Spreco di cibo, Fao e Global Panel: «Migliorare le diete riducendo le perdite»

Un nuovo documento politico richiede un'azione per ridurre la perdita e lo spreco di alimenti ricchi di nutrienti

[8 novembre 2018]

La Fao dice che una morte su cinque è da associarsi a diete di scarsa qualità e il rapporto “Preventing nutrient loss and waste across the food system: Policy actions for high-quality diets”, appena pubblicato dal Global Panel on Agriculture and Food Systems for Nutrition in collaborazione con la Fao, esorta i responsabili politici a «dare priorità alla riduzione della perdita e dello spreco alimentare come mezzo per migliorare l’accesso a cibo nutriente e sano».

Il rapporto sottolinea che «Le diete di cattiva qualità rappresentano oggi per la salute pubblica una minaccia maggiore della malaria, della tubercolosi o del morbillo, mentre allo stesso tempo, circa un terzo di tutto il cibo prodotto per il consumo umano non raggiunge mai il piatto del consumatore».

Fao e Global Panel e fanno notare che «Alimenti come frutta, verdura, semi, noci, latticini, carne e pesce sono ricchi di sostanze nutritive, ma sono anche altamente deperibili e quindi suscettibili di perdite in tutto il sistema alimentare. I numeri sono sbalorditivi: ogni anno più della metà della frutta e degli ortaggi prodotti a livello globale vengono persi o sprecati. Una fonte vitale di proteine, circa il 25% di tutta la carne prodotta –equivalente a 75 milioni di mucche – non viene consumata».

Il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, che fa parte anche del Global Panel, evidenzia che «Per affrontare tutte le forme di malnutrizione e promuovere diete sane, dobbiamo mettere in atto sistemi alimentari che aumentino la disponibilità, l’accessibilità e il consumo di alimenti freschi e ricchi di nutrienti per tutti. Adottando azioni specifiche per ridurre le perdite e gli sprechi di alimenti freschi e il cibo nutriente è una parte fondamentale di questo sforzo».

Il rapporto propone una serie di azioni politiche per tutto il sistema alimentare: «Educare le parti interessate; porre l’attenzione sui cibi deperibili; migliorare le infrastrutture pubbliche e private; incoraggiare l’innovazione; e colmare la mancanza di dati e le lacune di conoscenza sulle perdite e sui rifiuti alimentari»

Srinath K. Reddy, membro del Global Panel e presidente della Public Health Foundation of India. È soddisfatto delle note informative e secondo lui «Le azioni politiche del gruppo globale mostrano come la riduzione delle perdite e dello spreco alimentare possa svolgere un ruolo chiave nel miglioramento delle e diete povere e inadeguate di circa 3 miliardi di persone e sono spesso responsabili della persistente sotto-nutrizione, oltre che dell’aumento del sovrappeso e dell’obesità con  il conseguente aumento delle malattie non trasmissibili».

Secondo i dati Fao, «Nei Paesi a basso reddito il cibo va per lo più perduto durante la raccolta, lo stoccaggio, la lavorazione e il trasporto, mentre nei Paesi ad alto reddito il problema è uno spreco a livello di vendita al dettaglio e di consumo. Insieme, hanno un impatto diretto sul numero di calorie e nutrienti effettivamente disponibili per il consumo. La perdita e lo spreco di micronutrienti destano particolare preoccupazione dato l’impatto diretto sul benessere, la capacità di apprendimento e la produttività. A livello globale, l’agricoltura produce il 22% in più di vitamina A di quanto richiediamo. Tuttavia, dopo la perdita e gli sprechi, la quantità disponibile per il consumo umano è inferiore dell’11% di quella necessaria. Ridurre la perdita e lo spreco di alimenti nutrienti potrebbe quindi produrre sostanziali benefici per la salute.

Fornirebbe anche rendimenti economici, in quanto il valore del cibo perso o sprecato è stimato annualmente in 1 trilione di dollari. Mangiare maggiori quantità di cibo già prodotto eviterebbe anche lo spreco di acqua, terra ed energia che sono serviti per la loro produzione».