Rifiuti, l’Italia ci riprova chiedendo l’annullamento della sentenza per la cattiva gestione in Campania

[21 ottobre 2013]

L’Italia ha chiesto l’annullamento della sentenza del 2013 del Tribunale europeo sui contributi finanziari del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti in Campania. Il Tribunale, infatti, aveva confermato le decisioni della Commissione di non versare all’Italia contributi finanziari Fesr, poiché l’Italia non ha adottato tutte le misure necessarie per lo smaltimento dei rifiuti (come la Corte ha constatato con la sentenza del 4 marzo 2010)

Il Fesr ha come obiettivo quello di contribuire al potenziamento della coesione economica e sociale, cercando di ridurre le disparità regionali. Infatti si concretizza in un sostegno allo sviluppo e attraverso l’organizzazione strutturale delle economie regionali, anche relativa alla riconversione delle regioni industriali in declino. E contribuisce, fra l’altro, alla realizzazione di un livello elevato di protezione dell’ambiente.

La vicenda ha inizio nel 2000 quando la Commissione ha approvato il programma operativo Campania (“PO Campania”). E quando per l’Italia l’Ue ha previsto un cofinanziato dai Fondi strutturali pari al 50% della spesa totale (93 268 731,59 euro) relativo alle azioni regionali destinate a migliorare e a promuovere il sistema di raccolta e di smaltimento dei rifiuti.

Nel 2007 l’Italia, non avendo garantito in Campania che i rifiuti fossero smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza recare pregiudizio all’ambiente – non ha creato una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento nella regione – si è guadagnata la messa in mora da parte della Commissione e successivamente nel 2010 la condannata dalla Corte di Giustizia per la violazione della direttiva sui rifiuti.

Così nel 2008 la Commissione ha proposto di rifiutare provvisoriamente il rimborso delle spese del PO Campania relativo al sistema regionale di gestione e smaltimento dei rifiuti, anch’esso oggetto del procedimento d’infrazione.

Con due ricorsi l’Italia ha chiesto al Tribunale di annullare le decisioni di rifiuto della Commissione. E lo ha fatto sostenendo che per giustificare tale rifiuto, l’oggetto specifico del procedimento di infrazione avrebbe dovuto coincidere perfettamente con le “operazioni” oggetto della domanda di pagamento dei finanziamenti.

Il Tribunale ha ritenuto infondate le motivazioni portate dall’Italia dato che il ricorso per inadempimento ha riguardato l’intero sistema di gestione e smaltimento dei rifiuti della regione campana, compresa l’inefficacia del recupero sia della raccolta differenziata. Ha dunque confermato la decisione della Commissione.