Raccogli in modo differenziato olio di frittura? Ecco cosa succede dopo

[13 giugno 2014]

Come noto, o almeno dovrebbe esserlo, la raccolta differenziata non è il riciclo ed è lecito domandarsi che cosa succede una volta che i materiali vengono presi dalle nostre case o dai cassonetti dedicati. Oggi, grazie a Hera che ne dà comunicazione, possiamo scoprire cosa succede all’ olio della frittura. Nei territori serviti dalla società di Bologna, sono state raccolte oltre 90 tonnellate in pochi mesi, una media mensile che in poco tempo è più che triplicata, passando dalle 5,4 tonnellate/mese dei primi 3 mesi di avvio del servizio (ottobre-dicembre 2013) alle circa 20 tonnellate/mese tra gennaio e aprile 2014. Forse non tutti sanno che l’olio raccolto, se disperso, avrebbe potuto causare gravi danni all’ambiente, mentre così diventa una risorsa. Come? Se opportunamente trattato, viene utilizzato per produrre energia elettrica o biodiesel: con 1.000 tonnellate di olio alimentare è possibile, infatti, produrre energia elettrica per sostenere i consumi di circa 4.000 abitanti, mentre da un litro di olio esausto si ricavano circa 0,85 litri di biodiesel, da utilizzare come combustibile negli impianti di riscaldamento o come carburante, miscelato con il gasolio o da solo, in grado di contribuire alla riduzione dei gas serra con emissioni di oltre l’80% inferiori ai combustibili derivanti dal petrolio.

Nello specifico ecco il processo industriale: una volta raccolti, gli oli da cucina vengono recuperati e valorizzati in prevalenza con la loro conversione energetica (elettrica e termica, che significa bruciati), previo trattamento in un impianto sperimentale di raffinazione. Il processo di raffinazione, condotto dalle società Ecologia Soluzione Ambiente e A2B in collaborazione con la Facoltà di Ingegneria Chimica dell’Università di Bologna, è molto innovativo: consente infatti la successiva valorizzazione energetica del combustibile ottenuto in impianti di cogenerazione oppure di destinare l’olio vegetale alla produzione di biodiesel.

Tutto questo succede nei 39 comuni coperti dal servizio – unico in Italia –  nelle province di Bologna, Ferrara, Modena, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini.