Dati Beach Litter: una media di 600 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia

Spiagge e fondali puliti in Toscana: le coste continuano ad essere piene di rifiuti

I responsabili? «Cattiva gestione dei rifiuti urbani (49%), pesca e acquacoltura (14%) e mancata depurazione (7%)»

[29 maggio 2017]

Dal 23 al 28 maggio in tutta la Toscana i volontari di tutte le età hanno ripulito gli arenili dai rifiuti spiaggiati per ribadire, insieme a Legambiente, l’importanza di una maggiore tutela dell’ambiente e dell’ecosistema marino. Il Cigno Verde toscano spiega che «Ad oggi rifiuti di ogni forma, genere, dimensione e colore, frutto della cattiva gestione a monte e dell’abbandono consapevole, continuano ad invadere le spiagge italiane e quelle del resto del Mediterraneo: come buste,  reti per la coltivazioni di mitili, tappi e scatole di latta, mozziconi di sigaretta, bottiglie e flaconi, cotton fioc; per non parlare di quelli che si trovano in mezzo al mare come le microplastiche o quelli che si depositano sul fondale; tutti mettono in serio pericolo la biodiversità».

In Toscana sono state 5 le spiagge ripulite dai volontari dal 23 al 28 maggio La manifestazione centrale è stata  quella della Bufalina a  Marina di Vecchiano, dove i volontari del circolo di Legambiente Pisa, in collaborazione con il Liceo Artistico Porta Romana di Firenze, hanno effettuato la pulizia del fragilissimo habitat dunale. L’iniziativa si è svolta nel contesto di una riserva naturale istituita grazie ad un fortissimo movimento di opinione, fornendo un importante spunto per discutere del ruolo dei cittadini nella conservazione della natura e della biodiversità. Sono stati raccolti trenta sacchi di rifiuti, in gran parte plastici, bottiglie di vetro e lattine di birra …

Il 23 maggio volontari a lavoro a Marina di Cecina e Marina di Bibbona, dove il circolo di Legambiente Costa Etrusca ha organizzato con grande successo la pulizia dei rifiuti portati dal mare. Il 2 maggio, a Viareggio il circolo di Legambiente Versilia ha pulito la spiaggia della Lecciona, un’area che rientra per intera nel Parco Migliarino- Massaciuccoli – San Rossore. Hanno partecipato oltre duecento volontari. Della pulizia delle spiagge di Galenzana e dei Salandri a Marina di Campo, all’isola d’Elba, parliamo invece diffusamente in un’altra pagina di greenreport.it.

In tutte queste aree costiere, una cattiva gestione della raccolta, riciclo e riuso della plastica a trasformato una risorsa in problema e i dati dell’indagine Beach Litter 2017, condotta da Legambiente ad  aprile e maggio nell’ambito di Spiagge e Fondali Puliti – Clean Up The Med, confermano anche quest’anno «una situazione critica per molti arenili: su 3 spiagge toscane, per un totale di  8.400  metri quadri sono stati trovati una media di 683 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia, per un totale di 2.048 rifiuti totali. Le spiagge prese in esame sono quelle di Chiarone, nel comune di Capalbio (Gr), di Albinia nel comune di Orbetello (GR), spiaggia della riserva naturale della Lecciona nel comune di Viareggio (Lu).La spiaggia presso la Riserva Naturale della Lecciona è la terza delle spiagge con la maggiore percentuale dei rifiuti in plastica (il 98%). I cotton fioc sono al secondo posto dei rifiuti più presenti e in particolare nella spiaggia di Chiarone rappresentano il 26 % dei rifiuti. Questa spiaggia è, a livello nazionale, la seconda con la maggiore percentuale di cotton fioc».

Ma, come si è detto, «la plastica si conferma il materiale più trovato (32,6% degli oggetti rinvenuti). Per quanto riguarda gli oggetti più trovati sulle 3 spiagge: quest’anno al secondo posto ci sono cotton fioc/bastoncini (14,3%), al terzo posto svettano in classifica tappi e coperchi (11,2%), le bottiglie e i contenitori di plastica per bevande (5,8%),  ed ancora stoviglie usa getta (3,9%). Anche se di poco fuori top ten, una menzione speciale va riservata alla presenza dei sacchetti di plastica, shopper e buste, che rappresentano l’undicesimo oggetto più frequente sulle spiagge italiane (il 2%)».

Fausto Ferruzza, presidente Legambiente Toscana, ricorda che «coinvolgere la cittadinanza attiva alla ripulitura delle nostre spiagge, alla vigilia della stagione turistico/balneare è un obiettivo storico della campagna internazionale Clean Up the Med e ogni anno ci sorprende l’interesse crescente delle scuole, delle cooperative che si occupano dell’accoglienza dei migranti richiedenti asilo e dei turisti occasionali che incontriamo al momento delle iniziative. Una festa del volontariato davvero popolare».

L’associazione ambientalista propone anche una lista delle principali cause dei rifiuti spiaggiati: «Cattiva gestione dei rifiuti urbani (49%), pesca e acquacoltura (14%) e mancata depurazione (7%)» e spiega che «la cattiva gestione dei rifiuti urbani (scorretta gestione dei rifiuti a monte, attività turistiche e ricreative, abbandono consapevole) è responsabile della metà dei rifiuti presenti sulle spiagge italiane».

A far la parte da leone tra gli oggetti trovati sulle spiagge monitorate ci sono gli imballaggi (un rifiuto su tre). Il 20% è legato poi ad una scorretto smaltimento dei prodotti legati al fumo (pacchetti, accendini e mozziconi di sigaretta), un dato che sale al 36% nelle altre spiagge Mediterranee, dove l’associazione ambientalista ha trovato ben 3574 mozziconi, pari a quasi 179 pacchetti di sigarette.

In Italia pesca e acquacoltura sono invece responsabili di una media di 95 oggetti ogni 100 metri di spiaggia: «Il 77% degli oggetti riconducibili a questi settori sono calze da coltivazione di mitili, il 4% sono le cassette per il pesce, di plastica o polistirolo, e cime/corde con diametro inferiore a 1 cm (3,9%), tra gli oggetti più pericolosi per la fauna soprattutto per intrappolamentoPer quanto riguarda le reti da coltivazioni di mitili, il 99% delle calze rinvenute da Legambiente sono state trovate su quasi la metà (15) delle spiagge monitorate da Legambiente, in particolare quelle situate sulla costa Adriatica dove sono presenti 185 impianti di mitilicoltura attivi che producono ogni anno circa 40mila tonnellate di mitili, pari al 50% della produzione nazionale di molluschi».