Rifiuti, la Grecia come l’Italia: condannata dalla Corte europea per le discariche illegali

[4 dicembre 2014]

Anche la Grecia viene multata dalla Corte di Giustizia europea per non aver adottato tutte le misure necessarie per l’esecuzione della sentenza del 2005 sulla gestione dei rifiuti. La Grecia dovrà pagare una penalità semestrale di 14 520 000 euro, dal quale sarà dedotto un importo pari a 40 000 euro per ogni sito di eliminazione incontrollata dei rifiuti,che sia stato oggetto o di chiusura o di risanamento dopo il 13 maggio 2014, nonché un importo pari a 80 000 euro per quei siti che saranno stati al contempo chiusi e risanati.

In seguito a denunce, a interrogazioni e a relazioni del Parlamento europeo sull’esistenza di discariche illegali e non controllate nel 2003 la Commissione ha avviato la procedura di inadempimento.

Nel 2005, a seguito della pronuncia della sentenza la Commissione ha inviato alla Repubblica ellenica, una lettera con cui ha chiesto di fornirle informazioni sulle misure adottate per conformarsi ai termini di tale sentenza.

La Repubblica ellenica – con una lettera del 20 febbraio 2006 – ha informato che il piano nazionale di gestione dei rifiuti era stato modificato ai fini della chiusura e del risanamento dei siti di smaltimento incontrollato dei rifiuti e della loro sostituzione con impianti idonei di gestione dei rifiuti. Analogamente, i piani regionali di gestione dei rifiuti erano in corso di modifica o di aggiornamento. E, in seguito al censimento delle discariche illegali e della loro classificazione in funzione della pericolosità, il Ministero dell’Ambiente, della Pianificazione territoriale e dei Lavori pubblici aveva adottato orientamenti relativi all’elaborazione di studi di risanamento.

Dopo varie comunicazione, però la Commissione ha ritenuto che continuasse a sussistere un problema strutturale, per quanto riguarda sia il numero delle discariche non controllate sia la mancanza di un numero sufficiente di siti idonei di smaltimento dei rifiuti. Di conseguenza, ha ritenuto che lo Stato non avesse dato esecuzione alla sentenza del 2005. Nel 2013 ha proposto altro ricorso alla Corte.

Nello stesso anno le autorità elleniche hanno trasmesso alla Commissione un ottavo rapporto relativo all’avanzamento dei progetti di gestione dei rifiuti, dal quale emergeva, riguardo alle discariche illegali, che 73 delle stesse permanevano in attività e che 292 discariche illegali, sebbene non più in funzione, non erano state oggetto di risanamento. Comunque sia, non si è completamente allineata a quanto previsto dalla sentenza del 2005 e non ha rispettato gli obblighi comunitari in materia di rifiuti.