Non solo rifiuti. Una storia di carcere e green economy

[23 maggio 2014]

Un modello per la sua capacità di coniugare finalità sociali e attenzione all’ambiente. Con questa motivazione il progetto RAEE in Carcere è stato premiato ieri a Roma dal comitato italiano promotore della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti. Già scelto come finalista tra oltre 85 progetti presentati in Europa agli awards della European Week for Waste Reduction, RAEE in Carcere si sta affermando come un esempio nell’ambito della gestione dei rifiuti con un’importante valenza sociale.
Il progetto è promosso da Regione Emilia Romagna, Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria dell’Emilia Romagna, Hera, consorzi Ecolight, Ecodom e Erp Italia, cooperative sociali IT2, Gulliver e Il Germoglio, enti di formazione Techne e Cefal, Province di Bologna, Forlì-Cesena e Ferrara.
RAEE in Carcere è volto a favorire il recupero dei rifiuti elettrici ed elettronici e, al contempo, il reinserimento socio-lavorativo di persone in esecuzione penale o che hanno concluso il periodo di detenzione, attraverso il disassemblaggio di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).

Nato nel 2005 nell’ambito dell’iniziativa Equal Pegaso promossa dalla Regione Emilia Romagna e dal Fondo Sociale Europeo, il progetto è diventato operativo nel 2009 con la partecipazione di detenuti a tre laboratori produttivi operanti all’interno delle carceri di Bologna e Ferrara ed all’esterno del carcere di Forlì. Il personale selezionato è stato formato e poi assunto dalle cooperative sociali che gestiscono le attività.
«È importante individuare soluzioni e percorsi efficaci per promuovere e incrementare l’inclusione sociale e lavorativa delle persone detenute ed in misura alternativa – spiega Pietro Buffa Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria – oltre al fatto che una detenzione caratterizzata da un impegno lavorativo ha conseguenze meno destrutturanti ed effettivamente più responsabilizzanti per le persone che le vivono».

Il progetto è operativamente e finanziariamente sostenuto dalla multiutility HERA Spa e da tre dei maggiori sistemi collettivi italiani per la gestione dei RAEE, Ecodom, Ecolight e Erp, impegnati a remunerare le cooperative e a sostenere l’iniziativa. «Si tratta di un progetto che il nostro Gruppo ha promosso, sostenuto e co-finanziato fin dalle origini, mettendo a disposizione i propri servizi operativi ambientali e i Raee raccolti alle stazioni ecologiche gestite, e nel quale ha creduto perché porta una ricaduta positiva e concreta sul territorio, in particolare a beneficio delle fasce più deboli», osserva Tiziano Mazzoni, Direttore Servizi Ambientali di Hera Spa.

Ricordano Giancarlo Dezio direttore generale di Ecolight e Giorgio Arienti direttore generale di Ecodom: «Dall’avvio del progetto abbiamo messo a disposizione dei tre laboratori, tramite i nostri fornitori, oltre 2.500 tonnellate di RAEE che sono state lavorate permettendo di recuperare importanti quantitativi di materie prime seconde ed evitando la dispersione nell’ambiente di pericolose sostanze. Abbiamo voluto sottolineare e rafforzare il nostro impegno nel progetto, assicurandone la continuità nel tempo e garantendo il proseguo di un’iniziativa che riteniamo davvero meritevole ed importante per il territorio e per i nostri Consorzi».
Aggiunge Alberto Canni Ferrari, country manager di ERP Italia, sistema collettivo entrato nel progetto dal 2014: «Abbiamo scelto con orgoglio di aderire a questa iniziativa per l’importante valenza sociale del progetto che ci permette di coniugare perfettamente la nostra consueta attività con il nostro impegno costante e continuativo per la tutela dell’ambiente».

I risultati raggiunti finora in termini sociali sono importanti: più di 60 persone in esecuzione penale sono state coinvolte nei tre laboratori. Di queste, 22 sono state assunte dalle cooperative sociali che gestiscono i 3 laboratori: IT2 a Bologna, Gulliver a Forlì e Il Germoglio a Ferrara. L’accompagnamento formativo dei lavoratori – tramite tirocini d’inserimento e tutoraggio al gruppo dei lavoratori – ed il raccordo con le istituzioni regionali è assicurato fin dall’avvio del progetto dagli enti di formazione Techne Forlì Cesena e Cefal Emilia Romagna.
Dal 2012 il progetto ha ampliato il proprio raggio di azione: il sito web e la pagina facebook, cofinanziati da alcuni partner, sono gestiti da operatrici provenienti dall’esperienza del carcere rappresentando così un’occasione formativa e lavorativa.