Piombino, Forestale e Procura di Livorno indagano sui rifiuti speciali nel sito ex Lucchini

Tornano ad accendersi i fari su un problema presente da decenni ma sistematicamente "rimosso"

[5 aprile 2016]

aferpi piombino

In seguito a una disposizione partita dalla Procura di Livorno, da stamattina all’alba numerosi agenti del Corpo forestale dello Stato (affiancati da consulenti tecnici), stanno portando avanti indagini sulla «gestione di rifiuti all’interno del sito della ex Lucchini di Piombino e le attività di smaltimento degli stessi ai fini della bonifica delle aree».

«È in corso inoltre – specificano dal Comando provinciale di Livorno del Cfs – un controllo documentale negli uffici. Le indagini e le verifiche sono state estese anche ad alcune ditte che operano come intermediarie ed nel trattamento finale dei rifiuti, con attività di ispezione nelle loro sedi legali di esse a Roma e Napoli».

Tutto è partito da un controllo effettuato nel mese di febbraio sul trasporto di un carico con presenza di rifiuti di diversa natura, nel corso del quale sono state riscontrate «irregolarità». Da qui la Procura di Livorno ha incaricato la Forestale di approntare «verifiche nell’intero impianto, al fine di accertare il corretto deposito e smaltimento dei materiali». Le indagini hanno così assunto una dimensione crescente: «Vista l’ampiezza degli impianti e le quantità dei rifiuti – dichiarano infatti dal Cfs – le attività richiederanno tempi lunghi, per cui seguiranno ulteriori notizie quando saranno disponibili i risultati dei primi accertamenti».

Accertamenti che, però, già contribuiscono a riportare a galla una realtà che puntualmente si tenta di rimuovere. Nell’area industriale di Piombino si sono prodotti per decenni, ogni anno, centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali. Nell’approntare il vecchio (correva l’anno 1999) Piano regionale dei rifiuti speciali e pericolosi, già si notava come – solo da parte Lucchini – le tonnellate di materiali prodotti ammontavano a 1.300.000 tonnellate, 65 volte la produzione totale di rifiuti urbani della città di Piombino. Una realtà che per lustri si è tentato di “rimuovere” solo psicologicamente parlando, lasciando invece sul terreno ad accumularsi una cospicua parte dei rifiuti prodotti.  Già nel 1994, come non ci stanchiamo di ricordare, una relazione dell’allora direttore di Arpat Mario Bucci indicava in 7 metri il rialzo dal piano di campagna realizzato utilizzando gli scarti di processo derivanti dalla produzione di acciaio – che con il prossimo arrivo del forno elettrico annunciato da Aferpi si appresta a tornare a Piombino, pur con dimensioni e impatti ambientali molto ridotti rispetto al passato.

Oggi come allora, quest’area deve essere bonificata. La Procura e la Forestale faranno gli accertamenti del caso, ma questa rimane una verità che non possiamo evitare di guardare in faccia. Dopo troppo tempo d’ignavia, finalmente in Val di Cornia sta prendendo forma un progetto concreto e sostenibile per il riciclo dei rifiuti speciali, l’inertizzazione e lo smaltimento in condizioni di sicurezza di ciò che non è riciclabile. Il progetto si chiama RIMateria, la società pubblico-privata rinata dalle ceneri della Tap – Tecnologie ambientali pulite nella quale confluirà l’Asiu.

“L’unica alternativa al riciclo, alle bonifiche e allo smaltimento in sicurezza di ciò che non può essere riciclato è continuare  a ignorare il problema lasciando le cose come sono state e come stanno”. È quanto scrivevamo appena due mesi fa. Se ne traggano le giuste conseguenze.