Perché il riciclaggio è fondamentale? Ce lo spiega l’uomo di Neanderthal

[14 ottobre 2013]

Se pensavate che il riciclaggio fosse un concetto creato con la modernità,  vi dovrete ricredere. Da Israele arriva la conferma che il primo vero ambientalista della storia fu l’uomo di Neanderthal.

Già 1.300.000 anni fa, ci sono indizi che i nostri antenati preistorici avessero  imparato a riciclare gli oggetti di uso comune nella loro vita quotidiana, secondo i 50 paleontologi internazionali che si sono dati appuntamento a Tel Aviv in un workshop scientifico appena concluso.

Gli archeologi hanno trovato strumenti che credono siano stati riutilizzati da uomini delle caverne in grotte in Spagna e Nord Africa fino  a siti in Italia e in Israele.  “Per la prima volta stiamo rivelando l’ entità del fenomeno, sia in termini di quantità di riciclaggio che sulle diverse metodologie utilizzate”’ ha detto Ran Barkai, un archeologo dell’Università di Tel Aviv. «I primi ominidi, tra l’Homo erectus, Neanderthal e di altre specie, avrebbero  raccolto gli scarti o strumenti di selce e di osso, rotti e danneggiati,  per creare nuovi utensili, proprio come si ricicla la carta – ha detto Barkai  in un’intervista alla Associated Press – questo approccio al recupero  è apparso in tempi diversi, in luoghi diversi, con modalità diverse a seconda del contesto e la disponibilità di materie prime».

I ricercatori ritengono che la comparsa precoce di tecniche di riciclaggio metta in evidenza il suo ruolo come una strategia di sopravvivenza di base. «Perché l’uomo moderno ricicla la plastica? Per risparmiare energia e materie prime – ha detto Avi Gopher, altro archeologo dell’Università di Tel Aviv –  allo stesso modo, se si usava selce riciclata non c’era bisogno di andare fino in fondo alla cava, così si conservano le energie e si risparmiava sul materiale».

Alcuni casi di riciclo si possono far risalire a 1 milione trecentomila anni fa, secondo i reperti trovati a Fuente Nueva, sulle sponde di un lago preistorico nel sud della Spagna. Qui si è trovata, a dire il vero, solo una rielaborazione di base di selce ed è difficile dire se questo sia stato veramente riciclaggio, come ha fatto notare Deborah Barsky, archeologa dell’Università di Tarragona. “Penso che sia stato solo qualcosa che venne preso inconsciamente e usato per fare qualcosa d’altro. Solo dopo anni e anni questo diventò sistematico”, probabilmente “solo”  mezzo milione di anni fa.

Ad esempio, uno stagno asciutto a Castel di Guido, nei pressi di Roma, ha rivelato strumenti in osso utilizzati circa 300.000 anni fa da uomini di Neanderthal che cacciavano elefanti, ha riferito durante il convegno  Giovanni Boschian, geologo presso l’Università di Pisa.  «Troviamo diversi livelli di reimpiego e di riciclaggio – ha detto il ricercatore italiano- le ossa sono state frantumate per estrarre il midollo, poi i frammenti sono stati modellati in strumenti, abbandonati, e infine rielaborati per essere utilizzati di nuovo».

In altri luoghi, asce in pietra  e scaglie di selce sono state riutilizzate spesso come materiale di base per creare piccoli strumenti come lame e raschietti. A volte gli ominidi hanno trovato un uso anche per le più  piccole schegge  scaturite dalla pietra durante il processo di lavorazione. In una grotta di Qesem , vicino a Tel Aviv, databile tra 200.000 e 420.000 anni fa, Gopher e Barkai hanno scoperto schegge di selce che erano state rimodellate in piccole lame per tagliare la carne,  una forma primitiva di posate.
“Circa il 10 per cento degli strumenti presenti nel sito sono stati riciclati in qualche modo – hanno affermato i due ricercatori – non è stato un comportamento occasionale, faceva parte del loro stile di vita”.

Gli scienziati hanno vari modi per determinare se uno strumento è stato riciclato. Essi possono trovare prove dirette di ritocco e di riutilizzo, oppure possono analizzare la patina dell’oggetto, cioè la colorazione progressiva che si verifica una volta che la pietra è esposta agli elementi. Differenze nella patina indicano che un nuovo strato di materiale è stato esposto centinaia o migliaia di anni dopo il suo primo utilizzo.