I rifiuti che il Tevere porta in mare: l’80% plastica, l’8% carta e cartone

I risultati di uno studio europeo sul monitoraggio dei rifiuti fluviali realizzato nel canale di Fiumicino

[27 ottobre 2017]

Gran parte dei rifiuti marini  che danneggiano l’ecosistema marino vengono portati dai  fiumi e tra le ormai molte iniziative che si occupano di marine litter  e della necessità di avere degli indicatori e dei valori base sul  numero dei rifiuti che dai fiumi finiscono nel mare  c’è anche il Riverine Litter Observation Network (Rimmel) al quale partecipano  36 istituti di ricerca europei, coordinati dal Joint research centre (Jrc) della Commissione europea,  che utilizza un protocollo di monitoraggio sperimentale  per censire i rifiuti più grandi di 2,5 cm che galleggiano alle foci dei fiumi.  Di Rimmel fanno parte anche diversi  istituti e Ong  italiani che  monitorano  fiumi come  il Tevere e l’Arno e tra questi c’è l’Accademia del Leviatano che dal 2016 monitora dal pedonale di Fiumicino, tutti i rifiuti che dal ramo più piccolo del Tevere entrano in mare. All’Accademia del Leviatano spiegano che «La ricerca è stata portata avanti dai ricercatori volontari dell’associazione esperti nelle tecniche di monitoraggio rifiuti e da studenti che hanno usufruito delle borse di studio della Regione Lazio “Torno Subito”». Alla raccolta di dati, che  saranno utilizzati dal Jrc  per analizzare i valori base ed i trend del quantitativo di rifiuti che dai fiumi giungono al mare, ha partecipato anche l’Associazione Discesa Internazionale del Tevere. I risultati serviranno anche per valutare l’effetto delle politiche ambientali legati ad importati Direttive Europee come la Direttiva Rifiuti e la Strategia Marina. Lo studio, sarà presentato a dicembre ad un convegno sui rifiuti marini organizzato dall’Accademia dei Lincei a Roma

Una delle ricercatrici responsabili del monitoraggio, Miriam Paraboschi, sottolinea che «I rifiuti che finiscono nel mare si frammentano in particelle più piccole che rischiamo di entrare nella catena alimentare del mare; altri, invece, sono riportati dalle mareggiate sulle spiagge diventando così rifiuti urbani la cui gestione è a carico del Comune di Fiumicino nonostante siano stati prodotti altrove», La Paraboschi ricorda anche «Il potenziale rischio di ingestione della plastica da parte di cetacei e tartarughe che frequentano le acque circostanti».

Per un anno, circa ogni 10 giorni, sono stati raccolti dati e dai risultati è emerso che «ogni ora dal canale di Fiumicino entrano in mare 85 oggetti di rifiuti galleggianti più grandi di 2,5 cm. L’80% di questi rifiuti sono di plastica mentre l’8% sono di carta/cartone. Gli oggetti più comuni censiti sono pezzi di plastica più piccoli di 50 cm (e tra questi cicche di sigaretta ed i “bastoncini di plastica” sia dei cotton fioc sia dei “leccalecca”), pezzi di polistirolo, bottiglie, buste, coperchi e confezioni. Presenti tra i rifiuti anche oggetti di gomma e di metallo …numerose anche le scarpe! Frequente anche la presenza di boe, pezzi di rete da pesca, e scatole di polistirolo, presumibilmente legate alla flotta peschereccia locale».

Secondo la responsabile scientifica dell’Accademia del Leviatano, Ilaria Campana,  «I risultati sono in linea con quanto ottenuto dai monitoraggi effettuati in mare aperto da traghetti, in aree prospicienti, a conferma che i fiumi sono le principali vie di immissione di rifiuti in mare». Un dato confermato anche da un recente studio coordinato dall’Ispra.