Plastica: dagli anni ’50 nel mondo ne sono state prodotte 8.300 milioni di tonnellate

Il 79% è finita in discarica e nell’ambiente, il 12% incenerita e solo il 9% riciclata

[20 luglio 2017]

Da quando è cominciata nei primi anni ’50 la produzione su larga scala dei materiali sintetici, gli esseri umani hanno prodotto più di 8,3 miliardi di tonnellate di materie plastiche: a calcolarlo è lo studioProduction, use, and fate of all plastics ever made”, appena pubblicato su Science Advances da un fitto team di ricercatori.  Per fare un paragone, 8,3 miliardi di tonnellate sono circa 25.000 volte più pesanti dell’Empire State Building e peserebbero più di un miliardo di giganteschi elefanti da 7,5 tonnellate l’uno.

Lo studio, sostenuto da Ocean Conservancy e finanziato dalla National Science Foundation, è la prima analisi globale della produzione, dell’utilizzo e della gestione post-consumo di tutte le materie plastiche prodotte nel mondo (in realtà, il calcolo si ferma al 2015). I ricercatori statunitensi hanno anche scoperto che degli 8,3 miliardi di tonnellate di materie plastiche prodotte dall’uomo 6,3 miliardi di tonnellate sono diventate rifiuti: ne è stato riciclato solo il 9%, mentre il 12% è stato incenerito; il restante 79% è finito nelle discariche o peggio, disperso nell’ambiente naturale.

I ricercatori avvertono che «se le tendenze attuali continueranno, entro il 2050 finiranno nelle discariche o nell’ambiente naturale circa 12 miliardi di tonnellate di rifiuti di plastica». La Jambeck sottolinea che «la maggior parte delle materie plastiche non si biodegradano in nessun modo, quindi i residui di plastica che l’uomo ha generato potrebbero restare con noi per centinaia o addirittura migliaia di anni. Le stime sottolineano la necessità di pensare criticamente ai materiali che usiamo e alle nostre pratiche di gestione dei rifiuti». Sì, perché la “peste” della plastica non è un destino, ma il frutto della cattiva gestione, recupero, riciclo e riuso della plastica: se il ciclo dei rifiuti non si chiude diventa un problema.

Per arrivare alla cifra di 8,3 miliardi di tonnellate di plastica prodotte dagli anni ’50, gli scienziati hanno compilato statistiche di produzione per resine, fibre e additivi provenienti da una varietà di fonti industriali e li hanno accorpati secondo il tipo e il settore di consumo. È così che hanno scoperto che «la produzione mondiale di materie plastiche è aumentata dai 2 milioni di tonnellate degli anni ’50 agli oltre 400 milioni di tonnellate nel 2015», superando la maggior parte degli altri materiali creati dall’uomo ad eccezione dei materiali che vengono utilizzati ampiamente nell’industria delle costruzioni, come l’acciaio e il cemento.

Ma mentre l’acciaio e il cemento vengono utilizzati soprattutto per costruire edifici e infrastrutture, il più grande mercato delle materie plastiche è quello degli imballaggi, e la maggior parte di questi prodotti non viene riutilizzata una volta scartata. Geyer, il principale autore dello studio, spiega ancora: «Quasi la metà di tutto l’acciaio che produciamo va nelle costruzioni, quindi avrà decenni di utilizzo. Per la plastica è l’opposto». Tipicamente, la vita utile di un imballaggio è inferiore a un anno.

Nel mentre il ritmo della produzione di plastica non mostra segni di rallentamento, anzi: di tutte le materie plastiche prodotte dagli anni ‘50 al 2015, circa la metà è stata prodotta negli ultimi 13 anni.

Geyer ha spiegato alla BBC News che «stiamo rapidamente andando verso un “Planet Plastic” e, se non vogliamo vivere in questo tipo di mondo, allora dobbiamo ripensare a come utilizziamo alcuni materiali, in particolare la plastica». Geyer è più che consapevole che il problema non sta nella plastica in sé, ma nella sua gestione post-consumo: «Quello che stiamo cercando di fare è di creare le basi per una gestione sostenibile dei materiali. In poche parole, non puoi gestire ciò che non misuri e quindi pensiamo che le discussioni sulle politiche saranno più informate e basate sui fatti ora che abbiamo questi numeri».

Quello di Geyer  è lo stesso team di ricercatori che nel 2015 aveva condotto uno studio pubblicato su Science che aveva calcolato quanti rifiuti di plastica finiscono negli oceani: nel 2010 sarebbero stati 8 milioni di tonnellate. La ricercatrice Jenna Jambeck evidenzia invece che «oggi ci sono persone viventi che ricordano un mondo senza plastica, ma questa è diventata ormai così onnipresente che non si può andare da nessuna parte senza trovare i rifiuti di plastica nel nostro ambiente, compresi i nostri oceani».

I ricercatori, naturalmente, non vogliono la totale eliminazione della plastica dal mercato, «ma piuttosto un esame maggiormente critico dell’uso di plastica e del suo valore a fine vita». La Lavender conclude: «Ci sono settori in cui le materie plastiche sono indispensabili, soprattutto nei prodotti progettati per la durabilità. Ma credo sia necessario guardare attentamente al nostro uso estensivo delle materie plastiche e chiederci quando l’uso di questi materiali ha, o non ha, senso».