Legambiente: «Basta con i giochi di parole. Chi produce meno rifiuti deve pagare meno»

Tarsu, Tares, Trise, Tari: dietro le sigle nuove la vecchia sostanza

[29 ottobre 2013]

Ieri ad “Un giorno da Pecora” su Radio Due facevano l’esame sulle nuove sigle delle tasse – Tarsu, Tares, Trise, Tari – a Santo Versace ed altri ospiti, con risultati tra il comico e l’improbabile, ma oggi  le agenzie hanno battuto la notizia molto meno  divertente che molti temevano dopo quella che si sta rivelando l’ennesima burla sull’Imu di Berlusconi e company: sono possibili ulteriori aumenti delle tasse sulla casa attraverso la legge di stabilità.

Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente, non ci sta e dice: «Chi inquina paga, chi produce meno rifiuti deve risparmiare Questo è l’unico principio su cui deve basarsi la tariffazione sui rifiuti. Che si chiami Tares o Trise oppure Tari, non è possibile che questa vada ad aggravare il peso fiscale sugli italiani in maniera illogica e ingiusta. Chi produce meno rifiuti dovrebbe essere premiato, mentre la nuova tassa sui rifiuti Tari, forse più della precedente Tares, rischia, al contrario, di aggravare ulteriormente il peso fiscale sugli italiani in maniera ingiusta».

Intanto sul sito di Legambiente, continua la raccolta firme della petizione popolare “Italia rifiuti free”, indirizzata al presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta e ai ministri dell’ambiente Andrea Orlando e dell’economia e delle finanze Fabrizio Saccomanni, «Per chiedere al governo di rivedere questo tributo in maniera tale da rispettare il principio europeo del “chi inquina paga”, calcolandolo solo sulla effettiva produzione di rifiuti indifferenziati e consentendo così alle utenze più virtuose di pagare di meno, come richiesto recentemente anche dalle associazioni di categoria Federambiente e Fise – Assoambiente».

Ciafani spiega che «Oggi infatti, è possibile affrontare in concreto la sfida della riduzione, come è riuscita a fare ad esempio la Germania, utilizzando una equa leva economica, introducendo un criterio di giustizia e sostenibilità ambientale e alleggerendo la pressione fiscale sui più virtuosi. Solo in questo modo si contribuirà davvero a liberare l’Italia dal problema rifiuti, facendo entrare il nostro Paese a pieno titolo in quella “società europea del riciclaggio” alla base nella nuova direttiva europea».

Il Cigno Verde evidenzia quanto di buono, nonostante tutto, si sta facendo a livello locale: «La gestione dei rifiuti in Italia sta vivendo una fase di grande evoluzione. Sono oltre 1300 i Comuni che in tutto il Paese superano l’obiettivo di legge del 65% di raccolta differenziata, si stanno diffondendo le buone pratiche locali per la riduzione degli imballaggi inutili, sono sempre più numerosi gli impianti di riciclaggio che costituiscono l’ossatura portante della green economy dei rifiuti. Ma ci sono ancora tanti problemi irrisolti: continuiamo a produrre troppi rifiuti e a smaltirne quasi la metà nelle inquinanti discariche. In più di settemila Comuni italiani l’ammontare della tassa non è determinato secondo la quantità di rifiuti prodotti, mentre solo alcune centinaia di enti locali fanno pagare in base alle quantità effettivamente prodotte grazie alla tariffazione puntuale».