Il direttore Gianluca Cencia a greenreport.it

Dalla Tares alla Service tax, Federambiente: «Continua la schizofrenia sui rifiuti»

Il futuro della tassa visto dalla Federazione italiana servizi pubblici igiene ambientale

[28 agosto 2013]

Secondo il ministro dell’Ambiente Orlando, includere la Tares nell’ipotizzata Service tax «sarebbe un colpo mortale per le imprese, sarebbe iniqua nei confronti di quelle che producono meno rifiuti e sarebbe una regressione nel sistema dei servizi ecologici del nostro Paese». Federambiente condivide la posizione del ministro? 

«Ovviamente la condividiamo, nel senso che una delle richieste che come  Federazione abbiamo avanzato fin dall’inizio, da quando è stata pensata  la Tares, è che il settore dei rifiuti conservi un sistema di finanziamento  autonomo. Analogamente agli altri settori industriali e dei servizi  pubblici locali, noi riteniamo fondamentale che venga restituita  un’autonomia di finanziamento al settore industriale di gestione dei  rifiuti rispetto ai servizi indivisibili comunali, e soprattutto che si  realizzi per la prima volta un modello univoco, trasparente e stabile di  finanziamento del settore».

Dalle fila dello stesso partito, ossia il Pd,  intanto il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta afferma il contrario del ministro Orlando: «Penso a una tassa unica di stampo federalista, gestita dai Comuni, che inglobi la Tares». 

« Il sottosegretario Baretta pone una questione non  irrilevante, perché quello della garanzia sulla riscossione è stato ed è  un problema rilevante per il finanziamento del settore dei rifiuti.  Evidentemente, a differenza di altri settori in cui è più facile il  collegamento tra l’erogazione del servizio e il suo pagamento per i rifiuti garantire che il servizio venga  pagato nei tempi e nelle modalità previste è una sfida importante.  Quindi siamo totalmente d’accordo con quanto viene indicato dal ministro  dell’Ambiente ma non sottovalutiamo il tema posto dal sottosegretario  Baretta rispetto alla possibilità che il settore dei rifiuti goda d’un  sistema di riscossione finanziariamente certo».

Nel frattempo, dal pulpito politico le proposte in campo si moltiplicano e si mischiano continuamente. Quali effetti ha sul settore questa totale schizofrenia politica? 

«Sui rifiuti veniamo da diversi anni di schizofrenia. Tenga conto di una  cosa: questo Paese ha 8.100 Comuni; nel 1997, col decreto Ronchi, si  decide di passare dalla Tarsu alla Tia, quindi dalla tassa alla tariffa.  Questo con un percorso che prevedeva un passaggio in cui tutti i Comuni  italiani sarebbero dovuti andare verso un sistema di tariffazione  gestito anche dalle aziende, come è accaduto in diverse aree del Paese.  C’è stato un momento in cui, in Italia, su 8.100 Comuni, 1.300 avevano  la Tia 1. Poi è arrivata la Tia 2, e dopo ancora la sentenza della Corte  costituzionale sull’Iva. Abbiamo così avuto una fase, nel Paese, dove su  8.100 Comuni 1.300 adottavano Tia 1, Tia 2 e altri erano tornati  a una forma di tributo calcolato con il piano finanziario e il metodo  normalizzato della tariffa. La parte rimanente era ancora a Tarsu. Così,  abbiamo vissuto una fase storica – se così vogliamo dire – in cui il  Paese ha avuto 4 diverse modalità di finanziamento per un unico servizio».

E adesso, dunque, che cosa propone Federambiente? 

«Noi chiediamo che a supporto del sistema industriale dei rifiuti venga  definito un metodo di finanziamento autonomo. Che sia rispondente anche  a quanto dice l’Europa sul principio del chi inquina paga. Che sia certo  nella correlazione tra azioni virtuose e metodi premianti per chi adotta  politiche o comportamenti virtuosi. Che, inoltre, dia certezza  di riscossione.  La Tares – o almeno la sua attuale versione – sotto questo punto di  vista, pur nella sua schizofrenia (anche sulle modalità di pagamento per  i cittadini), ha un elemento dal quale ripartire: per la parte relativa  ai rifiuti ha previsto la copertura integrale dei costi. Quindi, ripartiamo da un  punto fermo: nel 2013, con la Tares, abbiamo l’approvazione del piano  finanziario e la copertura integrale dei costi. Quindi, dal 2014, se  vogliamo ripensare un modello univoco, ripartiamo da una situazione ottimale. ».

Mettendo nuovamente mano alla tassazione dei rifiuti si potrebbe anche pensare di introdurre finalmente incentivi economici per l’industria del riciclo, sostenendo così al contempo la crescita di lavori verdi: pensa possa essere un’occasione percorribile? 

«Se riusciamo a trovare delle formule che mettano in correlazione il  rapporto tra azienda e utente attraverso meccanismi premianti per i  comportamenti virtuosi, è chiaro che diamo il via a una macchina che  spinge tutti gli attori in gioco a metterli in atto, avendone un ritorno  anche in termini economici. Ma se il sistema su cui si fonda il finanziamento dei rifiuti è la tassa sui metri quadri, che si adottino o  meno comportamenti virtuosi, per il cittadino non c’è alcun vantaggio a  comportarsi bene. Invece, attraverso una tariffa e un sistema che  correli quanti rifiuti produco a quanto pago, andiamo nella direzione di  sostenere tutti gli attori. Anche, evidentemente, il settore del riciclo».

E per quanto riguarda gli incentivi diretti alle industrie manifatturiere del riciclo? 

«Questo è un campo d’azione diverso. Una cosa è il pagamento da parte  dei cittadini del servizio pubblico locale sui rifiuti, un’altra è la  responsabilità individuale dei soggetti produttori, che a livello  europeo prevede un finanziamento del riciclo a carico di coloro che  immettono beni nel mercato: è il principio del chi inquina paga,  applicato a me, a lei, alle imprese. Sono due cose differenti, non le  legherei oggi nel dibattito sulla tares».