Sistri e tracciabilità dei rifiuti, è giunta l’ora di cambiare strada

Presentata interrogazione di Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera

[29 luglio 2013]

È necessario rivedere il Sistri (il Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti), o meglio è necessario andare oltre, cambiando decisamente strada. Questo il senso dell’interrogazione parlamentare presentata da Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, risollevando un tema del quale anche noi di greenreport ci siamo spesso occupati.

«Per un Paese come l’Italia, in cui le ecomafie non conoconoscono crisi, ma in cui come testimoniato da Legambiente fanno affari per 4,1 miliardi di euro l’anno grazie al traffico illegale di rifiuti speciali e non, è urgente attivare un sistema di tracciabilità per la gestione e la movimentazione dei rifiuti da parte delle aziende che sia semplice, efficace e trasparente. Considerando che il Sistri, il sistema informativo voluto dal ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare sin dal 2007 per monitorare i rifiuti pericolosi tramite la tracciabilità degli stessi, si è rivelato poco efficace a raggiungere l’obiettivo, e data l’urgenza di dare una soluzione efficace al problema del contrasto allo smaltimento illegale di rifiuti, ho presentato un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico per chiedere se intendano valutare un rapido intervento legislativo per il superamento del Sistri stesso, sostituendolo con nuovi criteri».

Realacci ha ricordato le criticità del sistema che si basa sull’utilizzo di due apparecchiature elettroniche: una cosiddetta “black box” da montare sui mezzi adibiti al trasporto dei rifiuti per tracciarne i movimenti e una token, usb da 4 Gb equipaggiata con un software per autenticazione forte e firma elettronica che viaggia assieme ai rifiuti, su cui sono salvati tutti i dati ad essi relativi.

Sin dal maggio 2011, quando avvenne il collaudo generale del sistema voluto dalle associazioni imprenditoriali in vista dell’imminente partenza del sistema del 1° giugno dello stesso anno, i risultati sono stati al di sotto delle attese, con problemi nella gestione del sistema a causa di malfunzionamenti delle apparecchiature elettroniche e di carenze del sistema informativo centrale che non è stato in grado di garantire l’accesso a tutti gli operatori.

Ma le carenze del Sistri non sono state evidenziate solo nella fase di avvio. Infatti dopo tre anni di rodaggio anche le conclusioni della consultazione delle organizzazioni delle imprese in materia di Sistri avviata dal ministero dell’Ambiente hanno evidenziato lacune persistenti.

«Tali conclusioni, approvate all’unanimità dai rappresentanti delle 31 organizzazioni delle imprese coinvolte lo scorso 20 giugno – ha aggiunto Realacci- , definiscono il Sistri un sistema non idoneo perché comporta eccessivi sovraccarichi sia in termini organizzativi che di costi. Nelle medesime conclusioni si sottolinea come il continuo rinvio della effettiva operatività del Sistri è esso stesso prova della non funzionalità operativa di questo sistema, che il termine operativo del 1 ottobre 2013, qualora fosse confermato, comporterebbe notevoli disagi alle diverse decine di migliaia di imprese e di operatori che producono e gestiscono rifiuti pericolosi; che i costi economici e organizzativi di tale avvio sarebbero rilevanti, in particolare in un momento di crisi e di difficoltà per le imprese. Per questo le imprese coinvolte chiedono che il Sistri venga sostituito con nuovi criteri. Vista l’importanza che sia garantita la tracciabilità dei rifiuti pericolosi e le difficoltà di raggiungere tale obiettivi con il sistema attuale – ha aggiunto il presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera- ai ministri interrogati chiedo inoltre se non ritengano utile censire e integrare i vari sistemi già esistenti sul territorio regionale, se intendano adottare per il nuovo sistema di tracciabilità informatizzata gli indirizzi indicati unanimemente dalle 31 organizzazioni delle imprese nella riunione del 20 giugno 2013, e se non ritengano altresì utile che nella progettazione e sperimentazione del nuovo sistema siano coinvolte le organizzazioni delle imprese».

Aprire un nuovo “file” per la tracciabilità dei rifiuti pericolosi è quanto mai opportuno, ma occorre pure ricordare che le ecomafie e l’economia illegale dei rifiuti si contrastano anche valorizzando l’economia legale ed in particolare dando maggiore spazio al riciclo effettivo dei materiali, sostenendo imprese e mercato dei prodotti realizzati con materie prime seconde, trasformando quella che è un’emergenza in un’opportunità per l’economia nazionale.

Se mancano queste premesse resta l’inquinamento normativo presente a monte del problema, dove la tracciabilità diventa l’alibi dietro cui nascondere la carenza impiantistica e l’interruzione della filiera. Senza chiarezza del diritto i contorni dei doveri diventano arbitrari e le priorità, rispetto allo smaltimento dei rifiuti – pericolosi e non – rischiano di essere ribaltate.