Smaltimento dei rifiuti: la Cina lancia un piano di azione per le grandi città

In Tibet protezione ambientale insoddisfacente. I costi di una crescita durata decenni

[5 gennaio 2018]

Il ministero cinese dell’edilizia abitativa e dell’edilizia urbana e rurale ha pubblicato un’ordinanza nella quale esorta 46 grandi città a elaborare dentro fine marzo dei piani di azione dettagliati in materia di smaltimento dei rifiuti.

L’agenzia ufficiale cinese Xinhua scrive che «Secondo il ministero, questi piani devono precisare gli obiettivi e i compiti dei lavori entro l’anno. Nel 2018, queste città devono definire delle zone pilota per lo smaltimento dei rifiuti ed estendere progressivamente il modello ad altre regioni».

Entro il 2020, le 46  megalopoli e metropoli cinesi dovranno, nell’insieme, aver stabilito un sistema di trattamento dei rifiuti e adottato delle leggi e dei regolamenti per il settore, «Con un tasso di utilizzo dei rifiuti organici riciclabili e corruttibili che dovrà raggiungere il 35%».

Il ministero cinese dell’edilizia abitativa e dell’edilizia urbana e rurale conta di creare «un sistema di smaltimento dei rifiuti conforme alle norme internazionali entro il 2035».

Il governo comunista ha deciso di accelerare i tempi visto che le grandi città cinesi stanno affrontando  una crisi di rifiuti urbani che vede accumularsi la spazzatura e che ormai ha ingolfato discariche e inceneritori, mentre, come sottolinea  Xinhua, i nuovi impianti  di questo tipo «suscitano regolarmente l’opposizione degli abitanti locali».

Ma come si è visto il problema dei rifiuti non riguarda solo le metropoli, il governo ha bacchettato anche la regione autonoma del Tibet sottolineando che «I lavori di trattamento dei rifiuti urbani e la costruzione di reti di canalizzazione sono in ritardo, danneggiando l’efficacia del trattamento delle acque reflue in numerose città. Anche la gestione dei rifiuti solidi pericolosi è problematica.

Il Tibet è una delle 8 regioni a livello provinciale che sono state sottoposte ad agosto  a ispezioni durate un mese da parte di team dei ministeri di Pechino e il governo dice che «Il lavoro per la protezione ambientale in Tibet non ha risposto alle esigenze del governo centrale e dell’opinione pubblica».

Secondo il bilancio delle ispezioni nazionali, al 31 ottobre, «La regione ha risolto 1.020 casi rilevati dal team, un totale di 882 imprese e dipartimenti si sono visti ordinare di procedere a dei miglioramenti e 784 casi sono stati oggetto di sanzioni con ammende che hanno totalizzato 27,9 milioni di yuan (4,3 milioni di dollari)». Durante le ispezioni in Tibet sono state arrestate due persone per violazioni ambientali e 148 persone sono state denunciate.

Gli ispettori governativi accusano: «Il governo locale non ha rispettato rigorosamente i regolamenti regionali sulla protezione ambientale, chiudendo gli occhi su 7 distretti che non hanno risposto alle esigenze durante la valutazione del  2016. La realizzazione di 242 progetti di strade rurali è stata avviata senza l’approvazione delle autorità di protezione ambientale e la maggioranza dei luoghi turistici non dispone di impianti di trattamento dei rifiuti«.

Il ministero cinese della protezione ambientale spiega che alla fine delle ispezioni governativa, sono state denunciate 6.471 persone per danni ambientali e che «Le ispezioni fanno parte della campagna del Paese mirante a lottare contro l’inquinamento e i danni ambientali la crescita durata per decenni ha causato al Paese dei problemi quali lo smog, l’inquinamento delle acque e la contaminazione dei suoli».