Sistri, ecco il testo del decreto (apprezzato dalle imprese agricole)

[28 aprile 2014]

Come abbiamo scritto venerdì, è stato emanato il primo decreto attuativo delle disposizioni sul Sistri, introdotte dal DL 101/2013, convertito nella Legge 125/13 e Agrinsieme (il coordinamento tra Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle Cooperative) ha espresso subito la sua soddisfazione per le decisioni assunte dal ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, sulla semplificazione degli adempimenti, tenendo conto delle peculiarità del settore agricolo. «È un risultato di grande importanza – ha commentato Agrinsieme –  che mette in evidenza l’attenzione del ministro, il cui lavoro ha consentito il raggiungimento di questo risultato».

Come noto, infatti, e lo si può leggere dal decreto allegato in fondo all’articolo, sono stati esclusi dal Sistri «i produttori di rifiuti pericolosi derivanti da attività agricole ed agroindustriali con meno di 10 dipendenti e (indipendentemente dal numero dei dipendenti) gli Enti e le imprese di cui all’art. 2135 del Codice civile che conferiscono i propri rifiuti nell’ambito dei circuiti organizzati di raccolta» cosa che per Agrinsieme «è un segnale fortemente positivo».

«Si permette così – ha concluso il coordinamento tra Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle Cooperative – di proseguire, da una parte nel percorso di semplificazione nella gestione dei rifiuti e, dall’altra, di valorizzare i sistemi virtuosi esistenti, legati al concetto dei circuiti organizzati di raccolta. Il settore agricolo, infatti, non si esime dalla tracciabilità dei rifiuti, ma ha necessità che la stessa sia adattata alle esigenze operative dell’attività».

Greenreport.it da sempre ritiene il Sistri uno strumento tutt’altro che decisivo per risolvere il problema della cattiva gestione dei rifiuti, prendiamo comunque atto che si sta cercando almeno di non farlo essere oltre che poco utile, anche un fardello per le imprese che cercano di operare correttamente in un marasma burocratico che ha creato il paradosso italiano non (o non solo) della certezza del diritto, ma della certezza del dovere. In pratica anche chi vuole comportarsi al meglio, non sa a che santo votarsi tra leggi che si contraddicono e interpretazione disparate. Da segnalare, ultimo ma non ultimo, il non senso del decreto in un Paese, come l’Italia appunto, dove il 98% delle imprese ha meno di 10 dipendenti.

 

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