Intervenento a margine dell’assemblea nazionale di ANCI

Nuova tariffa rifiuti, De Girolamo (Cispel): «Gigantesco passo indietro»

[25 ottobre 2013]

L’inserimento della nuova tassa rifiuti (TARI) all’interno del titolo ‘tassazione immobiliare’ (TRISI) e il suo sostanziale abbinamento alla tassa sui servizi indivisibili (TASI) fa fare al sistema di gestione dei rifiuti urbani un gigantesco passo indietro non solo rispetto all’esperienza della tariffa rifiuti (Tia) ma anche delle precedenti tasse comunali, Tarsu e Tares. Il Ministero dell’Economia ha infatti imposto una logica sbagliata, tutta solo ‘tributaria’, mescolando tasse immobiliari con una tassa di scopo finalizzata a coprire i costi del servizio, in un ibrido complicato e perverso, destinato a generare problemi applicativi enormi.

Il primo problema sarà l’impossibilità per i Comuni di emettere la prima rata della cartella TARI 2014 il 16 gennaio 2014, considerando le difficoltà di calcolo della TASI o l’obbligo di abbinare la TARI alla TASI nella emissione e nel pagamento. Un ritardo che genererebbe un altro anno di problemi finanziari per i gestori.

Il motivo di questo problema è riconducibile alla scelta politica di abolire l’IMU a favore della cosiddetta Service tax, riconducendo la tassa sui rifiuti ad una logica di tassazione immobiliare che non gli è propria e cancellando così l’esperienza positiva della tariffa. L’unica nota positiva è l’affermazione che la nuova tassa deve ‘coprire integralmente i costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani’ nel rispetto del principio chi inquina paga. I comuni così disporranno delle risorse per pagare i servizi. La norma prevede poi che i comuni potranno continuare ad usare le aziende che erogano il servizio per gestire il nuovo tributo, anche se solo fino al 31 dicembre 2014.

In questo quadro di arretramento del modello di finanziamento di un settore che fattura 10 miliardi di euro, il Ministro dell’Ambiente è riuscito ad inserire la possibilità per i Comuni di fare la ‘tariffa puntuale’, con il compito di elaborare un Regolamento teso a normare questa modalità di tariffazione, ambientalmente preferibile alla logica della tassa immobiliare.

Una mossa positiva perché in questo modo la Tari diventerebbe una modalità transitoria verso modelli ispirati al principio ‘paghi per i rifiuti che produci’, usando una tariffa riscossa dal gestore. Una strategia preferibile anche in termini industriali, che recupera l’esperienza fatta in questi anni della tariffa parametrica riscossa dai gestori.

Ci sono altre zone d’ombra nonché problemi di coordinamento e ci auguriamo che nel confronto parlamentare avviato al Senato si arrivi alle modifiche da apportare necessariamente che sono: separare la TARI da TRISI e TASI, consentire alle aziende del settore di gestire il nuovo tributo non solo fino al 31 dicembre 2014 ma per sempre, prevedendo anche una legge speciale che consenta alle imprese di gestione di “riscuotere” la TARI, correggere il meccanismo sul pagamento dei rifiuti avviati a recupero da parte degli utenti non domestici prevedendo una riduzione ma non un azzeramento, e definire infine modalità di approvazione e applicazione di TARI e tariffa puntuale a scala di ambito. Sono questi gli aspetti che ci auguriamo possano essere migliorati.

In conclusione,  pur non negando il rammarico di un’ennesima soluzione pasticciata, in un paese che sembra non riesca più a scrivere norme chiare e di facile applicazione, speriamo che si recuperi una logica ambientale ma anche industriale con la definizione della tariffa puntuale, abbandonando cosi definitivamente ogni logica ‘tributaria’ e di finanza derivata del settore. Aver cambiato in 15 anni 6 volte il meccanismo di finanziamento del settore – Tarsu, Tia1, Tia2, Tares, Tari, tariffa puntuale – non aiuta la crescita economica ed industriale di un settore che deve fare investimenti e potrebbe generare crescita e nuova occupazione.

Alfredo De Girolamo, presidente di Confservizi Cispel Toscana