Sacchetti: alla Coop c’è l’alternativa, ma in Svizzera

MultiBag trasparenti realizzate a partire da legno di faggio certificato

[5 gennaio 2018]

Il governo e in particolare il ministero dell’Ambiente con una circolare interpretativa inviata alla grande distribuzione organizzata, è riuscito a trasformare ulteriormente in un caotico pasticcio una cosa semplice e giusta come il passaggio dai sacchetti di plastica per l’ortofrutta a quelli biodegradabili.

Infatti, il ministero dell’ambiente si incarta completamente quando passa a spiegare quale può essere l’utilizzo di borse portate dall’esterno per asporto di prodotti sfusi: «Un ulteriore chiarimento è relativo, anche al fine del coordinamento con le regole di sicurezza alimentare e igiene degli alimenti come previste dal comma 3 dell’art. 226-ter, D.Lgs. n. 152/2006, alla possibilità, da parte del consumatore che non intende pagare la borsa ultraleggera, di utilizzare, al posto della stessa, imballaggi portati dall’esterno del negozio. Per quanto riguarda l’utilizzo di borse portate dall’esterno degli esercizi commerciali in sostituzione delle borse ultraleggere fornite esclusivamente a pagamento ai consumatori a partire dal 1° gennaio 2018, si fa presente, innanzitutto, che la nuova disciplina introdotta dall’art. 9-bis del decreto-legge n. 91/2017, come convertito in legge, si applica esclusivamente alle borse di plastica come definite dal nuovo art. 218, comma 1, lett. dd-ter), ai sensi del quale le borse di plastica sono “borse con o senza manici, in plastica, fornite ai consumatori per il trasporto di merci o prodotti”; si ricorda, inoltre, che il comma 3 dell’art. 226-ter del D.Lgs. n. 152/2006 stabilisce testualmente che “nell’applicazione delle misure di cui ai commi 1 e 2 sono fatti comunque salvi gli obblighi di conformità alla normativa sull’utilizzo dei materiali destinati al contatto con gli alimenti adottata in attuazione dei regolamenti(UE) n. 10/2011, (CE) n. 1935/2004 e (CE) n. 2023/2006, nonché il divieto di utilizzare la plastica riciclata per le borse destinate al contatto alimentare”. Conseguentemente, ancorché qualunque pratica volta a ridurre l’utilizzo di nuove borse di plastica risulti indubbiamente virtuosa sotto il profilo degli impatti ambientali, si ritiene che sul punto la competenza a valutarne la legittimità e la conformità alle normative igienico-alimentari richiamate nel citato comma 3 dell’art. 226-ter spetti al Ministero della Salute. Lo stesso Dicastero, allo stato, è orientato a consentire l’utilizzo di sacchetti di plastica monouso, già in possesso della clientela, che però rispondano ai criteri previsti dalla normativa sui materiali destinati a venire a contatto con gli alimenti. Tali sacchetti dovranno risultare non utilizzati in precedenza e rispondenti a criteri igienici che gli esercizi commerciali potranno definire in apposita segnaletica e verificare, stante la responsabilità di garantire l’igiene e la sicurezza delle attrezzature presenti nell’esercizio e degli alimenti venduti alla clientela».

Su Facebook il direttore di Legambiente Stefano Cifani, dopo aver ricordato a la richiesta ai ministri Galletti e Lorenzin di una circolare congiunta per decidere sull’uso delle retine per frutta e verdura», definisce «fantastica nota del ministero dell’Ambiente che scarica la decisione a quello della Salute per presunti problemi sanitari» e si chiede: «in Germania e Svizzera quanti morti per infezione da retina da supermercato? I sacchetti compostabili per frutta e verdura devono essere ridotti anche in numero, come avvenuto per gli shopper».

Ha ragione la coordinatrice della campagna elettorale di Liberi E Uguali, Rossella Muroni, quando scrive su Facebook: «Qualcuno governi il governo. Il signor presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è pregato di prendere e di chiudere in una stanza i suoi ministri (Salute, Ambiente e Sviluppo Economico) e di lasciarli uscire solo quando avranno la capacità di trovare una soluzione univoca e chiara, per questo casino enorme che hanno combinato! Il Paese grato ringrazia!»

Eppure i nostri ministri bastava che varcassero la frontiera di Chiasso per capire come si può fare quel che in Italia sembra impossibile. Infatti, nonostante su Facebook impazzi la teoria del complotto di Renzi per far guadagnare la Novamont, i sacchetti di plastica “fini” sono stati sostituiti (come in Cina) o sono a pagamento come in Svizzera e a partire dal  6 novembre 2016 la Coop Svizzera, la più grossa catena di supermercati elvetica insieme a Migros, offre sacchetti per frutta e verdura riutilizzabili. E spiega che «Le cosiddette Multi-Bag sono realizzate in cellulosa certificata FSC e possono essere utilizzate più volte. Questi sacchetti rappresentano l’alternativa ecologica per tutti i consumatori che, quando acquistano frutta e verdura, vogliono rinunciare al sacchetto di plastica monouso».

E’ cosi che la Coop Svizzera dal febbraio 2017 è stata in grado di ridurre il consumo di sacchetti di plastica alla cassa di oltre l’85% e a offrire un’alternativa sostenibile anche ai clienti che vogliono ridurre il consumo di plastica quando acquistano frutta e verdura.

Guido Fuchs, specialista in sostenibilità per la Coop Svizzera dice che i sacchetti soddisfano numerosi criteri: «Per noi era fondamentale che i sacchetti fossero realizzati in materiali sostenibili. Inoltre ci interessava che le etichette dei prezzi si potessero rimuovere con facilità e che il sacchetto fosse lavabile in lavatrice». La Multi-Bag «è realizzata a partire da legno di faggio certificato FSC e proviene quindi da boschi gestiti in maniera sostenibile. Durante la produzione del sacchetto, inoltre, vengono impiegate quantità di energia e d’acqua notevolmente inferiori rispetto a quanto accade per i sacchetti in cotone. Per questi motivi la Multi-Bag è certificata con il label Oecoplan ed è consigliata dal Wwf».

Alla Coop Svizzera l’alternativa ai sacchetti può essere comprata direttamente nel reparto frutta e verdura in confezione tripla a 4.95 franchi, cioè, più o meno, il costo annuo dei tanto contestati sacchetti biodegradabili italiani monouso.

In Svizzera è possibile quel che chiedono fin dall’emanazione della confusa normativa italiana associazioni come Legambiente: «Per evitare che il consumatore debba pagare il peso della Multi Bag (27 grammi) la frutta e la verdura devono essere pesate senza il sacchetto e imbustate solo in seguito – spiegano ancora alla Coop Svizzera – Naturalmente è possibile anche riporre diverse varietà di frutta e verdura nella stessa Multi-Bag e incollare tutte le etichette dei prezzi sul sacchetto. Già da tempo i clienti possono portare il proprio sacchetto o contenitore. L’unico presupposto è che esso sia trasparente, in modo da permettere al personale di cassa di vederne il contenuto. Il cliente potrà anche in futuro continuare a utilizzare i propri sacchetti o contenitori».

Semplica, no? Evidentemente troppo semplice per il governo italiano. E comunque, c’è da giurarlo, se si fosse adottato questa soluzione anche da noi, non mancherebbero i complottisti di tastiera che avrebbero già scovato l’amico di Renzi che ci guadagna con le Multi-Bag di faggio.