Piombino, Gianardi: «No acciaio? No porto. Si chiude l’era Cevital-Aferpi a Piombino»

Il governo garantisca la continuità produttiva delle acciaierie e quindi l'applicazione dei contratti di solidarietà.

[7 dicembre 2016]

Riceviamo e pubblichiamo la replica di Paolo Gianardi, a nome di Coordinamento Art. 1-Camping CIG, Lavoro salute dignità, Restiamo umani, nel corso della riunione del Consiglio comunale aperto  di Piombino del  6 dicembre 2016.

 

Avevamo capito male. Noi pensavamo che gli imprenditori, i capitalisti come Cevital-Aferpi, procurassero loro i capitali. Pensavamo che Cevital – uno dei più potenti gruppi economici del bacino del Mediterraneo, certo non nuovo neppure al mondo della finanza – avesse studiato e preparato il ricorso ai finanziamenti bancari necessari per le acciaierie di Piombino.

E invece, l’amministratore delegato Aferpi ci ha ripetuto instancabilmente che le banche, addirittura l’intero sistema creditizio italiano non è accogliente nei confronti di Aferpi, le banche sono chiuse, se non ostili, alla richiesta di finanziamenti da parte di Aferpi: da parte sua, contro il sistema bancario – che peraltro ben conosce – abbiamo ascoltato parole degne del pensiero critico no global più radicale!…

Ma passiamo ad argomenti più seri. Noi poniamo innanzi tutto alcune questioni:

se, come viene detto dall’amministratore delegato Aferpi, la scadenza del 1° luglio 2017 non è un problema, perché dunque non mettere nero su bianco che essa non esiste più e gli impegni di Cevital Aferpi circa produzione e occupazione proseguiranno senza scadenze?

No acciaio? No porto: visto che l’azienda non rispetta i propri impegni, le concessioni delle aree portuali – per mezzo secolo: il vero motivo dell’interesse di Cevital per Piombino – devono essere disattivate e subordinate alla ripresa della produzione di acciaio.

Noi saremmo ben lieti di essere smentiti, ma, stando le cose come stanno, bisogna invece prendere atto che oggi si chiude l’era Cevital-Aferpi a Piombino. Bisogna che il Governo, pienamente in carica per gli affari correnti, garantisca la continuità produttiva delle acciaierie e quindi l’applicazione dei contratti di solidarietà. La Repubblica italiana deve riprendere in mano il progetto Piombino, coinvolgendo soggetti privati per:

costruire innanzi tutto il treno rotaie, nella prospettiva di tornare a colare acciaio;

procedere con le indispensabili bonifiche, fondamentali per dare posti di lavoro alle tante persone dell’indotto che lo hanno perso o lo stanno perdendo, nonché per mettere finalmente riparo a decenni di tolleranza delle istituzioni nei confronti degli imprenditori che hanno gestito le acciaierie e inquinato una vasta porzione del territorio, con gravissimo danno per l’ambiente e la salute degli addetti e delle popolazioni: per le bonifiche proponiamo che sia nominato un commissario ad hoc, una personalità locale, giacché condividiamo la diffidenza già espressa in questa sede nei confronti di Invitalia.

Infine, torniamo a chiedere che, per discutere dello stato di avanzamento dell’intera vicenda, periodicamente sia convocata la riunione congiunta e aperta ai cittadini dei Consigli comunali della Val di Cornia.

Paolo Gianardi