Rifiuti elettronici, l’Italia capofila in Europa per chiedere standard omogenei con Weeelabex

I risultati a un anno di distanza dall’avvio del progetto

[25 febbraio 2015]

Una produzione legislativa e normativa ridondante, poco chiara e difforme – anche tra comuni contigui –  rappresenta uno dei maggiori ostacoli contro cui quotidianamente deve combattere chi si occupa della gestione dei rifiuti in Italia (o almeno, chi vuole farlo rispettando la legge). Per questo Ecodom, Ecolight, ERP Italia, RAEcycle e Remedia, cinque consorzi che gestiscono complessivamente oltre l’80% dei Raee (i rifiuti elettrici ed elettronici) prodotti in Italia hanno ben presente il valore di regole e standard omogenei non solo nei patri confini, ma in tutta Europa, per un efficace ed efficiente trattamento dei rifiuti elettronici. E grazie a loro, l’Italia guida la certificazione europea degli impianti che trattano i Raee, secondo gli standard Weeelabex.

Weeelabex (acronimo di Weee LABoratory of EXcellence, ovvero “Laboratorio di eccellenza dei Raee”) è stato ideato dal Weee Forum in collaborazione con i principali stakeholder della filiera Raee, ed è co-finanziato dalla UE nell’ambito del programma Life+: il progetto ha il duplice obiettivo di mettere a punto nuovi standard di qualità per la raccolta, il trasporto e il trattamento delle varie tipologie di RAEE, oltre a individuare e realizzare una modalità uniforme e strutturata di verifica del rispetto di questi standard in tutti i Paesi europei, attraverso auditors qualificati e opportunamente formati.

Il processo di accreditamento secondo gli standard Weeelabex è lungo e complesso: al momento hanno ottenuto la certificazione 30 impianti, 10 italiani; a distanza di un anno dall’avvio del progetto – che in Italia ha mosso i primi passi nell’aprile2014 – sono 82 gli impianti in Europa che hanno avviato il processo di certificazione; di questi, il 30% (24 impianti) riguarda strutture italiane.

Gli audit italiani svolti tra la seconda metà del 2014 e l’inizio del 2015 hanno interessato prevalentemente i flussi di trattamento dei Raee pericolosi, ovvero i rifiuti elettronici appartenenti ai raggruppamenti R1 (frigoriferi e congelatori) ed R3 (televisori e monitor): complessivamente sono stati auditati 31 flussi. Per quanto riguarda il trattamento di R2 (lavatrici, lavastoviglie, forni) e R4 (piccoli elettrodomestici ed elettronica di consumo), sono stati auditati 15 flussi.

Il progetto – dichiarano i cinque consorzi italiani – si è rivelato finora positivo: sono stati innalzati gli standard di trattamento e si sta procedendo verso una maggiore uniformità delle condizioni operative e una sempre maggiore consapevolezza e garanzia di eccellenza lungo tutta la filiera: l’obiettivo è quello di arrivare a creare un network di eccellenza garantito e certificato in tutta Europa.