Rifiuti in Toscana, attenti ai reati ambientali ma anche a norme «complesse e contradditorie»

Cispel: «Occorre essere rigorosi nella lotta ai reati veri, ma al tempo stesso distinguere questi da illeciti burocratici»

[12 dicembre 2017]

Commentando il primo Rapporto sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana, elaborato dalla Normale di Pisa, il presidente Enrico Rossi spiega che «la Toscana è attraversata da tutte le contraddizioni dell’epoca che stiamo vivendo. Non c’è ad oggi, in Toscana, una presenza territoriale organizzata della mafia. Ma domani potrebbe accadere. Già oggi del resto la Toscana è terra dove le mafie e la criminalità investono e sono state certificate presenze preoccupanti: sulla gestione dei rifiuti, sulle tratte e il caporalato, sul commercio della droga o i traffici del porto di Livorno. E non dobbiamo farci dunque trovare impreparati».

Il rapporto commissionato dalla Regione e redatto dalla prestigiosa Scuola pisana è, in quest’ottica, uno strumento di conoscenza dal quale attingere, ma anche per attizzare le coscienze. «Chi sa può contrastare meglio – conclude Rossi (nella foto con il ministro Orlando, ndr)– ma sapere smuove anche la coscienza civile e questa è una grande ricchezza della Toscana: un tessuto sociale reattivo riconosciuto anche da più di un magistrato, vivo anche nelle istituzioni quando non si chiudono in se stesse e decidono di collaborare. Ed è quel fuoco attivo che ci permetterà di non fare passi indietro che con questa ricerca vogliamo stimolare, affinché i cittadini che sanno si facciano coraggio e montino le scale delle procure denunciando anomalie di ogni sorta».

È dovere poi delle istituzioni, però, riuscire a portare avanti l’opera al di là della denuncia. Per riuscire a costruire un’economia sana, oltre a demolire quella malata. «Vedere i fenomeni e intercettarli per tempo è indispensabile per una nuova antimafia nel settore dei rifiuti come negli altri, per garantire una Toscana più sicura e legale e consentire una migliore prevenzione e repressione dei fenomeni esistenti», argomenta al proposito il presidente di Cispel Alfredo De Girolamo, ma se «l’esistenza dei reati ambientali, specie nel settore dei rifiuti e degli appalti, preoccupa ed è testimoniata da alcune indagini approdate alle cronache», è altrettanto importante saper distinguere le singole mele marce all’interno di un sistema – quello toscano – che già oggi vanta numerose eccellenze in fatto di economia circolare.

«L’elevato numero di denunce ed indagini può anche significare una migliore qualità dei controlli e delle indagini stesse e non solo una maggiore propensione a questo tipo di reati. Occorre quindi – aggiunge De Girolamo – essere rigorosi nella lotta ai reati veri, ma al tempo stesso distinguere questi da illeciti burocratici legati alla difficile applicazione di norme spesso complesse e contradditorie. In questo senso il prossimo Rapporto potrebbe prevedere un approfondimento di questo aspetto», è l’auspicio del presidente Cispel.

Potrebbe infatti contribuire a chiarire – come ci auguravamo ieri su queste pagine – quanto la carenza di impianti autorizzati, una normativa di settore confusa e contraddittoria e infine iter giudiziari lunghissimi impattino sulla crescita dei reati ambientali (quelli veri). Del resto proprio da Cispel, ormai nel giugno scorso, è arrivato l’ultimo allarme: per quanto riguarda i rifiuti «la stabilità del sistema è a rischio. Impianti chiusi o sequestrati, riciclo a rischio e conferimenti illegali, in mancanza del Piano Regionale di gestione, rendono ingovernabile il flusso di speciali e urbani». Da allora però non è cambiato niente.

L. A.