Cgil: «Se il piano industriale slitta oltre il 15 marzo sarà sciopero generale»

Piombino, il punto su economia circolare e bonifiche insieme allo sciopero Aferpi

Fratoni: «Da Regione presidio su precondizioni per attività produttiva sostenibile delle acciaierie»

[17 febbraio 2017]

Si è riunita ieri a Piombino la Cabina di regia territoriale per valutare lo stato di attuazione degli interventi degli Accordi di programma del 2013 e del 2014, mentre la tensione in città è da tempo oltre i livelli di guardia. Ieri i lavoratori Aferpi sono tornati a scioperare e manifestare per la pesante incertezza che ancora aleggia sul futuro di Piombino e della Val di Cornia, che proprio quegli Accordi di programma sono riusciti finora a incanalare solo in parte.  Il grande assente è ancora il piano industriale (solo) annunciato dal patron di Cevital, Issad Rebrab.

I sindacati attendono con diffidenza anche il nuovo confronto con il ministero dello Sviluppo economico, atteso per il 21 febbraio: «Rispetto a ciò che trapela dalla stampa – chiarisce Mauro Faticanti della Fiom Cgil nazionale – probabilmente Calenda ci dirà che a Rebrab è stato concesso fino al 15 marzo per presentare il piano industriale. Vogliamo risposte certe sulla continuità della produzione dei treni di laminazione e sulle tempistiche relative alle operazioni di smantellamento. Se quella data dovesse slittare ulteriormente, sarà sciopero generale».

Nel frattempo, a una delegazione di lavoratori che stavano manifestando e si sono presentati nell’aula consiliare, l’assessore regionale al lavoro Cristina Grieco ha ribadito che «l’obiettivo primo è quello di accompagnare il processo di riconversione verso nuove prospettive occupazionali. L’impegno è collettivo, portato avanti a tutti i livelli istituzionali, insieme alle organizzazioni sindacali. E nel lavoro che stiamo conducendo le istanze dei lavoratori sono al primo posto».

All’interno della cabina di regia è stato ricordato quanto finora fatto da parte istituzionale per il completamento degli obiettivi contenuti negli Accordi di programma. La SS398 ad esempio, per la quale è attesa «a breve – riportano dal Comune di Piombino – la progettazione definitiva da parte di Anas, per poi passare al Cipe entro mese di maggio per l’approvazione definitiva che consentirà finanziamento del progetto e assegnare l’appalto dei lavori entro il 2018»; lo «stato avanzato di interlocuzione con il Ministero della Difesa, che ha sottoposto a perizia le 36 navi militari previste per il futuro polo di refitting navale»; le «risorse pubbliche messe da Stato e Regione che hanno portato all’ammodernamento del porto e all’attrazione degli investimenti di grandi imprese», citando gli esempi di «Piombino Industrie Marittime e la General Electric».

Per fare il punto sul percorso di bonifica della falda e dei terreni dell’area di Piombino è invece intervenuto l’assessore regionale all’Ambiente, Federica Fratoni, insieme al direttore del settore Ambiente Edo Bernini. «Ad oggi sono state avviate quattro procedure fondamentali che riguardano la progettazione – ha illustrato Fratoni – Dopo un periodo abbastanza lungo di perfezionamento della convenzione con il Cipe, con Invitalia e con il Ministero dell’ambiente per gli aspetti autorizzatori, finalmente sono state pubblicate sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea i bandi per la progettazione definitiva e le indagini. Tutti i bandi scadranno fra fine marzo e primi di aprile, quindi possiamo dire con ragionevole certezza che rapidamente andremo agli affidamenti».

I 4 bandi sono quelli anticipati nei giorni scorsi dalla sottosegretaria al ministero dell’Ambiente Silvia Velo, per un ammontare complessivo di 2.796.000 euro. Una somma rilevante ma ancora fin troppo esigua rispetto ai 50 milioni di euro previsti ormai da tre anni negli Accordi di programma fa per le bonifiche.

L’assessore Fratoni ha ribadito comunque la valenza di queste bonifiche, che va oltre il pur imprescindibile risanamento ambientale: «La Regione si è impegnata a presidiare la realizzazione di interventi che rappresentano la precondizione per lo svolgimento dell’attività produttiva sostenibile delle acciaierie. Un intervento peraltro integrato con quelli che Aferpi dovrà realizzare sulle parti di sua proprietà». Auspicando la «ripresa dell’attività produttiva delle acciaierie», l’assessore ha poi sottolineato quanto sia importante che ciò avvenga nella direzione dell’economia circolare: «Per questo guardiamo con attenzione anche alle modalità di chiusura del ciclo produttivo con impianti di trattamento delle scorie una volta che il forno elettrico sarà entrato in produzione». Già nel 1999 la Lucchini dichiarava una produzione annuale di scarti di circa 1,3 milioni di tonnellate (su circa 2,8 milioni di produzione di acciaio), ancora oggi presenti nell’area. Scorie, loppe, refrattari, etc perfettamente riciclabili e destinabili a opere infrastrutturali, mentre altre tipologie di rifiuti non riciclabili come Paf e amianto attendono invece di essere trattati e smaltiti in condizioni di sicurezza. Entrambi filoni d’azione che il progetto Rimateria – recentemente individuato dalla Commissione Ue come esempio d’eccellenza per l’economia circolare – si prefigge oggi di portare finalmente avanti.

L. A.