Il Commissario di Lucchini a.s. ha formalmente contestato l’inadempimento degli obblighi

Piombino, per il governo è «prossimo il momento di ricercare soluzioni alternative» a Cevital

Si riaffaccia l’ipotesi Jindal. Pochissime certezze, una dal punto di vista ambientale: le bonifiche attendono ancora

[7 settembre 2017]

Time out: l’esperienza Aferpi/Cevital iniziata ufficialmente a Piombino nel 2015 con grandi promesse ma mai realmente decollata, adesso sembra davvero indirizzata al capolinea. Il Commissario della Lucchini in amministrazione straordinaria, Pietro Nardi, ha formalmente contestato alle società guidate dall’imprenditore algerino Issad Rebrab l’inadempimento degli obblighi assunti da ultimo lo scorso 30 giugno, data in cui venne firmato il cosiddetto “addendum” al contratto di cessione dello stabilimento siderurgico per l’estensione del periodo di sorveglianza da parte del governo sull’azienda.

Alla data del 30 agosto scorso lo stabilimento era però inattivo, facendo così di fatto saltare il primo paletto posto dall’addendum; di qui l’azione del commissario Nardi, resa nota dal governo: il ministero dello Sviluppo economico – precisano dal dicastero –  rileva che l’inadempimento relativo al mancato riavvio del treno rotaie, accompagnato dalla mancata comunicazione di un piano di approvvigionamenti per la ripresa delle attività, sia una manifestazione della gravità della situazione in cui si trova l’azienda e considera che ciò lasci temere  il complessivo inadempimento della totalità degli impegni  assunti.

«Il confronto con Cevital è sempre stato franco e da parte nostra è stato fornito ogni possibile supporto – commenta il ministro Carlo Calenda – La mancanza di attendibilità degli impegni assunti da Cevital confermati anche dalle difficoltà riscontrate in queste ultime settimane sono difficilmente accettabili e superabili. Per questo ritengo sia prossimo il momento di ricercare soluzioni alternative».

“Soluzioni” che al momento indirizzano verso un altro salvatore da oltre confine, con il colosso indiano dell’acciaio Jindal south west che «alcune settimane fa» ha preso contatti con le istituzioni, come confermato dal sindaco di Piombino Massimo Giuliani.

«È importante che un gruppo di primaria importanza nel mondo dell’acciaio come Jindal guardi a Piombino – sono le osservazioni giunte dal primo cittadino – Bisogna considerare che siamo ancora in una fase prodromica e al di là dell’interesse manifestato dal gruppo indiano dobbiamo ancora comprendere in che rapporti sta questo interesse con il piano Cevital, e dall’altra parte il tipo di progettualità prevista per il ritorno alla produzione e lavorazione dell’acciaio a Piombino. Sulla proposta Jindal è necessario infatti capire  che cosa si produce, come lo si intende produrre e dove si intende proporre l’eventuale dislocazione degli impianti».

I dubbi, anche dal punto di vista ambientale oltre che economico e occupazionale, in questo momento non potrebbero che essere molti e importanti. Purtroppo, sempre dal punto di vista ambientale, anche a questa tornata non manca la consueta certezza: a Piombino, dove il Sin (Sito d’interesse nazionale) è stato perimetrato già nel 1998, le bonifiche indispensabili alla ripartenza di qualsivoglia attività economica in loco sono ben lungi dal potersi dire concluse.

Secondo l’ultimo report redatto nel merito dal ministero dell’Ambiente il 55% delle aree da bonificare all’interno del Sin è ancora lì in attesa, e pure i 50 milioni di euro di risorse pubbliche individuate nell’Accordo di programma siglato ormai nel 2014 attendono (quasi) tutti di essere spesi. Tanto che secondo Invitalia, continuando a questo ritmo, perché i lavori possano dirsi conclusi bisognerà attendere ben più di mezzo secolo ancora. Nessuna buona notizia dunque? Sul fronte delle bonifiche, se oggi c’è un piccolo ma incoraggiante spiraglio aperto è merito di Rimateria, azienda alfiere dell’economia circolare in Val di Cornia il cui progetto industriale sta prendendo corpo proprio all’interno del Sin di Piombino: negli 900 ettari zeppi di rifiuti speciali presenti in loco, come già spiegato su queste pagine, l’unica area oggetto di riqualificazione ambientale e paesaggistica è quella dove Rimateria è al lavoro.