Onu: i liquidatori di Fukushima Daiichi a grave rischio di sfruttamento

Tra i lavoratori più vulnerabili: migranti, richiedenti asilo e persone senza fissa dimora

[17 agosto 2018]

Secondo te esperti dell’Onu per i diritti umani – Baskut Tuncak, relatore speciale sulle implicazioni per i diritti umani della gestione  smaltimento delle sostanze e dei rifiuti pericolosi  ecologicamente corretto; Urmila Bhoola , relatrice speciale sulle forme contemporanee di schiavitù, comprese le loro cause e conseguenze; Dainius Puras , relatore speciale sul diritto di tutti al godimento del più alto livello raggiungibile di salute fisica e mentale – «Il Giappone deve agire con urgenza per proteggere decine di migliaia di lavoratori che sarebbero stati sfruttati ed esposti a radiazioni nucleari tossiche durante i lavori per bonificare la centrale nucleare di Fukushima Daiichi danneggiata».

Secondo quanto riporta un comunicato dell’ United Nations human rights council (Unhrc), Tuncak, Bhoola e Piras hanno dichiarato che «I lavoratori assunti per decontaminare Fukushima includerebbero lavoratori migranti, richiedenti asilo e persone senza fissa dimora. Siamo profondamente preoccupati per il possibile sfruttamento attraverso l’inganno rispetto ai rischi di esposizione alle radiazioni, alla possibile coercizione nell’accettare condizioni di lavoro pericolose a causa di difficoltà economiche e all’inadeguatezza delle misure di formazione e di protezione. Siamo ugualmente preoccupati per l’impatto che l’esposizione alle radiazioni può avere sulla loro salute fisica e mentale».

La contaminazione dell’area e l’esposizione alle radiazioni rappresentano un grave pericolo per i “liquidatori” che da 7 anni cercano di mettere in sicurezza l’area teatro della catastrofe nucleare seguita al terremoto/tsunami che ha colpito il Giappone l’11 marzo 2011. L’Unhcr spiega che «Negli ultimi sette anni, nell’ambito del programma di decontaminazione. Sono stati reclutati decine di migliaia di lavoratori. Sul suo sito web, il ministero della salute, del lavoro e del welfare giapponese dichiara che nel 2016 sono stati impiegati 4.786 lavoratori; il Radiation Worker Central Registration Centre of Japan ha indicato che nel periodo di cinque anni fino al 2016 sono stati assunti ben 76.951 lavoratori addetti alla decontaminazione».

La Tokyo Electric Power Company (Tepco), la compagnia nucleare proprietaria di Fukushima Daiichi,  in bancarotta e tenuta in vita silo dagli ingenti finanziamenti governativi, era già finita più volte nei guai per il trattamento dei “liquidatori”, i lavoratori impiegati nella bonifica del cadavere radioattivo della centrale nucleare. A luglio,  un’indagine condotta dal ministero della giustizia giapponese ha mostrato che 4 società edili avevano assunto tirocinanti stranieri per farli lavorare alla decontaminazione radioattiva nella centrale. L’inchiesta ha rilevato che una delle 4 società aveva pagato solo 2.000 yen (18 dollari, 16 euro) al giorno ai tirocinanti, meno di un terzo dei 6.600 yen forniti dal governo come indennità speciale per il lavoro di decontaminazione.

Già nel 2013, un’inchiesta della Reuters aveva fatto emergere a Fukushima Daiichi «diffusi abusi sul lavoro, compresi i lavoratori che hanno affermato che la loro retribuzione è stata ridotta».

Secondo il nuovo rapporto dei tre esperti dell’Onu, «Le persone più a rischio di esposizione a sostanze tossiche sono quelle più vulnerabili allo sfruttamento: poveri, bambini e donne, lavoratori migranti, persone con disabilità e lavoratori anziani. Sono spesso esposti a una miriade di abusi dei diritti umani, costretti a fare la scelta aberrante tra salute e reddito e la loro situazione è invisibile alla maggior parte dei consumatori e dei politici che hanno il potere di cambiare le cose. Rapporti dettagliati, che dimostrano che i contratti di decontaminazione sono stati attribuiti a diversi grandi appaltatori e che sono stati subappaltati a centinaia di piccole imprese, senza esperienza in materia, destano preoccupazione. Queste disposizioni, insieme all’utilizzo di intermediari per reclutare un numero considerevole di lavoratori, potrebbero aver creato condizioni favorevoli per l’abuso e la violazione dei diritti dei lavoratori».

Nel 2017 gli esperti di diritti un mani dell’Onu delle Nazioni Unite hanno avviato un dialogo con il governo giapponese e hanno preso in considerazione una recente risposta alle loro preoccupazioni più recenti.

Recentemente, nell’ambito della Universal Periodic Review, il Giappone recentemente ha «ccettato di dare seguito» a una raccomandazione di altri Stati per riportare le radiazioni ai livelli di prima del disastro, anche per proteggere il diritto alla salute delle donne incinte e dei bambini. Gli esperti dell’Onu «raccomandano caldamente al governo di ridurre la dose ammissibile di radiazioni a 1 mSv/anno per proteggere i bambini e le donne che potrebbero rimanere incinte» e hanno detto al governo conservatore di Tokio che, in seguito a una precedente risposta del governo giapponese sulla necessità di rafforzare la protezione per i lavoratori hanno comunicato che  «rimangono a disposizione per fornire consigli su come affrontare al meglio il problema in corso dell’esposizione dei lavoratori alle radiazioni tossiche».

A settembre Tuncak, presenterà una relazione all’Unhcr m nella quale si invitano  Stati e i datori di lavoro a «rafforzare la protezione dei lavoratori contro l’esposizione a sostanze tossiche e a proporre principi a tale riguardo».