Piombino, avanti (troppo) piano sulle bonifiche

Ieri l’incontro al Mise, focus su energia e infrastrutture. E i flussi di materia?

[18 marzo 2016]

lucchini piombino acciaio siderurgia

A Piombino la partita delle bonifiche (e non solo) procede a rilento. In seguito all’incontro che si è tenuto ieri nella sede del ministero per lo Sviluppo economico per monitorare lo stato dell’arte attorno all’Accordo di programma, il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo ha dichiarato che «sulle ‪bonifiche di competenza pubblica procede il lavoro con Invitalia che ha acquisto il layout del progetto Aferpi e, sulla base di questo, sta aggiornando il progetto preliminare degli interventi di bonifica. Appena completata questa fase, in tempi brevi, Invitalia procederà con il primo stralcio delle gare».

L’impegno dunque c’è, e il sottosegretario se ne fa da tempo portavoce, ma è necessario che anche i tempi si mostrino davvero brevi. Finora non è stato così. La dinamica di Piombino si inserisce pienamente nella dinamica nazionale. Andrea Pignocchi, coordinatore del Tavolo tecnico sulle bonifiche ed inquinamento istituito nell’ambito del Congresso nazionale dei geologi italiani (in programma a Napoli dal 28 al 30 Aprile), è recentemente tornato a denunciare come i procedimenti di bonifica siano «troppo spesso lunghi e complessi» e passi «molto tempo, troppo, da quando viene rilevato l’inquinamento a quando si inizia a bonificare un’area. E’ certamente necessario porre rimedio a questa situazione, rivedendo il percorso tecnico e procedimentale per porre concretamente mano a un grave problema che incide sulla salute e la sicurezza dei cittadini oltre che compromettere l’ambiente di un territorio già di per se fragile».

In Italia, ricordano i geologi, c’è «un problema di inquinamento sul suolo per 160.680 ettari e per 133.060 ettari sul mare, per un totale da bonificare di 293.740 ettari», e a Piombino le contingenze sono più urgenti che altrove. La bonifica si intreccia assai strettamente con il rilancio produttivo del territorio, ed è urgente che i fondi pubblici previsti a sostegno dell’operazione trovino certezza d’indirizzo. Su questo punto, ieri da Roma non sono arrivate novità.

Qualche nuovo, piccolo passo avanti è stato invece segnato per quanto riguarda il completamento della 398, la bretella d’accesso al porto di Piombino: «Chiediamo certezze sulla strada statale 398, infrastruttura fondamentale per lo sviluppo della siderurgia e l’attrazione di nuovi investimenti. Ho chiesto al governo e ai ministeri competenti – ha ribadito il presidente della Regione, Enrico Rossi – un aggiornamento formale dell’articolo 9 dell’accordo di programma».

Oltre al tema delle infrastrutture, non è mancato quello – critico – sull’energia. «È necessario definire una volta per tutte la vicenda dei costi alti dell’energia. Nell’accordo di programma erano previsti non a caso interventi di sostegno delle realtà siderurgiche – ha sottolineato Rossi – Se ad Aferpi abbiamo individuato una soluzione possibile, rimane ancora irrisolta la questione dell’intervento per la Magona. Lo stesso ragionamento vale per la Solvay di Rosignano. L’Italia ha un differenziale negativo rispetto all’Europa che deve essere ridotto con la volontà politica, non solo con la tecnica. Abbiamo costi troppo alti per giustificare gli investimenti. La questione è della massima importanza perché è un nodo cruciale della politica industriale e perché anticipa e contiene l’idea di Paese che intendiamo costruire». Lo stesso si potrebbe e anzi si dovrebbe dire per quanto riguarda anche i flussi di materia, oltre a quelli dell’energia, ma i primi nei termini dell’Accordo di programma non sono mai entrati. Eppure, sia che si torni auspicabilmente a produrre acciaio (tramite forno elettrico) a Piombino, sia che si debba limitarsi a gestire l’enorme quantità di rifiuti ad oggi già presente sul territorio, proprio un’attenta gestione dei flussi di materia rappresenta la più importante chance per centrare uno sviluppo sostenibile della Val di Cornia. Il progetto Rimateria, che sta sempre più prendendo corpo sul territorio, si muove proprio in tal senso, ma per raggiungere davvero l’obiettivo dalle istituzioni non devono mancare indirizzi concreti.

L. A.