Rimateria, il Noe sequestra la discarica oggetto di maleodoranze

Le operazioni per la risoluzione del disagio erano avviate da tempo. Fino a stamattina

[21 marzo 2018]

Nella mattinata di oggi il Nucleo operativo ecologico (Noe) di Grosseto ha posto sotto sequestro la discarica gestita da Rimateria a Piombino oggetto nei giorni scorsi di una richiesta di chiarimenti avanzata dal sindaco di Suvereto all’Arpat. Come già spiegato su queste pagine, i chiarimenti richiesti vertevano sulle maleodoranze provenienti dalla discarica – un tema sul quale era intervenuto in primis l’azienda e dunque la stessa Arpat.

L’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana ha ribadito quanto già noto, ovvero che – al 5 marzo 2018 – i pozzi collegati alla rete di captazione del biogas «sono 16 su 34, ovvero circa la metà di quelli autorizzati, e che il biogas captato è combusto in torcia. Il sistema di captazione risulta a tutt’oggi ridotto rispetto a quello previsto in autorizzazione e questo determina la diffusione di biogas responsabile dell’impatto odorigeno». Una situazione sulla quale Rimateria si sta muovendo da tempo, come mostra la risposta alla diffida Arpat pubblicamente consultabile sul sito aziendale da gennaio 2018, e come riconosce la stessa Agenzia: «Lo stesso gestore ha anche dichiarato che è in corso la predisposizione delle gare di appalto per la trivellazione di 35 pozzi (12 pozzi esistenti da rifare e 23 nuovi) oltre a 3 nuove stazioni di regolazione, e che prevede di completare le opere del nuovo stralcio, anche in stati di avanzamento, entro i primi 6-8 mesi del 2018».

«Il comunicato di Arpat ha sottolineato quello che era stato già reso pubblico ripetutamente anche dalla stampa – ha aggiunto nei giorni scorsi Rimateria – la rete di captazione del biogas deve essere adeguata. Quando la Regione ha diffidato Rimateria ad adeguare prima possibile gli impianti di captazione del biogas e della regimazione delle acque che erano inadeguati da anni, Rimateria stava già operando in tal senso tanto che, altrimenti, non avrebbe adoperato lo strumento della diffida. E per questi motivi non aveva senso alcuno, né fondamento, fare ricorso contro la diffida. Il costo di tali interventi (circa 3 milioni) si è potuto sostenere proprio in ragione delle attività in corso. Senza queste, con ogni evidenza, tutto sarebbe rimasto come era. Nel corso degli ultimi due anni Rimateria è stata controllata da una pluralità di soggetti addetti (Noe, Regione, Finanza, Arpat, Asl, Carabinieri forestali) con un numero di controlli 10 volte superiori ai precedenti 10 anni. Siamo convinti che, alla fine, questi controlli  rappresenteranno una sorta di certificazione. In ogni caso nessun soggetto controllore ha mai rilevato elementi impedenti l’esercizio delle attività in corso. È un fatto. Stiamo lavorando, nell’ambito delle procedure di legge (che sono lunghe e vischiose quanto necessarie) per mitigare i disagi delle maleodoranze nei tempi più celeri possibile anche nella certezza delle evidenze di Arpat (oltre che dei nostri studi che verranno presentati pubblicamente il 9 di aprile): non c’è alcun rapporto fra maleodoranze e impatti sulla salute».

Dunque, le operazioni per risolvere il problema delle maleodoranze sono – o meglio, erano – in corso. Fino al sequestro di stamattina. Adesso si apre una nuova fase d’incertezza, per il presente e futuro risanamento del territorio quanto per i dipendenti attualmente occupati in Rimateria: il presidente Valerio Caramassi ha incontrato i sindacati per poi riunirsi con i sindaci per affrontare il tema.