 a maggio 2018, attività realizzata anche con l’altra nave di Msf, la Vos Prudence,  tra marzo 2017 e  luglio 2017. L’accusa è quella di «attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti»

Il ministro degli interni Matteo Salvini, ritornato improvvisamente in sintonia con la magistratura che fino a ieri accusava di favorire l’immigrazione, ha twittato: «Ho fatto bene a bloccare le navi delle Ong, ho fermato non solo il traffico di immigrati ma da quanto emerge anche quello di rifiuti. #portichiusi». Insomma, se i rifiuti gli hanno dato un dolore a Caserta, dove è stato costretto ad accettare la linea del Movimento 5 Stelle sugli inceneritori, gli hanno dato una gran gioia per quanto riguarda i migranti e chi li assiste.

A Msf sospettano che dietro tutto ci sia proprio una volontà politica e in un comunicato denunciano: «Condanniamo con forza la decisione delle autorità giudiziarie italiane di sequestrare la nave Aquarius per presunte irregolarità nello smaltimento dei rifiuti di bordo. Una misura sproporzionata e strumentale, tesa a criminalizzare per l’ennesima volta l’azione medico-umanitaria in mare».

Karline Kleijer, responsabile delle emergenze per Msf, sottolinea che «Dopo due anni di indagini giudiziarie, ostacoli burocratici, infamanti e mai confermate accuse di collusione con i trafficanti di uomini, ora veniamo accusati di far parte di un’organizzazione criminale finalizzata al traffico di rifiuti. È l’estremo, inquietante tentativo di fermare a qualunque costo la nostra attività di ricerca e soccorso in mare».

Medici senza frontiere spiega che «Il provvedimento di sequestro della Aquarius, che comprende anche alcuni nostri conti bancari, deriva da una lunga indagine della Procura di Catania sullo smaltimento dei rifiuti di bordo, con particolare riferimento ai vestiti dei migranti soccorsi, agli scarti alimentari e ai rifiuti delle nostre attività mediche. Ma tutte le nostre operazioni in porto, compresa la gestione dei rifiuti, hanno sempre seguito procedure standard. Le autorità competenti non hanno contestato queste procedure né individuato alcun rischio per la salute pubblica da quando abbiamo avviato le attività in mare nel 2015. Ribadiamo piena disponibilità a collaborare con le autorità italiane, ma contestiamo la ricostruzione della Procura e respingiamo categoricamente l’accusa di aver organizzato qualunque attività abusiva finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Dopo la valutazione del decreto di sequestro e un’analisi interna, che dimostra come le accuse siano inaccurate e fuorvianti, presenteremo ricorso al Tribunale del riesame».

Il direttore Generale Msf Italia, Gabriele Eminente, conferma: «Siamo pronti a chiarire i fatti e a rispondere delle procedure che abbiamo seguito, ma riaffermiamo con forza la legittimità e la legalità della nostra azione umanitaria. L’unico crimine che vediamo oggi nel Mediterraneo è lo smantellamento totale del sistema di ricerca e soccorso, con persone che continuano a partire senza più navi umanitarie a salvare le loro vite, mentre chi sopravvive al mare viene riportato all’incubo della detenzione in Libia, senza alcuna considerazione del diritto internazionale marittimo e dei rifugiati».

Msf fa il quadro della situazione attuale: «Due anni di campagne diffamatorie contro le attività di ricerca e soccorso, infondate accuse di collusione con attività criminali e la chiusura dei porti alle navi di soccorso hanno di fatto bloccato l’azione umanitaria in mare e scoraggiato tutti i tipi di nave dal soccorrere i barconi in difficoltà. Il risultato sono oltre 2.000 morti nel Mediterraneo solo quest’anno e un nuovo picco di sofferenze, mentre la guardia costiera libica sostenuta dall’Italia e dall’Europa intercetta sempre più persone in mare e le riporta alle terribili condizioni della detenzione arbitraria in Libia, in piena violazione delle leggi internazionali. Con cinque navi umanitarie attive in tre anni di operazioni in mare, abbiamo soccorso oltre 80.000 persone in coordinamento con le autorità marittime e nel rispetto delle leggi nazionali e internazionali. La nave Aquarius, l’unica rimasta con a bordo un team medico di Msf, oggi è bloccata nel porto di Marsiglia dopo due revoche della bandiera in due mesi, per concertate pressioni politiche».