Rifiuti Campania, la Corte Ue non fa sconti: niente contributi Fesr per per la gestione e lo smaltimento

[6 novembre 2014]

Visto che l’Italia non ha adottato tutte le misure necessarie allo smaltimento dei rifiuti in Campania l’Ue non verserà i contributi finanziari del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti nella regione. Con sentenza di oggi la Corte di giustizia europea conferma la decisione della Commissione e respinge il ricorso dell’Italia.

Il Fesr ha come obiettivo quello di contribuire al potenziamento della coesione economica e sociale, attraverso la correzione dei principali squilibri, e lo sviluppo delle regioni. E contribuisce alla realizzazione di un livello elevato di protezione dell’ambiente.

Nel 2000 la Commissione – nell’ambito del sostegno agli interventi strutturali dell’Unione in Italia – ha approvato il programma operativo Campania (“PO Campania”), per spese effettuate fra il 5 ottobre 1999 e il 31 dicembre 2008. Per le azioni regionali destinate a migliorare e a promuovere il sistema di raccolta e di smaltimento dei rifiuti per l’Italia è stato previsto un cofinanziato dai Fondi strutturali pari a 46 634 365,80 euro ovvero pari al 50% della spesa totale (93 268 731,59 euro).

Ma, nel 2007 la Commissione ha messo in mora l’Italia. Perché il Bel paese non ha garantito che i rifiuti in Campania fossero smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza recare pregiudizio all’ambiente. Perché nella regione non ha creato una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento. Opinione confermata poi anche dalla Corte di Giustizia europea nel 2010. Nella sentenza del 2010 la Corte dichiara che l’Italia ha violato la direttiva sui rifiuti e che l’inadempimento mette in pericolo la salute dell’uomo e reca pregiudizio all’ambiente.

Quindi, la Commissione ha chiesto alle autorità italiane di dedurre tutte le spese sostenute afferenti alla misura di cui trattasi, a meno che lo Stato italiano non ponesse rimedio alla situazione.

L’Italia ha chiesto al Tribunale di annullare le decisioni della Commissione. Secondo l’Italia per giustificare tale rifiuto, l’oggetto specifico del procedimento di infrazione avrebbe dovuto coincidere perfettamente con le “operazioni” oggetto della domanda di pagamento dei finanziamenti.

Ma, secondo il Tribunale, per rifiutare i pagamenti intermedi del Fesr, è sufficiente che la Commissione dimostri che l’oggetto di un procedimento d’infrazione in corso è direttamente collegato alla “misura” cui si riferiscono le operazioni oggetto del finanziamento. La nozione di “misura” ha una portata più ampia rispetto a quella di “operazione”.

Quindi, l’Italia ha impugnato dinanzi alla Corte sostenendo che il Tribunale si è basato su un mero confronto tra l’oggetto dell’infrazione e quello della misura. Al contrario il confronto avrebbe dovuto essere effettuato rispetto alle operazioni specifiche in cui si traduce concretamente la misura.

Ma la Corte nella sua sentenza di oggi ha confermato la decisione del Tribunale perché giustamente il Tribunale ha paragonato l’oggetto del procedimento d’infrazione avviato dalla Commissione con quello della misura Fesr.

Del resto, il procedimento d’infrazione riguarda l’intero sistema di gestione e smaltimento dei rifiuti in Campania, inclusi il recupero o la raccolta e l’inefficacia della raccolta differenziata. Inoltre, gli interventi che sarebbero dovuti rientrare nella misura includevano gli aiuti per la creazione di un sistema di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, il recupero o la raccolta dei rifiuti a valle della raccolta differenziata nonché la realizzazione di discariche.

“Seguiamo la vicenda dei rifiuti in Campania da oltre 6 anni, anni di continui richiami da parte di Bruxelles – dichiara Monica Frassoni, co-Presidente del Partito Verde Europeo e coordinatrice di Green Italia – Siamo stati proprio noi a portare il decreto adottato per l’emergenza rifiuti in Campania all’attenzione della Commissione Ue, che ha a sua volta avviato la procedura d’infrazione contro l’Italia per “non aver garantito uno smaltimento rifiuti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza recare pregiudizio all’ambiente e non aver creato una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento. Con questa sentenza l’Italia perde oltre 46,6 milioni di euro, cofinanziati dai Fondi strutturali e pari al 50% di quanto speso dalla Regione Campania per il sistema dei rifiuti, che non le verranno rimborsati. È indispensabile che Renzi, una volta messo davanti a sanzioni finanziarie, rimetta la questione rifiuti nella lista delle priorità del governo”.