Operazione fondali (radioattivi) puliti a Murmansk

Si cominciano a recuperare i relitti di navi sovietiche ecologicamente pericolose

[1 settembre 2017]

In un’area rurale nell’estremo nord-ovest della  Russia, vicino a Murmansk, sono iniziate le prime operazioni di recupero di un centinaio di relitti di navi naufragate o affondate nell’Artico, che spesso contengono sostanze pericolose e radioattive.

Lo scorso fine settimana il ministro russo delle risorse naturali ed ecologia russo, Sergei Donskoi, ha assistito al recupero della prima struttura metallica: parte dello scheletro di una nave affondata in mare.

Il gruppo che si occupa del recupero dei relitti è composto d diverse istituzioni regionali di Murmansk, compresi procuratori, le agenzie di sorveglianza ambientale, le autorità portuali, l protezione civile e i gestori di rifiuti radioattivi. Il gruppo di lavoro, chiamato “Liquidazione dell’eredità nucleare dell’Artico”, è stato istituito in base a un decreto governativo del 2014 che prevede l decontaminazione e la  riduzione di altri pericolosi impatti sull’ambiente nelle acque che circondano la regione di Murmansk.

Del gruppo fa parte anche Rosrao, che gestisce le scorie nucleari russe e la messa in sicurezza di una grande quantità di materiale radioattivo scaricato nell’Artico dalla Marina militare sovietica.

Quello avviato a Murmansk è in realtà un progetto pilota del governo federale russo per la ricerca di navi non nucleari che richiedono modesti finanziamenti  – 50 milioni di rubli, o 876.000 dollari – ma si prevede che ci vorranno molti più soldi  quando verranno definite strategie di smaltimento delle navi e la bonifica della Baia di  Kola, con i suoi relitti nucleari sovietici.

Il responsabile del progetto, Vladimir Khadobin, h dato il via alle prime fasi della bonifica all’inizio del 2016 e, entro la fine dello stesso anno, il gruppo di lavoro aveva identificato 48 imbarcazioni affondate al largo, mentre altri 48 relitti  giacciono nelle acque basse o lungo le spiagge

Bellon, l’associazione ambientalista/scientifica norvegese/russa che tiene sott’occhio il nucleare sovietico e post-sovietico,  spiega che i relitti «Sono stati classificati in base al loro impatto percepito sulla Baia di Kola e per il pericolo che pongono ad altre navi che navigano lungo le rotte navigabili». Il primo dei relitti pericolosi è stato recuperato vicino alla città di Retinskoye.

Khadobin ha detto che  «Mettere insieme i macchinari per sollevare i relitti è complicato» e ha aggiunto che «Il programma probabilmente non tirerà su tutti i relitti che circondano la regione di Murmansk, solo quelli che rappresentano un pericolo ambientale e hanno un impatto sulla navigazione. Ma l’aspetto più difficile del lavoro è quello di individuare i proprietari dei relitti abbandonati. Per legge, possiamo recuperare solo le navi abbandonate. Alcuni dei proprietari, tuttavia, sono stati individuati,  tra i quali il ministero della difesa».

La governatrice della regione di Murmansk, Marina Kovtun, ha sottolineato che « Questi relitti sono un rischio ambientale e 16 delle strutture metalliche scoperte rappresentano un pericolo per la navigazione. La baia di Kola deve essere un esempio, per fare in modo che arrivino nuovi investimenti per sviluppare le infrastrutture, dobbiamo ripulirla».

I relitti recuperati a Retinskoye era lo scheletro arrugginito di un’imbarcazione e parte di un pontone proveniente da un bacino. Il ministro  Donskoi  ha dichiarato che si tratta del primo passo di «una grande campagna per recuperare i relitti in numerose regioni russe».

Infattti, progetti simili sono stati intrapresi nella Kamchatka e nell’Estremo Oriente russo e in altri porti che facevano parte integrante dell’apparato della costruzione navale sovietica. Solo a Murmansk i lavori di recupero e bonifica dovrebbero durare altri 8 anni.