L'assemblea di Asiu, riunitasi oggi, avanza la sua proposta

Rimateria, si avvicina la vendita del primo blocco di azioni: i Comuni chiamati a decidere

Tre lo offerte economiche sul tavolo ritenute adatte all'avanzamento dell'economia circolare in Val di Cornia

[26 giugno 2017]

La procedura per la vendita delle quote aziendali di Rimateria – oggi di proprietà per l’87,75% di Asiu e per il 12,25% di Lucchini a.s. – potrebbe arrivare presto a un punto di svolta. L’obiettivo è chiaro da tempo: sul finire dello scorso agosto, con invito pubblicato sulla Gazzetta ufficiale europea vennero posti in vendita due blocchi di azioni di Rimateria pari al 30% l’uno – con un prezzo a base d’asta di € 2.772.000,00 – destinati a due acquirenti diversi tra loro con «almeno quinquennale nel settore delle bonifiche e/o nella gestione dei rifiuti speciali e pericolosi», capaci di apportare in Rimateria il know how e le autorizzazioni funzionali al perseguimento degli obiettivi aziendali (con mantenimento al socio pubblico delle strategie e del controllo).

In estrema sintesi, lo scopo è quello di riciclare il riciclabile e di smaltire in sicurezza ciò che non è riciclabile. Più in dettaglio, come spiega la stessa azienda: «(i) la progettazione, realizzazione e gestione di impianti per il trattamento, il recupero, il riciclo e lo smaltimento in sicurezza dei rifiuti speciali e speciali pericolosi; (ii) la progettazione e la realizzazione di interventi di bonifica delle aree industriali e di siti contaminati; (iii) il recupero energetico, la cogenerazione ed il teleriscaldamento; (iv) la commercializzazione dei materiali derivanti dai vari cicli di produzione industriale nonché dal riciclo». Un progetto che si è meritato nei mesi scorsi sia il plauso della Commissione parlamentare sul traffico illecito dei rifiuti, sia quello dell’Unione europea.

Nel frattempo le operazioni necessarie per trovare sul mercato degli acquirenti che potessero soddisfare gli alti requisiti richiesti sono andati avanti alacremente per mesi. Al termine della procedura ad evidenza pubblica però, nonostante «la partecipazione di un numero ragguardevole di soggetti ai sopralluoghi tecnici, alla virtual data room e ai colloqui bilaterali, non sono pervenute offerte ammissibili secondo quelli che erano i requisiti del bando di gara». Dunque, il 16 marzo scorso l’assemblea di Asiu ha deciso di «avviare una fase di negoziazione tra i soggetti interessati che erano giunti al termine della procedura ad evidenza pubblica consentendo un’offerta in ribasso non superiore al 5%». Non essendo però state presentate offerte, il 12 maggio l’assemblea di Asiu ha fatto un passo in più: «Al fine di raccogliere offerte ritenute essenziali per la continuità aziendale e per il raggiungimento degli obiettivi industriali e di razionalizzazione delle partecipazioni, ha disposto una nuova fase aprendo anche ad una eventuale platea più ampia di soggetti eventualmente interessati anche non dotati dei requisiti di ammissibilità indicati nell’iniziale bando di gara e dando a tutti i partecipanti alla nuova fase di negoziazione la possibilità di offrire un prezzo di acquisto per i singoli pacchetti azionari anche al ribasso rispetto al prezzo a base d’asta sempre non superiore al 5%».

Una scossa che ha prodotto risultati concreti: al 19 giugno 2017 sono pervenute «tre offerte economiche» da parte di Ambienthesis, Unirecuperi, Ecomar Italia e due lettere prive di offerta (da Navarra e Solmar). Da qui la decisione assunta oggi dall’assemblea di Asiu, riunitasi per fare il punto sulla situazione.

Mantenendo alto il target per selezionare i possibili acquirenti, l’assemblea «ha ritenuto che delle tre offerte economiche ricevute una soltanto è coerente con l’avviso, essendo le altre non conformi con quanto richiesto sia nell’entità che nei tempi di erogazione del corrispettivo delle azioni» Al contempo, ha deliberato di «proporre ai Consigli comunali l’approvazione dell’esito della procedura, di conferire mandato ad Asiu di negoziare il contratto definitivo per la cessione del primo lotto del 30% e di tornare sul mercato per l’alienazione del secondo lotto di azioni». La partita dell’economia circolare in Val di Cornia, al momento, è tutta in mano ai Comuni.