Shopper, quando l’Italia torna ad essere esempio e pure di green economy

[19 settembre 2013]

All’indomani della definitiva, e tanto sospirata, entrata in vigore della norma che vieta nel nostro paese la commercializzazione di shopper che non siano biodegradabili e compostabili e anche alla luce della novità positive che emergono a livello europeo è forse il caso di tornare a fare il punto su questo tema.

I lettori di greenreport.it sanno che più volte ho scritto che la vicenda del divieto di commercializzazione degli shopper in plastica tradizionale poteva essere presa “a modello” da vari punti di vista.

Lo è stata purtroppo, in negativo, perché ha fatto emergere molti mali italiani: dalle pressioni lobbistiche che ne hanno rinviato, per lungo tempo, in varie forme l’entrata in vigore, alla vera e propria truffa messa in atto mettendo sul mercato shopper oxodegradabili spacciandoli per legittimi, tanto che si è dovuto reintervenire per via legislativa per metter fine all’equivoco.

Ma è  stato così soprattutto in positivo, perché con un semplice emendamento si è introdotta una modifica legislativa che da una parte accompagnava un cambiamento degli stili di vita dei cittadini che sempre più numerosi hanno ridotto l’abitudine all’ “usa e getta” (e infatti è diminuito l’utilizzo degli shopper) e dall’altra contribuiva a sostenere l’innovazione tecnologica spingendo sulla chimica verde che ci mette a disposizione manufatti provenienti da materie prime vegetali e rinnovabili e non più da fossili. Una norma insomma di natura ambientale che tracciava una politica industriale.

Oggi possiamo dire che questa vicenda ci dice anche un’altra cosa: anche questo disgraziato Paese può esercitare un’importante leadership a livello europeo se imbocca la strada dell’innovazione. Come leggere altrimenti la recente svolta del Governo britannico? Appena tre mesi fa gli inglesi avevano obiettato che la legge italiana era un vulnus rispetto alle direttive europee sulla libera circolazione delle merci. Quella presa di posizione ufficiale ha determinato l’ultimo rinvio e il decreto italiano è infatti entrato in vigore solo il 14 settembre scorso quando sono scaduti i tempi entro il quale la Commissione europea avrebbe potuto impugnarlo dando ragione agli inglesi. La commissione non lo ha fatto e gli inglesi due giorni fa hanno annunciato di voler prendere un provvedimento per cui sugli shopper verrà imposta una tassa al fine di dissuadere i consumatori dall’acquisto. E, cosa assai rilevante, dalla tassa saranno esclusi gli shopper biodegradabili.

Ha quindi fatto bene il Ministro dell’Ambiente Orlando a rivendicare alla fermezza della posizione italiana il merito di avere spostato equilibri e antichi convincimenti a livello europeo.

Insomma, con l’auspicio che finalmente si comincino ad applicare le sanzioni previste – sino a 100mila euro – contro chi continui a commercializzare shopper illegali, questa vicenda ci lascia in eredità un insegnamento che potrà essere assai utile se la politica finalmente si convincerà a sostenere la green economy con provvedimenti concreti e non a chiacchiere: la strada per dare un nuovo futuro industriale che si basi sulla difesa dell’ambiente è tracciata, e vince anche in Europa.

Francesco Ferrante, vicepresidente Kyoto Club, vicepresidente Fondazione Integra/Azione, Direttivo Legambiente per greenreport.it