Rifiuti, come le abitudini di consumo influenzano l’efficienza della gestione

Il punto di vista del Centro di ricerca interuniversitario SEEDS, dal workshop di "Fare i conti con l’ambiente"

[12 giugno 2015]

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Nell’ambito dell’ottava edizione di “Fare i conti con l’ambiente – Ravenna 2015”, si è svolto il workshop su “Rifiuti: comportamenti, gestione e valutazione economica”, organizzato da ricercatori del CEIS Tor Vergata, dell’Università di Bologna, del Centro di ricerca interuniversitario SEEDS (Sustainability, Environmental Economics and Dynamics Studies) e di ARPA Emilia Romagna. Il workshop è stato un utile momento di incontro e riflessione, avendo posto a confronto diverse prospettive sul tema della gestione sostenibile dei rifiuti.

Motivo conduttore di tutti gli interventi è stato il ruolo dei “consumatori di prodotti” (famiglie residenti e turisti) come “produttori” di rifiuti. Nonostante le politiche in materia di rifiuti negli ultimi anni siano state orientate a modificare le modalità tradizionali di gestione, promuovendo il riciclo e il riutilizzo dei prodotti e stimolando la “prevenzione” nella produzione dei rifiuti, la diffusione di tali nuove pratiche è strettamente collegata alla modifica delle abitudini di consumo.

Come evidenziato dall’intervento di Mariangela Zoli, dell’Università di Roma Tor Vergata, la letteratura economica suggerisce che le inefficienze nei comportamenti individuali di gestione e produzione dei rifiuti siano riconducibili a incentivi di scelta sbagliati, collegati al fatto che i costi esterni associati ai rifiuti non si riflettono nei prezzi che le famiglie devono pagare. In particolare poiché, in genere, la tariffa sui rifiuti è indipendente dalla quantità di rifiuti prodotti, il suo potere incentivante sulla riduzione dei volumi è molto limitato. Gli individui potrebbero essere invece incentivati a modificare i propri acquisti in una logica di sostenibilità, scegliendo per esempio prodotti con minor packaging o più facilmente riciclabili, se fossero chiamati a pagare tariffe variabili in base alla quantità di rifiuti indifferenziati generati. Un filone recente della letteratura economica evidenzia anche l’importanza dei valori ambientali e delle motivazioni personali nel guidare le scelte di riciclo e riduzione dei rifiuti.

Partendo da queste considerazioni, durante il workshop sono stati presentati alcuni risultati di una indagine campionaria sui comportamenti di gestione dei rifiuti delle famiglie italiane, realizzata nel 2014 da IRCrES-CNR e dai dipartimenti DEIT e DSE rispettivamente delle Università di Ferrara e di Bologna.  Come mostrano le analisi econometriche, le politiche di intervento nel settore dei rifiuti hanno un ruolo essenziale nel favorire e stimolare pratiche corrette, ma dovrebbero tenere conto delle possibili reazioni dei consumatori agli incentivi economici e al contesto sociale in cui si formano le preferenze individuali.

La relazione fra produzione di rifiuti e presenze turistiche è stata invece analizzata dalla sottoscritta impiegando dati riferiti a tutte le province italiane. L’influenza dei turisti sulla quantità di rifiuti generati può essere indirettamente stimata utilizzando le presenze turistiche per calcolare gli abitanti equivalenti dati dalla somma dei residenti effettivi e dei cosiddetti turisti-anno (ottenuti dividendo le presenze turistiche per 365). La situazione italiana mostra luci e ombre: da un lato vi sono province in cui la quantità di rifiuti per abitante equivalente rimane particolarmente alta anche, in alcuni casi, in presenza di un esiguo numero di presenze turistiche (es. Prato e Reggio Emilia), mentre vi sono altre situazioni in cui, nonostante una elevata quantità di presenze turistiche, i rifiuti per abitante equivalente si attestano su valori particolarmente bassi (es. Bolzano e Trento). Ciò sembra denotare una forte eterogeneità sia nei comportamenti delle persone, siano esse residenti o in soggiorno turistico, sia negli effetti delle politiche tariffarie e/o pratiche di raccolta dei rifiuti utilizzate a livello locale.

L’impatto delle attività turistiche sull’ambiente è stato oggetto anche dell’intervento di Alberto Capra (ARPA – Provincia di Rimini), che ha sintetizzato i contenuti del Report turistico-ambientale della provincia di Rimini, realizzato da ARPA ER nel 2015. Come evidenziato da Capra, il rapporto tra turismo e ambiente è inevitabilmente complesso, comportando la necessità di bilanciare vantaggi economici e pressioni ambientali, che devono però devono essere monitorate attentamente, per evitare modifiche irreversibili agli ecosistemi naturali. In questa ottica, è fondamentale disporre di un sistema di indicatori che consentano di misurare gli impatti sull’ambiente e di realizzare una gestione sostenibile dello sviluppo turistico. Tra gli indicatori proposti nel rapporto, quello di “abitante equivalente” il cui significato è stato anticipato sopra. L’andamento dei volumi di raccolta dei rifiuti sulla base dell’indicatore di abitante equivalente consente di evidenziare una stretta correlazione tra l’incremento della popolazione dovuto ai flussi turistici e la produzione di rifiuti indifferenziati, suggerendo l’opportunità di realizzare politiche di educazione al corretto conferimento differenziato.

Elisa Bonazzi di ARPA Emilia-Romagna, infine, ha presentato l’avanzamento dell’applicazione di una matrice regionale di contabilità ambientale integrata che aiuta a predisporre uno strumento di policy di supporto alla pianificazione regionale nelle procedure di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del regolamento 2001/42/CE. Ciò permette di esaminare qual è il contributo di settori produttivi e famiglie alle performance economiche e ambientali e di individuare i settori più eco-efficienti. L’applicazione presentata, dalla prospettiva della produzione, costituisce una base conoscitiva di dati integrati – espressi in unità monetarie (dati economici) ed unità fisiche (pressioni ambientali dirette) – per orientare valutazioni, per descrivere le conseguenze di simulazioni di politiche e per monitorare gli effetti di piani regionali e politiche settoriali.

 

di Anna Montini* e Mariangela Zoli**

*Centro di ricerca interuniversitario SEEDS – Università di Bologna

**Università di Roma Tor Vergata, CEIS e SEEDS