L’industria del waste management ha un fatturato pari a tre volte quello del calcio italiano

Rifiuti: nel cassonetto c’è il tesoro dell’economia circolare italiana

Waste Strategy Annual Report 2016: vale 6,5 miliardi risparmiati dal sistema Italia

[29 novembre 2016]

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Il Waste Strategy Annual Report 2016 (Was), elaborato da un think tank di importanti operatori del sistema dei rifiuti e coordinato dalla società di consulenza ambientale Althesys, conferma che «Carta, vetro, metalli, plastica, la stessa frazione umida, se correttamente raccolti e selezionati, permettono oggi un risparmio di 6 miliardi e mezzo sulle importazioni di materie prime dall’estero».  E utilizzando le materie prime seconde (Mps) «Il sistema Italia risparmia già oggi 2 miliardi di euro di energia, pari a circa il 10% dei consumi elettrici».

Il rapporto, presentato oggi a Roma dall’amministratore delegato di Althesys  Alessandro Marangoni, sottolinea che  «L’economia circolare non è solo un metodo per sottrarre alla discarica ingenti quantità di risorse, evitando inquinamento e occupazione del suoloI materiali che finiscono nel nostro bidone sono una vera e propria miniera. A fare la parte del leone nel recupero delle materie prime seconde è oggi soprattutto l’industria cartaria, dove il risparmio di materie prime vergini è intorno ai 2 miliardi di euro medi annui. Nel settore delle materie plastiche l’impiego dei materiali di recupero porta invece risparmi per circa 500 milioni di euro annui.

Dall’indagine di Althesys emerge che «Nonostante nel nostro paese si debbano ancora superare alcuni ostacoli normativi e industriali all’economia circolare, il settore della selezione, valorizzazione e recupero dei materiali sta crescendo e si sta consolidando. e lo sviluppo dell’industria del riciclo ha fatto crescere i mercati delle materie prime seconde». Nel rapporto si legge che «“Oggi le Mps hanno assunto un ruolo strategico per l’industria italiana. Solo nel comparto della carta, negli ultimi 15 anni, la carta recuperata è quasi raddoppiata passando dal 26% del totale nel 2000 al 47,7% nel 2015. Ciò ha permesso all’Italia di diventare esportatrice netta di maceri, ribaltando la posizione storica di dipendenza dall’estero».

Negli ultimi anni, l’industria del waste management  cresce complessivamente in maniera stabile, arrivando,  solo per i primi 75 top player, a  un fatturato da  9,7 miliardi di euro, quasi tre volte quello del calcio italiano (3,6 miliardi).

E si tratta di un’industria in rapido mutamento: secondo il rapporto Was, «Le imprese più dinamiche  si stanno sviluppando soprattutto nel settore della selezione e della valorizzazione dei materiali raccolti. Lo sviluppo delle fasi a valle della raccolta, essenziale per la partenza di un vero comparto della circular economy, è diventato un imperativo nelle politiche di gestione dei rifiuti, per questo gli operatori stanno lentamente spostando su questa parte della filiera il loro focus strategico: oggi questo segmento vale già 2 miliardi di euro.Il 73% degli operatori di questa fase della filiera tratta almeno due materiali recuperati, in particolare carta e plastica, con il 66% delle imprese attive su entrambi. Il 60% dei player si dedica ai metalli, mentre sono il 45% quelli attivi nel vetro e altrettanti nel legno. Infine il 46% opera solo nel business degli urbani, il 33% esclusivamente degli speciali. Il 21% è impegnato su entrambi i flussi. Da questi dati si desume che il segmento della selezione-valorizzazione si sta avviando verso una progressiva seppur lenta trasformazione con l’inizio di quei processi di consolidamento e industrializzazione che caratterizzano già da alcuni anni le fasi della raccolta a monte e dello smaltimento a valle».

Marangoni conclude: «L’interesse degli operatori grandi e piccoli si sta decisamente orientando verso i business della circular economy”. Le imprese di waste management puntano a integrarsi lungo la value chain,  nella selezione e valorizzazione dei materiali raccolti, ottenendo il doppio risultato di ridurre le quantità di rifiuti da smaltire e aumentare il valore aggiunto. Il presidio dei mercati delle materie prime seconde, in alcuni casi ormai commodities globali, sarà sempre più strategico. In Italia un significativo potenziale di sviluppo si trova nel campo dei rifiuti organici urbani (Forsu), che ha ancora margini di crescita, soprattutto nel meridione, dove 2,3 milioni di tonnellate di umido non sono ancora intercettate. La trasformazione in materie prime di nuova generazione e in energia rinnovabile con la produzione di biometano sono alcune delle sfide più concrete per lo sviluppo dell’economia circolare».