Rifiuti, la condanna dell’Ue può essere una vera occasione

[2 dicembre 2014]

Ridda di commenti alla sentenza (l’ennesima) di condanna della Corte Ue all’Italia per la gestione dei rifiuti. Di interesse la posizione di Legambiente, che coglie l’occasione per inquadrare il problema ad un livello più alto e, cercando una soluzione, creare un’opportunità reale: «La condanna che la Corte Ue ha inflitto all’Italia – dichiara Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente – per non essersi ancora adeguata alla direttiva rifiuti sulle discariche è il finale di un film iniziato nel 2003, quando l’Italia ha recepito la direttiva sulle discariche del 1999. In diverse regioni del nostro Paese – aggiunge Ciafani – la discarica rimane, purtroppo, la principale opzione di gestione dei rifiuti, perché economicamente conviene».

Ma ecco il capovolgimento della questione: «E’ necessario ripensare ad un nuovo sistema di penalità e premialità per un’Italia rifiuti Free. Serve un nuovo sistema di incentivi e disincentivi per fare in modo che prevenzione e riciclo risultino più convenienti, anche economicamente, rispetto allo smaltimento in discarica. La formula chiave è quella di tartassare lo smaltimento in discarica, eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti, incentivare il riciclaggio perché diventi più conveniente del recupero energetico, promuovere una serie di politiche di prevenzione con il principio “chi inquina paga”. Per questo chiediamo che venga modificata in Parlamento l’ormai superata legge del 1995 che istituì l’ecotassa sulla discarica, come previsto dal disegno di legge collegato ambientale alla legge di stabilità, già approvato alla Camera, e ora in discussione in Commissione Ambiente del Senato».

«Inoltre – aggiunge Ciafani – chi produce più rifiuti deve pagare di più: questo deve valere per le aziende ma anche per i nuclei familiari. Ci auguriamo fortemente che il Ministro dell’ambiente approvi al più presto il decreto ministeriale sulla tariffazione puntuale previsto dalla legge di stabilità dello scorso anno e non ancora emanato, nonostante il termine ultimo fosse il mese di giugno 2014».

Per Monica Frassoni, co-presidente del Partito Verde Europeo e coordinatrice di Green Italia «In un contesto nel quale trovare risorse e destinarle all’uscita dalla crisi è sempre più difficile, il sistematico e pessimo uso dei fondi europei è inaccettabile come inaccettabile è che una procedura iniziata su nostra iniziativa nel lontanissimo 2007 non abbia trovato alcuno sbocco reale, neanche in prospettiva. Se l’Ue dopo anni di tentativi, riunioni, promesse, si è risolta a questa decisione, significa che non ha trovato alcun appiglio, né a livello regionale, né a livello nazionale. È questo un reale furto di risorse che dovrebbero essere destinate a un territorio ferito che merita tutt’altra attenzione».

«L’incapacità dell’Italia di riportare lo smaltimento e trattamento dei rifiuti ad uno stato di legalità – aggiunge – è una macchia sulla condotta del nostro paese che non riceve l’attenzione mediatica e politica che, invece, vengono dati a debito e tagli. Del resto, ne è una prova il fatto che lo stesso Sblocca Italia di rifiuti nemmeno se ne preoccupa, se non per autorizzare l’attivazione di impianti di incenerimento. Il fine di queste sentenze, però, – conclude Frassoni – non deve essere la punizione, ma devono essere di stimolo al governo ad agire e porre rimedio al più presto. Per ogni momento sprecato, non solo si perdono ingenti somme di denaro,  ma aumenta il pericolo per la salute delle persone e dell’ambiente».

Secondo Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente della Camera, «È inaccettabile che un grande paese come l’Italia venga punito per il mancato rispetto della normativa Ue in materia di gestione dei rifiuti e delle discariche. Credo sia giusto far pesare le multe sulle amministrazioni inadempienti. Sul fronte dei rifiuti possiamo vantare anche casi eccellenti: penso ad esempio a Milano che insieme a Vienna è prima tra le grandi città europee sopra il milione di abitanti per raccolta differenziata o al fatto che l’Italia è leader in Europa nell’industria del recupero. Facendo meglio anche della Germania: mentre i tedeschi recuperano 22,4 milioni di tonnellate di materiali, nel nostro Paese raggiungiamo i 24,1 milioni. È poi necessario incentivare i comuni che gestiscono i rifiuti in modo virtuoso puntando sulla differenziata anziché sulla discarica, proprio come propone il Collegato Ambientale licenziato dalla Camera, e contrastare i fenomeni criminosi con tutti gli strumenti legislativi ad oggi vigenti. Per fare un salto di qualità in questa direzione è urgente approvare in tempi rapidi la legge che introduce i reati ambientali nel nostro codice penale. Una legge passata a larga maggioranza alla Camera e all’esame del Senato da dieci mesi».