I rifiuti della pesca rappresentano un’importante parte del marine litter e causano danni non solo all’ambiente ma alla stessa economia.

Reti per la mitilicoltura: da problema ambientale a opportunità economica

Necessario incentivare ricerca, innovazione e una rinnovata cooperazione tra istituzioni, associazioni e imprese

[19 giugno 2017]

Da La Spezia, dove è ormeggiata, Goletta Verde ricorda che  «Il marine litter, insieme alla maladepurazione e alla pesca illegale, mette in serio pericolo non solo l’ambiente, la biodiversità marina ma anche la salute dei cittadini e la stessa economie delle città costiere. Un problema particolare grave anche in Italia, visto che il mare Mediterraneo, una delle aree più ricche di biodiversità al mondo, risulta essere tra le sei zone di maggior accumulo di rifiuti galleggianti del Pianeta con evidenti rischi per l’ambiente, la salute e l’economia. Rifiuti che si accumulano anche sulle spiagge: secondo l’indagine Beach litter di Legambiente il 14% di tutti i rifiuti spiaggiati monitorati, è legato, in generale, ai settori pesca e acquacoltura e di questo la stragrande maggioranza è costituito da “calze” da coltivazione di mitili (77%)». Tema particolarmente sentito a La Spezia, dove la mitilicoltura è ormai un segno distintivo, nonché una delle principali attività economiche. La maggior parte degli impianti della Liguria sono situati proprio nella provincia della Spezia e occupano un’area di oltre 400mila m2 con una produzione media stimata intorno alle 3.000 tonnellate annue. Attività che, secondo i dati della Cooperativa Mitilicoltori, occupa oltre 90 aziende e più di 100 addetti diretti, che fatturano annualmente circa 5 milioni di euro, senza calcolare l’intero indotto esterno.

Su 62 spiagge italiane monitorate dal progetto Beach litter di Legambiente,  «Su 62 spiagge italiane monitorate per un totale di oltre 200.000 m2 di indagine, sono stati trovati 671 rifiuti ogni 100 metri di litorale, parliamo di oltre 41.000 rifiuti». Al primo posto della classifica del rifiuto più trovato ci sono ben 4470 reti o parti di reti usate per la mitilicoltura (“calze”). Un rifiuto presente in 27 delle 62 spiagge setacciate dai volontari di Legambiente (quindi nel 43% delle spiagge) che spiegano: «La maggior parte di queste reti è stata rinvenuta su 15 spiagge sulla costa Adriatica ma il Tirreno non è esente da questo problema né tantomeno da questo tipo di minaccia.  Sempre secondo l’indagine le attività produttive pesca e acquacoltura (oltre reti, anche cassette per il pesce, di plastica o polistirolo, ecc.) sono responsabili di una media di 95 oggetti ogni 100 metri di spiaggia».

Anche secondo il progetto Defishgear il problema delle reti di plastica disperse in mare non è secondario. Secondo l’ultima indagine condotta in Adriatico, le reti per mitilicoltura sono al settimo posto della top 20 oggetti rinvenuti sulle spiagge dell’area di studio e sono il terzo rifiuto più abbondante (8,4%) registrato nei monitoraggi effettuati sul fondale marino, con una densità pari a 49 calze su chilometro quadrato. Sul territorio italiano, la densità registrata è stata particolarmente alta, pari a 73 calze ogni chilometro quadrato di fondale.

Legambiente è convinta che «Queste reti possono trasformarsi da problema ambientale a opportunità economica grazie a una maggiore cooperazione le istituzioni, le associazioni, gli enti di ricerca e gli stakeholder economici e produttivi». Oggi Goletta Verde ha solcato il  Golfo dei Poeti per fare visita agli impianti di mitilicoltura e ha promosso l’incontro “La gestione delle reti per la mitilicoltura: prevenzione dei rifiuti marini, raccolta, riciclo e nuovi materiali” con Cooperativa Mitilicoltori Associati, esperti, ambientalisti, Parco nazionale delle Cinque TerreUn incontro organizzato anche nell’ambito di Plastic Free Beaches, un nuovo progetto di Legambiente realizzato con il supporto di Bemed, Beyond Plastic Med Iniziative.

Gli impatti del marine litter su ecosistema, economia e fauna sono incalcolabili: «I rifiuti legati al settore pesca rappresentano un’importante quota parte di questo fenomeno e causano un notevole impatto sulla biodiversità – dicono gli ambientalisti – così come è altrettanto inconfutabile la minaccia della microplastiche che può contaminare la nostra stessa catena alimentare, essendo queste micro particelle ingerite dai pesci. Non sono secondari i danni economici al settore pesca che il fenomeno del marine litter provoca a questo comparto produttivo. Secondo uno studio commissionato dall’Unione Europea, l’impatto economico per il settore pesca è stimato intorno ai 61,7 milioni di euro all’anno, il secondo settore più danneggiato dai rifiuti marini dopo quello del turismo».

La responsabile campagne di Legambiente, Serena Carpentieri, evidenzia che «Come per il marine litter in generale, anche per il problema delle reti di mitilicoltura occorre innanzitutto partire dalla prevenzione della dispersione in mare di queste reti di plastica Questo non solo attraverso la sensibilizzazione e il controllo degli operatori economici per la minimizzazione della dispersione degli strumenti da pesca, ma anche attraverso la messa a sistema di una filiera che renda possibile e praticabile la gestione a terra delle reti, un’efficace raccolta e il loro corretto smaltimento; filiera che purtroppo nel nostro paese è ancora molto inefficiente. Infine, occorre sviluppare innovazione e ricerca, sono già tanti infatti i progetti che hanno dimostrato che già oggi è possibile avviare al riciclo le reti in un ciclo virtuoso ma anche la progettazione di nuovi materiali meno impattanti».

Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria, conclude: «E’ dunque sempre più necessario  cercare di coniugare scelte strategiche sul piano ambientale e una maggiore qualificazione delle attività economiche, dalla pesca all’offerta turistica, in modo da poter difendere e valorizzare una identità storica e culturale insieme alla qualità dei prodotti provenienti da questo territorio. Bisogna attivare progetti che coinvolgano gli imprenditori del settore, gli enti locali e di ricerca per favorire l’affermazione di politiche e azioni che rafforzino questo settore».