Rifiuti Campania, la Commissione Ue deferisce l’Italia che rischia sanzioni da capogiro

[20 giugno 2013]

Multe salatissime in arrivo all’Italia se non porrà rimedio alla pessima gestione dei rifiuti in Campania. La Commissione Ue ha infatti deferito oggi il Belpaese e chiesto l’applicazione di pesanti sanzioni come previsto dal trattato (art. 260 TFUE). In sostanza ha proposto che venga comminata una sanzione nella forma di una penalità giornaliera di 256.819 euro per ogni giorno di ritardo successivo alla seconda sentenza della Corte sino a che l’Italia non vi si conforma e di una somma forfettaria calcolata sulla base di 28.090 euro per ogni giorno trascorso tra le due sentenze della Corte.

La raccomandazione è arrivata direttamente da Janez Potočnik, Commissario per l’Ambiente, alla Commissione Ue che ha poi deciso di avviare un ricorso dinanzi alla Corte di giustizia contro l’Italia per il suo prolungato inadempimento in materia di gestione dei rifiuti nella regione Campania. Ai sensi del diritto dell’Unione, gli Stati membri devono infatti recuperare e smaltire i rifiuti in modo tale da non mettere in pericolo la salute umana e l’ambiente.

«Nel pronunciarsi contro l’Italia nel marzo 2010, la Corte – ricorda una nota della Commissione – aveva già espresso particolare preoccupazione riguardo all’assenza di una rete di dispositivi di smaltimento integrati e adeguati, che costituiscono un obbligo ai sensi della direttiva quadro sui rifiuti. La Commissione si è tenuta costantemente in contatto con le autorità italiane dopo la sentenza, nell’intento di assicurare che l’Italia prendesse le misure necessarie per eseguire la sentenza. Alcuni progressi sono stati compiuti: l’Italia ha adottato un nuovo piano di gestione dei rifiuti per la Campania nel gennaio 2012 e a giugno ha presentato un programma di misure destinate a gestire i rifiuti nella regione fino al 2016, quando dovrebbero diventare operativi nuovi impianti di trattamento».

Dall’estate 2011 – sottolinea sempre la Commissione – le autorità locali hanno dirottato grandi quantità di rifiuti verso impianti in altre regioni, soluzione questa di natura meramente temporanea a problemi che caratterizzano la regione ormai da anni. Ma, aggiunge – e qualcuno farebbe bene a prenderne definitivamente atto – «Non sono però da escludersi nuove emergenze, dato che il trasporto dei rifiuti fuori dalla regione non risolve in modo adeguato i problemi endemici di questo territorio».

Vale la pena ricordare invece che è di questi giorni la notizia che è stata avviata «una gara internazionale da 5 milioni per trasportare i rifiuti via mare. Il bando scade il prossimo 29 luglio, data ultima per ricevere le offerte da società di trasporto nazionali ed europee che siano in grado di garantire a lungo termine il servizio di trasporto via mare ogni volta che la produzione napoletana di rifiuti lo richiede. La destinazione attuale resta l’Olanda, ma per il futuro è ipotizzabile qualsiasi impianto di termovalorizzazione presente nel territorio dell’Unione Europea».

La Commissione quindi «pur riconoscendo i progressi fatti, ad esempio sotto il profilo della raccolta differenziata, la Commissione guarda con preoccupazione i ritardi che hanno portato all’arresto della costruzione della maggior parte degli impianti previsti per il recupero dei rifiuti organici, degli inceneritori e delle discariche. Il rischio ora è che molte delle installazioni previste non siano pronte per la fine del 2016, cioè in tempi ancora ragionevoli dalla prima sentenza della Corte».

Non solo, per la Commissione sono «preoccupanti altresì la sorte incerta di sei milioni di tonnellate di rifiuti imballati e stoccati presso vari siti in Campania, in attesa di un inceneritore che deve ancora essere costruito, e il basso tasso di raccolta differenziata nella provincia di Napoli: pur essendo la città della Campania che produce più rifiuti, Napoli ha un tasso di raccolta differenziata solo di circa il 20%».

Una vera disperazione, perché a quanto si legge anche dalla nota pare evidente che si siano fatte tante chiacchiere mentre il contatore di cassa girava. Non solo, l’escamotage di portare i rifiuti in Olanda ha permesso di evitare l’ennesima emergenza e ha fatto risparmiare un po’ di soldi alle casse comunali, ma ora i conti non tornano. Il 3 gennaio il vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano, annunciando il prossimo aumento di numero di viaggi in nave dei rifiuti di tutta la provincia di Napoli a febbraio per sopperire alla chiusura del termovalorizzatore di Acerra, che il costo dell’operazione è comunque già previsto e non graverà ulteriormente sulle casse della Regione considerando che «il trasporto in altre regioni costa 170 euro circa a tonnellata; portandoli in Olanda costa circa 109 euro; quindi c’è anche un risparmio».

Ora si parla di possibili multe da milioni di euro per il periodo tra la prima sentenza e questa attesa seconda. In più, la Commissione vuole che l’Italia paghi 250 mila euro al giorno (circa 80 milioni annui) per ogni giorno ulteriore di permanenza in stato di infrazione (sempre dopo la seconda sentenza). Dov’è dunque il risparmio? E come porre rimedio in tempi brevi alla situazione se si è convinti della bontà di portarli all’estero?